Sì al risarcimento per operaio edile appalto Ilva impiegato agli altiforni

 

Lo ha stabilito il giudice del Lavoro. A patrocinare la causa è stata la Fillea-Cgil di Taranto
pubblicato il 12 Dicembre 2019, 18:13
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Un’importante azienda edile dell’appalto Ilva, la SEMAT, è stata condannata dal Giudice del Lavoro – sezione del Tribunale di Taranto – per la mancata corresponsione a favore di un proprio dipendente dell’indennità prevista dal Contratto nazionale di lavoro per l’espletamento di quelli che vengono tecnicamente definiti “lavori speciali disagiati”.

Il lavoratore in questione era stato impiegato nelle attività di manutenzione dei campi di colata di tutti gli altiforni dello stabilimento siderurgico tarantino (demolizione e rifacimento delle bocchette di fuoriuscita della ghisa fusa di altoforno, rimozione scorie di ghisa, rifacimento del refrattario), dunque di uno degli impianti più problematici dal punto di vista gestionale e non a caso al centro delle cronache di questi giorni.

Il contratto nazionale per i dipendenti delle imprese edili prevede infatti una indennità specifica da riconoscere a quei lavoratori che operano in condizioni particolarmente gravose e potenzialmente pericolose. Nella fattispecie il giudice, dando ragione al lavoratore, ha riconosciuto che proprio di questo si trattava: di qui la condanna a carico dell’azienda che dovrà ora risarcire l’operaio.

La vicenda è stata seguita e patrocinata dalla Fillea-Cgil di Taranto con l’avvocato Stefania Pollicoro. A parere dell’organizzazione sindacale sarebbero diversi i lavoratori, tutti impiegati nell’appalto Ilva, che si troverebbero nella medesima situazione. Al fine di tutelarne i diritti e rivendicare anche per loro la corretta applicazione del contratto di categoria, la Fillea-Cgil di Taranto ha posto in essere tutti gli atti propedeutici per avviare, se ce ne sarà bisogno, lo stesso percorso giudiziario.

I lavoratori dell’appalto Ilva – commenta Francesco Bardinella, segretario generale della Fillea-Cgil di Tarantosono spesso considerati come l’ultima ruota del carro del sistema industriale ionico e ciò è profondamente sbagliato. Noi abbiamo il dovere di difendere e rappresentare al meglio tutti i lavoratori ed è quello che ci sforziamo di fare quotidianamente senza distinzioni di sorta. Questa sentenza fa giustizia, è il caso di dire, rispetto ad abitudini e comportamenti che si discostano da quanto viene sancito da norme e contratti, e rafforza la nostra convinzione nel proseguire la battaglia contro la piaga del dumping contrattuale che penalizza soprattutto i lavoratori edili a partire dalla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Per difendere la salute dei lavoratori e garantire la sicurezza in fabbrica infatti il primo principio che deve sempre trovare applicazione è quello di legalità. Sotto questo profilo, quanto stabilito dal giudice ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta“.

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