Ex Ilva, sciopero nazionale a Roma: da Taranto in mille

 

Sono diciannove i pullman da 53 e 61 che partiranno, domani, dal capoluogo ionico alla volta della Capitale
pubblicato il 09 Dicembre 2019, 18:45
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Sono diciannove i pullman da 53 e 61 posti per circa mille lavoratori in partenza questa notte da Taranto, per lo sciopero di domani a Roma. Questa mattina intanto si è svolto il volantinaggio in fabbrica dei delegati sindacali di Fim, Fiom e Uilm di Taranto in vista dello sciopero di 32 ore dei lavoratori diretti e dell’indotto che partirà oggi alle 23 per concludersi mercoledì 11 alle ore 7. Domani è prevista la manifestazione nazionale a Roma, con concentramento alle ore 10 in piazza Santi Apostoli. Lavoratori e sindacati protestano contro il nuovo piano industriale di ArcelorMittal che ha chiesto ulteriori 4700 esuberi per continuare a gestire lo stabilimento e pretendono il rispetto dell’accordo sindacale del 6 settembre 2018. Per Fim, Fiom e Uilm “è evidente che si rende necessario l’intervento del governo affinché si assuma una posizione chiara e in controtendenza rispetto a quanto prospettato da ArcelorMittal attraverso la presentazione del piano industriale“. Ha indetto lo sciopero anche il sindacato Usb, annunciando per domani un presidio alle portinerie e poi un’assemblea davanti agli uffici della direzione.

Parte domani la settimana di mobilitazione di Cgil Cisl Uil per il lavoro con 3 manifestazioni nazionali a piazza Santi Apostoli a Roma in programma per martedì 10, giovedì 12 e martedì 17 dicembre. Migliaia di lavoratrici e lavoratori arriveranno da tutta Italia per chiedere alle imprese e al Governo di rimettere al centro l’industria e il lavoro. Questo è un primo momento di mobilitazione che unifica e mette insieme le principali crisi dell’industria. Sono circa 160 i tavoli di crisi industriali aperti al Ministero dello Sviluppo Economico. Le crisi stanno colpendo tutti i settori metalmeccanici dall’elettrodomestico, dalla siderurgia, all’automotive, dall’elettronica, all’informatica fino alle istallazioni. Ex Ilva, Whirlpool, Ast di Terni, Ex Alcoa, Wanbao, Jabil, Embraco, Bosch, Cnh Industrial, Blutec, Industria Italiana Autobus, Bekaert, Honeywell, Piaggio Aerospace sono solo alcune delle vertenze che saranno presenti domani a Roma. Da oggi inizia lo sciopero dei lavoratori ArcelorMittal, ex Ilva, diretti e dell’indotto. E domani è sciopero di otto ore in tutta la provincia di Belluno in difesa della Acc Wambao di Mel. Sono necessari investimenti, pubblici e privati, per mettere in moto gli ammortizzatori sociali vecchi e nuovi, per poter affrontare la fase di transizione industriale verso nuovi modelli di sviluppo ecosostenibili, per fermare la chiusura di stabilimenti e per essere protagonisti del cambiamento, salvaguardando l’occupazione e migliorando delle condizioni di lavoro attraverso l’innovazione. Siamo ad un passo dalla desertificazione industriale, non c’è più tempo da perdere” ha dichiarato in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

In Italia ci sono centinaia di vertenze che coinvolgono decine di migliaia di lavoratori e famiglie che sono in grave difficoltà e a rischio occupazionale. Le crisi aziendali quando arrivano al Mise si concludono spesso con soluzioni temporanee e che non garantiscono un futuro lavorativo di lungo raggio. Domani ci sarà a Roma una grande manifestazione con i lavoratori di tante aziende in crisi e una grande rappresentanza di quelli dell’ex Ilva. Ci saranno centinaia di lavoratori da Taranto e altri stabilimenti di ArcelorMittal che grideranno il loro sdegno per la propria condizione e richiederanno, ancora una volta, che siano tutelati sia l’ambiente che l’occupazione”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm durante il suo intervento nel programma “Studio 24” su Rainews24.

È una situazione paradossale e drammatica – dichiara il leader Uilm – tra la lettera di recessione da parte ArcelorMittal, poi smentita dal Mise e Mef, con la disponibilità a pagare una penale di circa un miliardo di euro, gli incontri saltati tra commissari e Mise, oltre a  ipotetici investimenti cinesi, progetti di nazionalizzazione e di nuova Iri, di Cantiere Taranto. Ogni giorno ce n’è una nuova senza che il Governo dia una linea unica e agisca di conseguenza. Tutto questo inasprisce un clima pesante e si continua a gettare benzina sul fuoco su una situazione già esplosiva”. “Dietro alla difficile vicenda dell’ex Ilva – continua – si stanno muovendo interessi contrapposti tra chi vuole difendere ambiente e occupazione e chi vuole la chiusura. Quando si sta per trovare una soluzione, salta sempre fuori qualcosa che rimette in discussione quanto fatto fino a quel momento”. “L’accordo del 6 settembre 2018 – conclude – è l’unico che tutela il risanamento ambientale, garantisce i livelli occupazionali con zero esuberi e la continuità industriale. Ogni trattativa che si aprirà deve ripartire da questo accordo, firmato un anno fa e che ha avuto il consenso del 93% dei lavoratori”.

Ci aspettiamo che si possa avere un minimo di serenità dall’incontro di domani al Mise. Sappiamo che la trattativa è molto complessa e trasversale, perché riguarda i piani industriali e l’occupazione. Noi vorremmo chiarezza per proseguire sul territorio. Serve un impegno importante da parte del Governo attraverso tutti i ministeri“. E’ quanto ha detto il segretario generale Cisl Taranto-Brindisi, Antonio Castellucci, a margine del Consiglio Generale Cisl Puglia in corso a Bari. Anche Castellucci domani sarà a Roma per la manifestazione nazionale relativa alla vertenza ex Ilva.

Non ci appassionano le soluzioni che leggiamo sui giornali. Siamo fermi all’incontro della scorsa settimana nel quale la nostra segretaria generale Furlan disse che il nuovo piano industriale era assolutamente irricevibile. Ci aspettiamo ora una nuova convocazione da parte del Governo che faccia chiarezza sul futuro di questo stabilimento, che non ha un interesse strategico soltanto per il territorio di Taranto ma per la Puglia e per il Paese intero” ha detto invece la segretaria generale Cisl Puglia, Daniela Fumarola, parlando della vicenda ex Ilva a margine del Consiglio generale in corso a Bari in vista delle tre giornate di mobilitazione nazionale (domani, il 12 e il 17 dicembre a Roma). Per Fumarola il Governo deve “ripristinare lo scudo, l’abbiamo detto dal primo momento perché non bisognava assolutamente fornire alibi ad ArcelorMittal, e poi far applicare l’accordo del 2018 che era stato faticosamente raggiunto, manteneva in equilibrio sia le ragioni del lavoro, della sicurezza dell’ambiente e della sostenibilità, quindi noi pensiamo che da lì si debba ripartire. Non accetteremo mai esuberi – ha aggiunto – perché il territorio non può permetterselo, il Paese non può permetterselo. Le persone che lavorano nello stabilimento, quelli che sono ancora in amministrazione straordinaria e tutto il mondo dell’indotto si attendono una risposta compiuta. C’è tanta stanchezza tra i lavoratori e noi non possiamo assolutamente tradire il mandato che ci hanno consegnato“.

 

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