Ex Ilva, su Afo 2 perizia Valenzano ‘a metà’

 

Da custode giudiziario ok ad analisi di rischio ma serve automazione impianto. Ora parola al pm De Luca e giudice Maccagnano
pubblicato il 05 Dicembre 2019, 22:41
5 mins

Secondo le prime indiscrezioni, il custode giudiziario dell’area a caldo della ex Ilva, ora ArcelorMittal, Barbara Valenzano, nonché dirigente della Regione Puglia, ha depositato soltanto in serata all’autorità giudiziaria di Taranto, la super perizia sull’attuale situazione dell’altoforno 2 e sull’analisi di rischio presentata dai commissari straordinari lo scorso 13 novembre. Perizia richiesta giorni addietro dal giudice monocratico del tribunale di Taranto Francesco Maccagnano, titolare del processo partito lo scorso ottobre sull’incidente mortale dell’8 giugno 2015 in cui perse la vita l’operaio Alessandro Morricella (investito da una fiammata mista a ghisa incandescente). 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/29/ex-ilva-sul-destino-di-afo-2-ci-sara-super-perizia2/)

La Valenzano doveva infatti relazionare sulle prescrizioni già attuate dalla struttura commissariale e se quest’ultime soddisfino i requisiti di sicurezza necessari peri lavoratori. Fattore sul quale la struttura commissariale non avrebbe dubbi.

Inoltre, la Valenzano doveva fornire al giudice un parere sui tempi necessari previsti dai commissari straordinari per l’attuazione delle prescrizioni non ancora attuate, e verificare se effettivamente non sia possibile attuarle entro il 13 dicembre. Nell’istanza di proroga presentata lunedì 25 novembre, i commissari straordinari Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, hanno infatti indicato un arco temporale tra i 12 e i 14 mesi. Sostenendo che il Riesame lo scorso settembre, nell’indicare i 90 giorni per effettuare gli interventi, si sarebbe rifatto alle tempistiche previste dalla prescrizioni originarie del 2015. Ed inoltre che le stesse sarebbero state indicate nonostante Ilva in AS non abbia presentato le motivazioni tecniche relative alle tempistiche previste per i lavori da effettuare.

In attesa di ricevere il testo della perizia, qualora dovessimo riuscirci vista la natura molto delicata della vicenda. Secondo le indiscrezioni trapelate, il custode da un lato avrebbe attestato che le prescrizioni relative all’analisi di rischio sarebbero state effettuate da Ilva in AS, pur non essendo del tutto complete. Secondo la Valenzano però, quello che mancherebbe, cosa peraltro assolutamente scontata, è la non attuazione e adozione delle procedure operative derivanti dall’analisi di rischio.

Ovvero, secondo la perizia della Valenzano, scrivere nell’analisi di rischio che “la possibilità che si verifichi nuovamente un incidente come in cui perse la vita Alessandro Morricella è pari a 1 su 100 milioni“, ciò deve poi trovare riscontro nell’adozione di strumenti e procedure che quel rischio lo eliminino realmente. Cosa che ancora mancherebbe. Perché secondo la Valenzano l’abbattimento del rischio relazionato dai commissari straordinari, potrebbe attuarsi soltanto attraverso l’automazione di alcune procedure, come la rilevazione della temperatura della ghisa sul campo di colata.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/25/ex-ilva-i-commissari-depositano-istanza-proroga-afo-22/)

Ricordiamo appunto che i lavori previsti sull’altoforno 2, prevedono l’installazionesu ciascuno dei due campi di colata dell’altofomo, di sei macchine, per un costo totale di circa 10 milioni di euro che dovrà effetture Ilva in Amministrazione Straordinaria.

Si tratta di due macchine a tappare (il cui costo complessivo ammonta a 1,5-2 milioni di euro la cui commessa per la Paul Wurth sarebbe già pronta), due macchine a forare. Per la prima, che è quella richiesta nelle prescrizioni dal custode giudiziario Barbara Valenzano, si stimano almeno 6 mesi per l’installazione. E’ un dispositivo che serve achiudere il foro da cui si preleva la ghisa per misurarne la temperatura. Per l’installazione delle due macchine a forare invece, si stimano tempi più lungi, tra i 7 e gli 8 mesi.

Adesso si attende il parere del pm competente, Antonella De Luca (che lo scorso 3 luglio firmò l’ordinanza di spegnimento dell’impianto dopo che il gup Carriere il 27 giugno aveva respinto l’istanza di dissequestro presentata il 27 gennaio dai commissari straordinari), previsto per il 9
dicembre, mentre entro l’11 dicembre dovrebbe arrivare il responso del giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano. Toccherà infatti a quest’ultimo accogliere o meno l’istanza di proroga presentata dai commissari di Ilva in AS: il 13 dicembre scadono infatti i 90 giorni previsti dal Riesame per effettuare i lavori previsti, pena lo spegimento dell’altoforno. Qualora la proroga non venisse accordata dal giudice Maccagnano, Ilva in AS, per non far scattare di nuovo il sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno 2, dovrà nuovamente ricorrere al Tribunale del Riesame.

Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/page/2/?s=altoforno+2&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)