Ex Ilva, il gioco sulla pelle dei tarantini

 

Dopo anni si continua a parlare di numeri e non certo di persone
pubblicato il 06 Dicembre 2019, 09:48
4 mins

Mi sa tanto che qui stiamo per restare col cerino in mano. Proprio come paventato qualche tempo fa, perchè la vicenda dell’ex Ilva non s’è mai veramente diretta verso una soluzione seria che coniugasse ambiente e lavoro. Semmai qualcuno per davvero potesse scommetterci sopra credendo a questa possibilità mai veramente spiegata al mondo.
ArcelorMittal alza il tiro, il Governo annaspa, i sindacati brontolano, l’ortodossia ambientalista esulta. E la città è, come sempre, nelle mani altrui. Anzi, se fino a qualche anno fa poteva colpevolizzarsi nell’adagiarsi sulla soluzione di tutti i problemi, oggi è più che mai impotente: questa vicenda sta esplodendo giorno dopo giorno e il rischio serio è, appunto, restare con il classico cerino. Con tutte le nefaste conseguenze.
Perchè si continua a giocare sui numeri, sulle persone cioè: migliaia di esuberi da trattare, tonnellate d’acciaio da produrre ad ogni costo, milioni di euro che vanno e vengono. Dimenticando però l’aspetto più importante: la pelle dei tarantini, e quindi il futuro della città. Dunque, ai tavoli romani non si parla di salute: conta produrre per poter ambientalizzare, è il credo, aumentando le stampelle ad una fabbrica che cade a pezzi dietro la promessa di sistemarne i pistoni e le camere di combustione ormai vetuste. Già, promesse che da anni ascoltiamo ma che mai vengono mantenute, a prescindere dagli attori protagonisti. Tutto sulla pelle dei tarantini che, al netto di come la pensino – cioè fabbrica aperta o chiusa – contano meno che zero e sono sempre meno rappresentati nella stanze del potere. Anzi, sono numeri che ballano fra slide e rapporti, filosofie demagogiche e politologi, Pil e quote di mercato. Numeri e non persone, non importa se intaccate nella salute: i numeri delle ferite non valgono, perchè nascoste sotto il tappeto come la polvere.
Qui non conta più schierarsi fra industrialisti e anti-industrialisti. Il potere politico da oltre sette anni s’è affidato ai decreti, ha sperato nella magistratura, ha firmato contratti per poi rinnegarli ma giocoforza accettarli. Il potere economico ha tirato diritto senza curarsi di rapporti scientifici che inchiodavano gli avvelenatori, ha persino sfidato in qualche caso la magistratura, ha difeso a spada tratta solo e soltanto il business, e non importa chi quel business lo portasse e lo porta ora avanti. E quelli che una volta difendevano i lavoratori, i sindacati, hanno cancellato da decenni il senso della loro missione: essere i guardiani della democrazia e del rispetto quotidiano dei contratti, perchè da tempo agiscono soprattutto per non ‘disturbare l’autista’ in cambio di piccoli privilegi.
Sì, qui non conta più schierarsi. Questa città, lo ripetiamo ancora una volta, è ostaggio della incapacità assoluta di risolvere una volta per tutte la vicenda: nessuna lungimiranza, nessuna alternativa concreta, nessuna volontà di cambiare veramente rotta. E’, in generale, il guaio di questo Paese: scegliere la direzione da prendere e percorrerla convintamente. Invece, si alimenta l’emergenza in cui sguazzare per ottenere consenso elettorale e, quindi, riciclare le proprie truppe cammellate.
Non sono e non siamo depositari del vangelo, nessuno può affermare di possedere la verità assoluta. C’è solo da ribadire un concetto espresso più volte e negli anni: come in agricoltura si prepara il terreno per la semina e il raccolto, se tutto va bene, arriva al termine di un ciclo, altrettanto andava fatto per questa città. Nessun progetto globale serio (il CIS di tanto in tanto spunta fuori giusto per lavarsi la coscienza), programmato e soprattutto portato concretamente a compimento: la realtà è questa, nuda e cruda. Qualcuno può affermare il contrario dopo anni di annunci, proclami, promesse da marinaio e qualche pannicello caldo?

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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