Ex Ilva, previsti 4700 esuberi sino al 2023

 

E' previsto nel nuovo piano industriale 2020-2024 di ArcelorMittal. Sindacati lo bocciano, non trattano e scioperano. Il Governo rilancia
pubblicato il 04 Dicembre 2019, 17:32
4 mins

Sarebbero 4700 gli esuberi denunciati da ArcelorMittal nel nuovo piano industriale 2020-2024 presentato oggi al MiSE. È quanto avrebbe detto l’ad Lucia Morselli nel corso dell’incontro al Mise secondo fonti sindacali presenti al vertice in corso. Si passerebbe infatti dai 10.789 occupati nel 2019 ai 6.098 del 2023.

L’occupazione nel particolare scenderebbe di 2900 unità subito nel 2020 per poi aumentare ulteriormente nel 2023 fino a 4.900 lavoratori. Nel 2022 infatti Arcelor Mittal stima di spegnere l’altoforno 2, come previsto dal Piano Ambientale, facendo entrare in funzione un forno elettrico che assorbirebbe meno mano d’opera. 

La produzione industriale degli impianti dell’Ex Ilva di ArcelorMittal sarà di 6 milioni di tonnellate a partire dal 2021. Sarebbe previsto dal nuovo piano industriale 2020-2024 presentato al Mise da Mittal che rivede al ribasso così la produzione prevista dal piano originario 2020-2023. Anche nel 2020 la produzione sarà pari a 4,5 Mt. 

Non ci sono condizioni per aprire confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e investimenti indicati dal piano del 2018“. Così il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan, al tavolo di ArcelorMittal, a nome di tutti i sindacati, boccia l’aggiornamento del piano industriale presentato dall’azienda. 

Sono dunque “irricevibili” gli esuberi stimati da ArcelorMittal nel nuovo piano industriale 2020-2024: tra esuberi, mancati rientri al lavoro e lavoratori in amministrazione straordinaria la quota infatti arriverebbe a 6400 esuberi. 

Per questo hanno annunciato uno sciopero di tutti i lavoratori del gruppo ex Ilva per il 10 dicembre. E’ questa la reazione di Fim Fiom e Uilm decisa al termine dell’incontro di oggi. Una mobilitazione sostenuta da Cgil Cisl e Uil che aveva già calendarizzato per quella data una manifestazione nazionale con al centro la situazione delle crisi industriali.

Tra venerdì e lunedì il governo presenterà un suo piano industriale che farà diventare Ilva un esempio di impianto industriale siderurgico, con uso di tecnologie sostenibili, con forni elettrici e altri impianti ecosostenibili per arrivare a una produzione di 8 milioni per tutelare livelli occupazionali“. Così il ministro Patuanelli, secondo quanto hanno riferito fonti sindacali.

Noi vogliamo far diventare lo stabilimento Ilva all’avanguardia nella produzione siderurgia europea. Su questo lo Stato, il governo, è disponibile a investire, ad essere presente, a partecipare e accompagnare l’azienda a questo percorso di transizione. Su queste basi siamo disponibili e ci sembrava che ci fosse una disponibilità dell’azienda che oggi non ho trovato nel piano illustrato“, ha detto ancora il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, su Arcelor Mittal. “Sono molto deluso. Oggi speravo che l’azienda facesse qualche passo avanti ma non è stato così. Però noi siamo molto cocciuti e staremo al tavolo per arrivare all’obiettivo finale che non è quello di chiudere lo stabilimento” ha detto ancora Patuanelli.

L’azienda ha fatto qualche nuovo passo indietro ricominciando a parlare di 4700 esuberi a fine piano industriale: un nuovo piano industriale che prevede comunque un forno elettrico e una produzione finale di 6 milioni di tonnellate . Ma questa non è l’idea che ha il governo“, ha detto aPatuanelli al termine dell incontro. “Noi riteniamo che a fine piano la produzione debba essere piu alta, arrivare almeno a 8 milioni di tonnellate con una parte che rimarrà a ciclo integrale come oggi, ovviamente con interventi manutentivi e una parte di forno elettrico e una parte di tecnologia greeen“.

L’azienda ha avuto quest’anno uscite di cassa di un miliardo di euro“, avrebbe detto sempre l’ad di Am, Lucia Morselli, al tavolo al Mise con i sindacati sugli stabilimenti ex Ilva. 

La riunione è stata sospesa al MiSE sulla vertenza ex Ilva.

Seguiranno aggiornamenti…

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)