Ex Ilva, arriva l’ordine di esecuzione per spegnere l’altoforno 2

 

Il giudice Maccagnano al custode Valenzano: "Dal 14 dicembre nessuna attività andrà svolta in contrasto ad ordinanza spegnimento"
pubblicato il 12 Dicembre 2019, 23:23
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Un’ordine di esecuzione di due pagine inviato al custode gudiziario Barbara Valenzano, che stabilisce come dal 14 dicembre non ci dovrà essere alcuna attività presso l’altoforno 2 che sia in contrasto con l’ordinanza con la quale ha rigettato l’istanza di proroga presentata dai commissari straordinari di Ilva in AS. Il documento porta la firma del giudice monocratico Francesco Maccagnano, titolare del dibattimento partito ad ottobre in merito all’incidente mortale che costò la vita al giovane operaio Alessandro Morricella nel giugno 2015.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/10/ex-ilva-giudice-nega-proroga-afo-2-ultima-parola-al-riesame/)

Nel documento in questione il giudice Maccagnano ha chiesto al custode giudiziario una dettagliata relazione da inviare entro il 17 dicembre sullo stato attuale dell’impianto, sulle reali tempistiche in merito al cronoprogramma stilato lo scorso settembre dalla stessa Valenzano per avviare le procedure di spegnimento dell’altoforno, oltre alle eventuali consegunze impiantistiche che deriverebbero dalle operazioni poste in essere.

Nel documento si legge testualmente: “questo giudice dispone che il Custode  giudiziario, Dottoressa Barbara Valenzano, entro il 17 dicembre 2019 fornisca al’intestato Tribunale informazioni in ordine: alle modalità di custodia dell’Altoforno in sequestro; in particolare, alle modalità di custodia del bene in sequestro anteriori allo spegnimento dello stesso, alle tempistiche residue del cronoprogramma di sreunimento dell’Altoforno 2 già avviato prima del 17 settembre 2019 ed agli effetti che detta operazione può avere su tale impianto; alle tempistiche entro le quali, ad Altofomo 2 “spento”, Ilva in a.s potrebbe  adempiere alle prescrizioni di cui al decreto di restituzione emesso dalla Procura della Repubblica in data 7 settembre 2015, allo stato non ancora adempiute“.  

Maccagnano chiede quindi alla Valenzano di indicare la reale tempistica prevista per effettuare i lavori previsti sull’impianto. Mettendo per iscritto che l’impianto va sì spento, ma che allo stesso tempo i commissari straordinari dovranno effettuare i lavori previsti ad impianto fermo. Il giudice chiarisce infatti che il custode giudiziario debba “implementare ogni più utile modalità di custodia tale da assicurare che a partire dal 14 dicembre 2019     l’Altoforno 2 non sia utilizzato“.  

Secondo le previsioni dei tecnici della Paul Wurth, a cui è stato affidato non solo il compito di fare un preventivo sui costi degli interventi ma anche le operazioni di spegnimento, il tutto dovrebbe concludersi entro il 17 gennaio.

Resta in piedi, ovviamente, la possibilità per i commissari straordinari di ricorrere al Tribunale del Riesame come già avvenuto mesi addietro, al quale chiedere che non venga negata la facoltà d’uso dell’altoforno e allo stesso tempo i mesi necessari per i lavori previsti. Secondo fonti vicine alla struttura commissariale il ricorso potrebbe essere presentato entro una forbice di tempo abbastanza ampia, tra il 20 e il 30 dicembre, ma è probabile che adesso a fronte dell’ordine di esecuzioni le operazioni possano subire un’accellerata.

La vicenda dell’altoforno 2 complica ulteriormente i piani del governo, all’interno della complessa trattativa in atto con ArcelorMittal. Che si è sempre mostrata diffidente nei confronti della situazione venutasi a creare dallo scorso luglio. Nell’atto di citazione presentato al tribunale di Milano, un intero capitolo era infatti dedicato all’altoforno 2. A pagina 17 dell’atto di citazione i legali di ArcelorMittal scrivevano testualmente che “non è affatto probabile che sia concessa un’ulteriore proroga del termine per la materiale realizzazione dei lavori: ne consegue che Afo 2 potrebbe essere nuovamente spento in esecuzione di un ordine giudiziario. In tal caso dovrebbero essere spenti anche l’altoforno 1 e l’altoforno 4 in quanto, per motivi precauzionali, sarebbero loro egaulmente applicabili le prescrizioni“. Concludendo il paragrafo citando gli stessi commissari straordinari che sostengono come “l’operatività di ciascun altoforno è vitale nell’economia complessiva di uno stabilimento di interesse strategico nazionale e anche lo spegnimento di uno solo comprometterebbe la continuità aziendale“.

Il che dimostra ancora una volta, nonostante un negazionismo diffuso di massa a tutti i livelli, che la multinazionale tutti i torti in questa vicenda non li ha. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/05/ex-ilva-ecco-latto-di-citazione-al-tribunale-di-milano4/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva, arriva l’ordine di esecuzione per spegnere l’altoforno 2

  1. ciccio

    13 Dicembre, 2019

    Esatto, sono proprio curioso di vedere come andrà a finire l’inchiesta sulle gestione commissariale, perchè, evidentemente, c’è qualcosa che non va.

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