Alla chiesa di San Giuseppe la nuova sala di comunità

 

pubblicato il 13 Dicembre 2019, 20:56
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Stamane si è svolta in Città vecchia l’inaugurazione della nuova sala di comunità dell’oratorio della chiesa di San Giuseppe, dopo approfonditi interventi di ristrutturazione. Accolte dal parroco della cattedrale don Emanuele Ferro, erano presenti, fra le autorità, il questore Giuseppe Bellassai e gli assessori comunali Fabiano Marti (cultura) e Gabriella Ficocelli (servizi sociali). I lavori sono stati realizzati grazie al progetto formativo denominato “Cantiere Sostenibile” in cui sono stati coinvolti dieci giovani destinatari di una esecuzione penale all’esterno del carcere. Grazie a questo corso, finanziato dalla Regione Puglia e gestito da Ploteus, Formedil Bari e Fondazione onlus Giovanni Paolo II, questi giovani hanno avuto così la possibilità di inserirsi in un nuovo percorso di vita, in un’ottica di reinserimento sociale e proficua partecipazione ad azioni mirate alla riqualificazione del centro storico.

Al progetto di formazione hanno offerto un supporto fondamentale la parrocchia della cattedrale e il Formedil Cpt Taranto che ha messo a disposizione per le esercitazioni pratiche le aule della propria sede al Paolo VI.

Così ha detto in apertura don Emanuele Ferro: “L’inaugurazione della sala di comunità San Giuseppe, dopo i lavori di restauro e di riconsolidamento, ha una forte valenza simbolica sociale, in quanto non si tratta soltanto della restituzione al quartiere di uno dei suoi pochi centri di aggregazione, che ha visto crescere generazioni di tarantini riuniti intorno ai valori della parrocchia, dell’aggregazione e del piacere dello stare insieme, ma .perché è tappa di un processo di autorigenerazione, con le persone stesse che vogliono diventare protagoniste del loro stesso futuro, capaci di chiedere aiuto e di rimettersi in gioco. Così è avvenuto per i dieci giovani destinatari di una esecuzione penale all’esterno del carcere, che sono stati coinvolti in questa opera. Si tratta di un progetto pilota al quale ne dovranno seguire altri, in cui le persone in difficoltà siano protagoniste della loro stessa rinascita, sentendosi non soltanto accolti, ma anche utili per il loro futuro e quello della società”.

Questo invece l’intervento del questore Giuseppe Bellassai: “Mi hanno colto positivamente la novità di questa opera e le modalità con cui è stata realizzata. La Polizia di stato e il questore hanno volto presenziare a questo momento perché vogliamo continuare a correggere quella errata concezione della gente a proposito del volto truce dell’autoritarismo, spesso viene ricollegata al nostro essere poliziotti. Noi siamo coloro che fanno rispettare la legge e vogliamo essere in mezzo alla gente e rispondere alle sue esigenze. Intendo inoltre sottolineare che nessuna rigenerazione potrà aversi nelle persone che pur accettando la pena per il reato commesso, pensano che in fondo non si è trattato di cosa così grave, vittime, a loro dire, di un errato confronto con le forze di polizia. Noi non vogliamo essere reputati nemici a priori, ma semplicemente difendiamo chi vuole legalità e sicurezza e per farlo dobbiamo avere un compito repressivo di quelle condotte contrarie a questi principi”.

Così ha invece riferito l’assessore Fabiano Marti: “Ammiro il desiderio di don Emanuele di fare cose belle per questo quartiere meraviglioso, che poi si ripercuotono sull’intera città”. Queste le parole dell’assessore Gabriella Ficocelli, rivolte al parroco: “Ti sosteniamo in questa impresa: mi piace chiamarla così perché hai rimesso a nuovo questa piccola realtà della città, attraverso un cantiere sostenibile e dell’autocostruzione, fatto di persone che vogliono riscattarsi socialmente. In pratica, è quello che chiediamo ogni giorno alla città, cioè di riscattarsi da tutto il negativo che c’è tutt’intorno”.

“Crediamo molto nell’utilizzo della metodologia di questo cantiere scuola – ha detto Franco Pasanisi,direttore di Formedil Taranto – cioè fare attività cercando di lasciare un segno concreto sia nelle cose sia nelle persone, evitando che la formazione professionalizzante sia solo un esercizio più o meno sterile ma che invece serve alla comunità. Con don Emanuele stiamo ragionando su come proseguire questa esperienza con altre modalità, diffondendo l’utilizzo del cantiere scuola. Ringrazio anche il Comune per la sensibilità in tema; a breve presenteremo un progetto per la prosecuzione del cantiere scuola sugli immobili della città vecchia, facendo riferimento a chi vive nel quartiere, ai giovani che vanno professionalizzati e coinvolti e anche a quelli che vogliono avviare nuove attività imprenditoriali o sociali. Noi cercheremo di fare la nostra parte, continuando questa esperienza di forte sintonia con la parrocchia, il Comune egli altri soggetti che vogliono collaborare con noi”.

Questo, infine, l’intervento di Angela Intini, direttrice dell’Ufficio esecuzione penale esterna. “È stato un percorso bello e impegnativo fatto assieme a questi giovani impegnati nel percorso formativo, ai quali non basta offrire lavoro e competenze tecniche, ma bisogna far loro apprendere, attraverso adeguato cammino, comportamenti corretti e il modo giusto di rapportarsi relativamente all’impegno e al rispetto della puntualità. Speriamo che questo progetto abbia una continuazione per portare a una certa autonomia quei ragazzi in conflitto con la legge.

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