Ex Ilva, sciopero e manifestazione a Roma dei sindacati

 

Dalle 23 del 9 dicembre alle 7 dell'11: lo sciopero riguarderà tutti gli stabilimenti di ArcelorMittal in Italia con manifestazione a Roma
pubblicato il 05 Dicembre 2019, 19:29
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Prenderà il via alle 23 del 9 dicembre, e si concluderà alle 7 dell’11 dicembre, lo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del gruppo, con la manifestazione nazionale il 10 dicembre a Roma. Lo spiegano i sindacati metalmeccanici in un documento congiunto, rimandando a un secondo momento altri dettagli sull’organizzazione dell’iniziativa di mobilitazione. E’ comunque già partita la macchina organizzativa, con molti pullman che saranno messi a disposizione dei lavoratori di tutti i siti di ArcerloMittal Italia, a partire da Taranto.

Fim, Fiom e Uilm scrivono che “il 4 dicembre, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, Arcelor Mittal ha presentato il nuovo piano industriale con una pesante ristrutturazione, in termini occupazionali e produttivi, oer il sito di Taranto. Fi,m, Fiom e Uilm hanno respinto questo ulteriore ricatto perpetrato dalla  multinazionale  a discapito dei lavoratori e del territorio, ormai stanchi di subire continui  rinvii rispetto  ad impegni già assunti in sede ministeriale Io scorso 6 settembre 2018“. 

Gli impegni presi non possono  subire modifiche in corso d’opera, a distanza nemmeno  di un anno, soprattutto perché nell’accordo abbiamo stabilito dei  principi chiari in merito alla clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di IIva in As che, al termine del piano industriale previsto per il 2023, devono rientrare a Iavoro – si legge ancora nella nota -. È, inoltre, indispensabile risolvere le problematiche relative alla questione ambientale: è necessario  porre fine a questa inutile contrapposizione tra due diritti costituzionali come il Iavoro e la salute“. 

Riteniamo inaccettabile, oltre che una provocazione, che Arcelor Mittal si presenti ancora una volta cambiando le regole del gioco e riscrivendo un futuro che rischia di portare ad un graduale spegnimento degli impianti producendo una inevitabile desertificazione industriale del Mezzogiorno e, soprattutto,  una mancata programmazione di interventi certi per il risanamento ambientale e le bonifiche della provincia ionica” prosegue la nota. 

Si prospetta un disastro ambientale, economico e sociale che non avrebbe precedenti nel nostro Paese e per questo è necessaria una risposta collettiva per impedire questa macelleria sociale. Infatti, il piano industriale prevede un ridimensionamento non solo sull’area a caldo ma bensi anche su buona parte dell’area laminazione e tubifici determinando, di fatto, oltre 6000 esuberi ai quali si aggiungerebbero i lavoratori dell’appalto che continuano a vivere in un perenne clima di precarietà” proseguono Fiom, Fim e Uilm. 

È evidente per i sindacati “che si rende necessario l’intervento del governo affinché si assuma una posizione chiara e in controtendenza rispetto a quanto prospettato ieri da AM attraverso la presentazione del piano industriale. Bisogna, pertanto, stravolgere i piani della multinazionale che mostrano chiaramente l’intento di  AM un graduale spegnimento dello stabilimento siderurgico e l’eliminazione di un competitor europeo. Il 10 dicembre, giornata di sciopero di tutto il gruppo, saremo a Roma per respingere gli esuberi contenuti all’interno del piano industriale e per rivendicare il rispetto degli accordi, a partire dalla piena occupazione e dal risanamento ambientale della fabbrica e del territorio“. 

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