Ex Ilva, l’annuncio di Conte: “Ci sarà partecipazione Stato”

 

Il ministro Patuanelli: "Proposta 1 miliardo per lasciare di Mittal è bufala totale. Si lavora ad un nuovo piano industriale"
pubblicato il 09 Dicembre 2019, 18:18
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Il negoziato con Mittal è solo all’inizio“: lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai giornalisti a margine di un convegno dell’Eni, smentendo l’indiscrezione secondo cui Mittal sarebbe pronto a pagare 1 miliardo per uscire dalla ex Ilva. “Quello che posso anticipare è che è prevista anche la partecipazione di aziende pubbliche, a partecipazione pubblica. Quando parlavo di sistema Italia – ha spiegato Conte – volevo dire questo: fare la nostra parte per rendere questo progetto ancora piu’ efficace e credibile“.

L’idea che Arcelor Mittal metta un chip per andarsene non è accettabile” ha invece dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli a L’aria che tira su La7 parlando della crisi dell’ex Ilva. “Il fatto che Arcelor Mittal abbia proposto un miliardo per andarsene dall’Ilva è una bufala totale, non esiste nessuna interlocuzione in tal senso, nessuna lettera ricevuta con contenuto di questo titolo“, ha aggiunto il ministro precisando che “non è la soluzione che prendiamo in considerazione, la soluzione è un nuovo piano industriale“.

Parlando delle trattative con i vertici di Arcelor Mittal, Patuanelli ha assicurato anche che “se nei prossimi giorni vediamo che c’è il tentativo di rimandare la palla più avanti noi diremo basta, il 20 poi ci sarà l’udienza in tribunale e vediamo cosa succede“. Illustrando poi le prospettive dell’ex Ilva il ministro ha sottolineato che “nel futuro di Taranto c’è un’acciaieria che lascia il carbone per step perché ha bisogno di investimenti per fare impianti che non utilizzano il carbone. Un’acciaieria che guarda a una parte di produzione da forno elettrico, a una parte di uso del gas e che, in prospettiva futura, guarda all’idrogeno“.

E a chi ha mosso critiche circa un intervento dello Stato, Patuanelli ha spiegato che “non si tratta di intervenire con lo Stato in aziende decotte per continuare quella cottura a spese dei cittadini ai quali aumentiamo poi le tasse, si tratta di avere un piano industriale per aziende in difficoltà“. Si tratta, ha spiegato, di avere “un piano industriale per le aziende in difficoltà di rilancio dell’attività che porterà l’azienda a tornare a guadagnare e a fare investimenti ambientali“. Secondo Patuanelli, “quando i privati come in questo caso non ce la fanno è giusto che ci sia lo Stato che in settori strategici come quello dell’acciaio decide di intervenire per la continuità della produzione e la salvaguardia dei posti di lavoro e degli interventi ambientali necessari“.

Le persone, ha aggiunto ancora, “hanno bisogno di risposte concrete. Stiamo mettendo in campo tante risorse, più di un miliardo che dopo tanti anni di chiacchiere devono avere un’attuazione reale“. Quanto alle modalità di intervento dello Stato, Patuanelli ha sottolineato che “ci sono alcune ipotesi, ma in ogni caso lo Stato deve essere garante anche dell’attuazione del piano industriale, cosa che fino a oggi non è stato“. Sull’ipotesi di come lo Stato entrerà, invece, “sta lavorando il ministro Gualtieri e il ministero dell’Economia ed è giusto che sia così perché lo stato entra attraverso il Mef, al Mise invece stiamo disegnando un piano industriale nuovo per lo stabilimento e per Taranto nel suo complesso“.

Non è certamente parlare di 5000 esuberi che può portare a una soluzione dell’ex Ilva, è prematuro anticipare il numero delle persone che sarebbero coinvolte nel processo di accompagnamento ma lavoriamo perché siano il minor numero possibile. Ma stiamo lavorando contemporaneamente a dare altre opportunità occupazionali in quel territorio attraverso le partecipate, attraverso la disponibilità di Fincantieri e di Snam” ha detto ancora il ministro dello Sviluppo economico precisando che sono allo studio “tante misure che tutte assieme possono portare a proposta occupazionale diversa per i residenti“.

Il nostro piano ragiona su un aumento di produzione con tecnologie diverse che certamente singolarmente hanno meno bisogno di manodopera, ma che aumentando la produzione riescono a dare risposta occupazionale ai lavoratori dello stabilimento ex Ilva“, ha concluso Patuanelli. Si tratta, ha assicurato, di “un percorso in cui lo Stato c’è, con tutte le misure di accompagnamento o prepensionamento o di accompagnamento momentaneo con corsi di formazione o misure di assistenza attraverso il lavoro del ministro Catalfo“.

 

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