Ex Ilva, amaro ‘regalo’ di Natale per i lavoratori dell’indotto

 

Molte ditte dell'indotto non pagheranno le tredicesime. Nelle buste paga, anche dell'appalto, i giorni della serrata non pagati
pubblicato il 23 Dicembre 2019, 10:14
7 mins

Nell’enfasi dei giorni della serrata di novembre delle aziende dell’indotto e dell’autotrasporto, avevamo messo in guardia tutti dal lasciarsi andare, per l’ennesima volta, al mantra del vittimismo e dell’isteria collettiva. Come sempre restammo inascoltati.

Rimanemmo francamente stupiti, scrivendolo come sempre senza alcun timore, delle prese di posizione della Regione Puglia e del Comune di Taranto al fianco di Confindustria e delle aziende, e non dei lavoratori, contro le azioni dei vertici di ArcelorMittal, definiti dal sindaco Melucci addirittura come ‘pirati‘. Così come stigmatizzammo l’ipotesi del governatore Emiliano, che in quei giorni, approdato ai cancelli della portineria C del siderurgico per schierarsi accanto alle aziende dell’indotto, avanzò addirittura la possibilità che fosse la Regione a farsi carico delle somme spettanti alle aziende, per poi diventare a sua volta essa stessa creditrice di ArcelorMittal.

In quei giorni, i toni si alzarono enormemente. Si arrivò ad un passo dal blocco della fabbrica. Venne impedito ai lavoratori, dalle aziende stesse, di recarsi sul posto di lavoro. Sembrava che centinaia di aziende dell’indotto, monocommittenti per un buon 80-90% verso il siderurgico, fossero ad un passo dal baratro economico. Si minacciarono il ricorso alla cassa integrazione, il pagamento degli stipendi e licenziamenti collettivi di massa.

In realtà la situazione non era così drammatica come fu fatto credere, ancora una volta, alla città e all’Italia intera. ArcelorMittal aveva più volte rassicurato e garantito il pagamento della fatture scadute al 31 ottobre ed anzi anticipò anche il pagamento di quelle in scadenza.

Addirittura il sindaco Melucci e il governatore Emiliano, dopo aver minacciato di aiutare le aziende dell’indotto a chiudere l’ex Ilva, si ritrovarono faccia a faccia con l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli, raggiungendo un’intesa sul presente e sul futuro, attraverso l’apertura di un tavolo di confronto da svolgersi mensilmente tra le parti. Il governatore Emiliano si spinse a dichiarare che si era sentito per la prima volta “come a casa“. Mentre al sindaco Melucci non parve più di trovarsi di fronte un gruppo di ‘pirati‘ della siderurgia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/25/ex-ilva-indotto-vicenda-non-del-tutto-chiara/)

Ma in quei giorni di novembre, tante cose non vennero dette. Ad esempio, come riportammo in diversi articoli, né Confindustria, né le ditte dell’indotto e né le istituzioni parlarono di cosa avvenne in un incontro tra sindacati, Confindustria Taranto e l’ad Morselli, durante il quale quest’ultima annunciò che l’azienda avrebbe stilato una ‘black list’ con i nomi di tutte le aziende che non avrebbero più lavorato con ArcelorMittal Italia. Stessa cosa, venne annunciato nello stesso incontro, sarebbe accaduto per diverse ‘teste’ del management pronte a cadere per un gestione quanto meno allegra degli appalti. La risposta dai toni piuttosto accesi del presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, fu più o meno questa: noi vogliamo essere pagati e subito, non ci interessa nulla delle vostre eventuali ‘black list’. Un atteggiamento figlio di un chiaro appoggio politico.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/20/ex-ilva-aziende-e-fornitori-pagati-ma-non-basta2/)

La sorpresa era però dietro l’angolo. E chi conosce bene il mondo dell’indotto e dell’appalto del siderurgico, dove in molti anche negli anni della gestione commissariale hanno comunque lavorato per le ditte dell’indotto senza essere pagati (in molti sono in rosso per 20-30 mila euro), nè lo sono più stati, la conferma è arrivata proprio in questi giorni.

Moltissime aziende dell’indotto infatti, hanno annunciato ai lavoratori l’impossibilità di pagare le tredicesime, che per molti lavoratori sono fondamentali nel periodo natalizio. Inoltre, sia nell’indotto che nell’appalto, sulle busta paga, quelle giornate in cui ai lavoratori fu impedito di entrare in fabbrica a lavorare, compaiono come giornate di assenza involontaria trasformate in cassa integrazione, in permessi o ferie mai richieste.

Ancora una volta quindi, i lavoratori sono stati utilizzati come merce di scambio, come pretesto per i propri tornaconti personali. Ancora una volta il mondo dell’indotto e dell’appalto ex Ilva, mostra il suo vero volto e la sua precarietà. Non certo da oggi, ma da tantissimi anni. Dove a vincere sono sempre i più forti e i soliti noti, mentre a perdere sono sempre e soltanto i più deboli, ovvero i lavoratori e i loro diritti.

Vien da chiedersi: dove sono ora tutti quegli imprenditori locali e non dell’indotto e dell’appalto con le loro proteste e le loro minacce? Dov’è Confindustria Taranto e perché permette che tutto ciò avvenga nel silenzio generale? Dov’è l’Ance Taranto? Soprattutto cosa faranno adesso il sindaco Melucci e il governatore Emiliano? Minacceranno la chiusura di queste aziende? Faranno una santa alleanza con l’ad Morselli? Proporranno di utilizzare risorse pubbliche per supplire ai vuoti degli stipendi e delle tredicesime di questi lavoratori? E i sindacati, intervenuti per segnalare la vicenda, sono pronti alla mobilitazione contro padroni e padroncini di sempre dell’indotto e dell’appalto? Ed infine, coloro i quali si divertono ad insultare i lavoratori agli ingressi del siderurgico, mischiandosi nel magma indefinito della cosi detta società civile, ergendosi a paladini di una giustizia sommaria, avranno il coraggio di schiersarsi accanto a questi lavoratori? 

Difficilmente avremo una risposta a tutte queste domande. Ma la speranza è l’ultima a morire. Auguri. 

(leggi gli articoli sull’indotto https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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