Ex Ilva, i sindacati contestano ArcelorMittal: pagano solo i lavoratori

 

Dopo la decisione di avviare la cig per 3.500 operai dopo la decisione del giudice Maccagnano di non concedere proroga per Afo 2
pubblicato il 11 Dicembre 2019, 19:22
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La situazione dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto si fa sempre più incerta. L’unica certezza è che sono sempre i lavoratori a pagare il prezzo più alto, sia per il non rispetto degli accordi sia per la cassa integrazione“. Così la segretaria generale della Fiom Francesca Re David in una nota che ripercorre gli ultimi fatti. “Dopo la decisione del Tribunale che ieri ha rigettato la richiesta di proroga presentata dai commissari dell’Ilva sull’utilizzo dell’Altoforno 2, arriva oggi l’annuncio (verbale) da parte dell’azienda dell’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria per 3500 lavoratori, includendo i 1300 attualmente in cassa integrazione ordinaria per i quali una condizione di crisi congiunturale si trasforma in strutturale“. “La vicenda dell’Altoforno 2 va avanti dal 2015, tra sequestri e dissequestri che hanno alimentato l’incertezza sui volumi produttivi e sulle prospettive generali del sito. Nell’ultimo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico sono già stati prospettati 4700 esuberi, a cui devono aggiungersi i circa 1700 lavoratori in amministrazione straordinaria“. “Domani al tavolo convocato al Mise il Governo ci dica cosa intende fare sull’ex Ilva e i commissari straordinari facciano chiarezza rispetto alla dichiarata volontà di ricorrere al Tribunale del Riesame. Per la Fiom è necessario garantire comunque la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento, nonché chiarire i futuri assetti societari, e il ruolo che in essi intende svolgere il Governo, oltre ai vincoli industriali e ambientali che dovranno caratterizzare il funzionamento a regime del sito di Taranto” conclude la nota.

Afo 2 spento, 3.500 in cassa integrazione straordinaria. E chi paga tutto questo pasticcio? I lavoratori! e il piano ambientale, che nel frattempo si è fermato. Bisogna non solo fare presto ma iniziare a fare sul serio“. Così il segretario generale della Fim Marco Bentivogli che ci tiene a ricordare in una nota che “l’intervento della magistratura avviene dopo l’incidente mortale di Alessandro Morricella accaduto nel 2015“. “Il Tribunale – ricorda Bentivogli – aveva dato 3 mesi per ottemperare le prescrizioni, il Governo di allora aveva chiesto giustamente più tempo, un anno. Dopo 4 anni non è stato fatto nulla e si chiedono altri 16 mesi. Ora sarebbe utile verificare perché i Commissari non hanno fatto nulla (neanche impugnato le ordinanze) e se il custode giudiziario ha segnalato le inadempienze“. “Perché l’Afo2 è pericoloso? – spiega Bentivogli – Perché il suo campo di colata non ha le tecnologie di automazione del campo di colata che impediscano qualsiasi contatto umano con la ghisa liquida sia per liberare ostruzione di fori di colata, sia per la rilevazione della temperatura della ghisa. Tale deficit di sicurezza è peraltro presente negli altri 2 altoforni ancora attivi (Afo1 e Afo4)“. “Il bonifico da parte di Ilva in Amministrazione Straordinaria alla Paul Wurth, società specializzata per realizzare questo intervento è datato 20 novembre 2019, quindici giorni fa. Coloro che sognano la nazionalizzazione, devono fare i conti con quanto accaduto in questi anni di commissariamento. Bisogna non solo fare presto ma iniziare a fare sul serio” ha concluso Bentivogli.

La decisione di ArcelorMittal è di una gravità inaudita poichè, invece di verificare tutte le alternative possibili per non ricorrere ad uno strumento così invasivo, utilizza il provvedimento del Giudice per ottenere i risultati che si era prefissata: utilizzare i lavoratori come scudi umani“. È il leader Uilm Rocco Palombella ad attaccare così la decisione di A.Mittal di avviare la procedura di Cgis per 3.500 lavoratori. “La multinazionale non aspettava altro che lo stop all’altoforno 2 per accelerare il suo progetto di morte per lo stabilimento di Taranto e degli altri siti italiani del Gruppo. Un atteggiamento da sciacalli sulla pelle di migliaia di lavoratori e di famiglie“, prosegue invocando “urgentemente l’intervento del governo contro questa multinazionale e l’intevrento delle autorità giudiziarie affinchè verifichino che non ci siano state violazioni che pregiudicherebbero l’integrità degli impianti“. “Diciamo ai lavoratori di vigilare sulle azioni che i responsabili aziendali porranno in essere sugli impianti, in attesa di ulteriori comunicazioni dagli organismi nazionali contro questo progetto criminale che sta portando avanti ArcelorMittal. Domani sera chiederemo conto al ministro Patuanelli su come vuole risolvere questo disastro che si sta consumando in queste ore“, prosegue Palombella per il quale “assistiamo all’ennesimo atto offensivo, vergognoso e intollerabile contro i lavoratori“. “Tra gli impianti coinvolti dal provvedimento oltre l’altoforno 2, anche l’intera l’acciaieria 1, metà dell’acciaieria 2 e altri impianti a monte e a valle del processo produttivo“, conclude. 

La decisione della magistratura tarantina che conduce, giustamente, allo spegnimento dell’Afo2 ha immediatamente visto la reazione scomposta e arrogante della multinazionale indiana: trasformazione della cassa ordinaria in speciale e incremento del numero dei lavoratori coinvolti sino a 3500. Ciò significa, nei fatti, il licenziamento“. Lo affermano in una nota il segretario nazionale dell’Usb Sergio Bellavita e il coordinatore provinciale di Taranto Francesco Rizzo. L’azienda, aggiungono, “non ha atteso neanche il tavolo ministeriale di domani 12 dicembre. Non è chiaro se la scelta serve a drammatizzare ulteriormente per fare pressioni sul tribunale del riesame al fine di evitare lo spegnimento dell’Afo2. Quello che è certo è che questa impresa se ne deve andare. Gli impianti sono obsoleti, insicuri e pensare di ottenere una legislazione speciale per mantenerli in produzione è criminale. Il governo cincischia, incapace di assumere quel ruolo che pure gli compete“. Domani, al Ministero dello Sviluppo economico, l’Usb chiederà “nuovamente – concludono Bellavita e Rizzo – di intraprendere un’altra strada. Chiudere le fonti inquinanti e costruire un accordo di programma. La soluzione che proponiamo, l’unica percorribile, passa per il ritorno in mano pubblica dell’ex Ilva, per queste ragioni il governo deve subito dichiarare inadempiente Arcelormittal e perseguirla legalmente per danni“.

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