Ex Ilva, i sindacati: “Piano Mittal irricevibile”

 

Fiom, Fim e Uilm respingono proposta azienda e convocano uno sciopero di 24 ore il 10 dicembre. L'Usb: "Lo Stato chiuda e bonifichi"
pubblicato il 04 Dicembre 2019, 21:55
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ArcelorMittal ha presentato un piano industriale che prevede 6300 esuberi tra Taranto e l’amministrazione straordinaria. Questo piano fa carta straccia del contratto di assegnazione e dell’accordo sindacale. L’accordo del 6 settembre del 2018 prevede zero esuberi anche attraverso la clausola di salvaguardia. E il piano presentato dall’azienda significa la chiusura progressiva dell’ex Ilva. Ogni confronto non può prescindere dalla produzione di acciaio prevista dal piano industriale, dalla piena occupazione oltre che dall’attuazione del piano ambientale. Il Governo che ha respinto la proposta di ArcelorMittal, si è impegnato a presentare un documento in tempi brevi. Martedì 10 dicembre sarà sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo e nell’indotto, con la partecipazione dei lavoratori alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil già in programma sulle crisi industriali a piazza Santi Apostoli”,dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

È un piano irricevibile perché non è un piano industriale ma solo un progetto di chiusura nel tempo di Taranto e dell’Ilva”, così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine del tavolo al Mise in cui Arcelor Mittal ha presentato il piano industriale. “Noi – ha proseguito Landini – abbiamo un accordo firmato nel 2018 che prevede investimenti e una produzione di 8 milioni di tonnellate. E quella è la base da cui partire. Per noi la discussione è possibile solo se si parte dalla base che abbiamo firmato”. La Cgil, ha aggiunto “è disponibile a discutere se ci sono problemi di tempo, o sul tipo di realizzazione degli investimenti, o ancora se c’è la volontà di utilizzare nuove tecnologie o quella relativa ad un ingresso pubblico. Ma i due punti fermi sono gli 8 milioni di tonnellate da produrre e la difesa dell’occupazione”, ha concluso Landini ricordando come l’accordo del 2018 fu approvato “con voto segreto del 98% dei lavoratori”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/04/ex-ilva-il-nuovo-piano-industriale-di-arcelormittal/)

Non ci sono le condizioni per aprire un confronto” con ArcelorMittal. Noi un accordo lo abbiamo fatto un anno fa e non venti anni fa anni e per noi quello rimane  e con quelle caratteristiche: investimenti ambientali, mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali”. “Non siamo disponibili – ha insistito- ad iniziare un confronto su un nuovo progetto industriale che appare chiaro: sul tavolo ci sono complessivamente 6.300 esuberi tra nuovi e vecchi. Per noi non esiste alcuna possibilita’ di aprire una discussione di merito se la proposta dell’azienda rimane questa. Se invece l’azienda conferma il piano industriale di un anno fa, non ci tireremo indietro da un confronto. Rimane da capire che cosa ne pensa il governo. ma e’ evdente che con quello che ci e’ stato espresso oggi per noi non ci sono margini per un confronto“. Questo il commento della segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan al nuovo piano per l’ex Ilva presentato dall’Ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli.

Siamo entrati con un accordo approvato col consenso del 93% dei lavoratori un anno fa e usciamo da qui con una proposta di un nuovo piano industriale che lo stravolge e lo cestina, senza spiegare le reali motivazioni che sono alla base di questa decisione”, dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dopo l’incontro al Mise per la situazione ex Ilva. “Il piano proposto – dichiara il leader – non è sostenibile né dal punto di vista occupazionale né industriale. Hanno presentato un piano industriale per chiudere l’attività produttiva”. “Non vogliamo – continua – discutere dei numeri previsti dal programma prospettato dall’azienda. È irricevibile perché non possiamo consentire un piano che porta alla chiusura degli stabilimenti italiani con drammatiche ripercussioni occupazionali”. “Si possono trovare delle misure transitorie – prosegue – in presenza di una crisi congiunturale e produttiva ma sempre partendo da quanto previsto dell’accordo del 2018”. “Entro l’inizio della prossima settimana – sottolinea – il governo presenterà il suo piano industriale e vedremo la fattibilità e consistenza della loro proposta”. “Da domani inizieranno mobilitazioni e assemblee in tutti gli stabilimenti per arrivare a una manifestazione e sciopero nazionale a Roma il 10 dicembre e presidi davanti alle fabbriche” conclude Palombella.

È un piano irricevibile che parla solo di esuberi e di diminuzione della produzione“. Così il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “Non si può cominciare una trattativa con questi numeri. Un anno fa – ha sottolineato Barbagallo – abbiamo già fatto un accordo non solo con l’Azienda, ma anche con il Governo, approvato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori: la nostra posizione non è cambiata. Abbiamo chiesto al Ministro di spiegarci qual è la posizione del Governo. Or a– ha precisato il leader della Uil – le categorie faranno le assemblee per arrivare allo sciopero del Gruppo Ilva del 10 dicembre, giornata in cui, a Roma, si svolgerà la manifestazione già proclamata da Cgil, Cisl, Uil, proprio a sostegno delle vertenze dei grandi gruppi in crisi. In quella circostanza – ha concluso Barbagallo – una delegazione dei lavoratori dell’Azienda sarà in piazza Santi Apostoli insieme a tutti noi“.

Nel frattempo come risposta al nuovo piano di ArcelorMittal le federazioni dei metalmeccanici, Fim Cisl Fiom Cgil e Uilm Uil, hanno indetto uno sciopero di 24 ore di tutti i lavoratori del gruppo ex Ilva per il 10 dicembre prossimo in tutti gli stabilimenti di ArcelorMittal e nell’indotto con manifestazione a Roma che confluirà nell’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil già programmata a piazza Santi Apostoli con al centro la situazione delle crisi industriali.

“ArcelorMittal si è presentata oggi al Mise con un piano industriale irricevibile e vergognoso, pretendendo più di 6000 esuberi, tutti a Taranto, per assicurare la disponibilità a restare. Meno di un’ ora di incontro per gettare sul tavolo ministeriale numeri a casaccio. Usb ha risposto nell’unica maniera possibile: ArcelorMittal se ne deve andare e il governo deve assumersi la responsabilità di prendere le redini della situazione e progettare per Taranto un futuro senza più l’ex Ilva e garantendo l’occupazione, il reddito, la decontaminazione e le bonifiche” si legge in una nota dell’Unione Sindacale di Base nazionale e dell’Unione Sindacale di Base Taranto.

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