Ex Ilva, il ‘nuovo’ piano industriale di ArcelorMittal

 

Ecco le slide proiettate quest'oggi al MiSE durante la riunione con i sindacati. Una sorta di bluff per costringere il governo a trattare
pubblicato il 04 Dicembre 2019, 21:43
6 mins

Ad un mese esatto dalla lettera con cui il 4 novembre annunciava la decisione di avviare l’atto di recesso dal contratto di affitto dei rami d’azienda del gruppo ex Ilva, la multinazionale anglo-indiana torna al MiSE per presentare un nuovo piano industriale (2020-2024) che lascia poco spazio alla fantasia. E prevede un drastico ridimensionamento per il siderurgico di Taranto, in termini di produttività, di occupazione e di investimenti sugli impianti previsti dal Piano Ambientale.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/03/ex-ilva-un-futuro-prossimo-alquanto-oscuro/)

E’ chiaro che la multinazionale oggi abbia fatto il primo passo, lasciando intendere che è su quei numeri che bisognerà trattare. Ed è su quei numeri che eventualmente lo Stato dovrà intervenire con la sua presenza economica e le sue proposte. Come, ancora oggi non è dato sapere. Visto che il ministro Patuanelli ancora oggi parlava di mantenere il siderurgico di Taranto con una produzione di 8 milioni di tonnellate. Cosa che ad oggi appare francamente al di fuori di ogni possibilità logica. Soprattutto non è chiaro cosa dovrebbe accadere dal 2024 in poi.

Siamo dunque in presenza di un mezzo bluff da parte della multinazionale, che adesso vedrà il rilancio del Governo, attraverso una controproposta di piano industriale che si conoscerà nei prossimi giorni, al massimo entro lunedì. Dopo di che si dovrà per forza di cose trovare una sintesi entro il 20 dicembre. Quando è in programma l’udienza civile presso il tribunale di Milano.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/21/22ex-ilva-presunta-guerra-legale-per-unintesa-finale/)

Passiamo dunque ai documenti, ovvero al piano industriale che l’ad Morselli ha presentato oggi al MiSE ai sindacati. Che abbiamo la possibilità di svelarvi in anteprima.

Le variazioni al Piano Industriale

 

Partiamo da quelle che l’azienda ha definitivo variazioni rispetto al piano originale. Per quanto riguarde le spedizioni, che nel 2020 saranno di 5 milioni di tonnellate, dal 2021 al 2024 aumentaranno leggermente a 5,5 milioni. Lo stesso dicasi per la produzione annua: resterà di 4,5 milioni anche nel 2020, per poi crescere a 6 milioni di tonnellate dal 2021 al 2024.

Per quanto attiene il mix produttivo e i volumi, dal 2023 è previsto l’ingresso della produzione con l’implementazione del forno elettrico. Negli anni definiti di transizione, 2020-2022, è prevista una maggiore quantità di coils e una quantità minore di prodotti zincati.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/10/2ex-ilva-conte-arcelormittal-trattativa-al-ribasso/)

La produzione sarà effettuata tramite l’utilizzo di tre altiforni, l’1 il 2 e il 4, dell’acciaieria 2 e di quello parziale dell’acciaieria 1, di quattro batterie delle cokerie (7, 8, 9 e 12), e due linee di agglomerato. Mentre la parte rimanente di coke necessaria alla produzione, pari a 600 tonnellate, avverà attraverso terzi fornitori.

E’ prevista la fermata del Treno Nastri 1, dei Tubifici e la riduzione dei turni di lavoro del treno lamiere. La forza lavoro per enti Servizi e Staff sarà adeguata ai nuovi assetti produttivi. Prevista anche la ricontrattazione del secondo livello e la revisione degli attuali accordo e delle prassi esistenti per adeguarli al CCNL nazionale.

Nel 2023 ci sarebbe la fermata dell’Altoforno 2 e della linea D dell’Agglomerato. Contemporaneamente è prevista la realizzazione del forno elettrico ad arco EAF, con una soluzione ibrida con caricamento di rottame e ghisa liquida e predisposizione a futuro caricamento con DRI (preridotto), che prevede un impegno finanziario pari a 230 milioni di euro. Il personale utilizzato presso il forno elettrico sarà rinvenuto da quello impiegato presso Afo 2.

Da questo piccolo passaggio si comprende come in realtà la multinazionale stia ‘giocando‘ su più tavoli: qualora la Procura dovesse concedere ai commissari straordinari la proroga per effettuare i lavori aggiuntivi su Afo 2, è davvero poco credibile che lo stesso verrebbe spento dopo appena tre anni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/29/ex-ilva-sul-destino-di-afo-2-ci-sara-super-perizia2/)

Altra importante novità, è il no al revamping dell’altofono 5 che da solo provvedeva alla produzione del 45% dell’intero siderurgico, che sarebb costato 250 milioni di euro. Così come non ci saranno interventi per far ripartire le batterie 10 e 11 delle cokerie (che insieme ad Afo 2 e acciaierie avrebbero comportato un investimento pari a 138 milioni di euro). Allo stesso tempo la copertura dei parchi minerali sarà ridotta: dai precendenti 700 metri si passerà a 500 metri.

Cambierebbe dunque, inevitabilmente, anche i livelli occupazionali. Che dai 10.798 del 2019 (di cui 7.007 solo a Taranto a cui si devono aggiungere i 1.660 in cig nel perimetro di Ilva in Amministrazione Straordinaria), passano ai 7.898 del 2020 (di cui 5.182 a Taranto) sino ad arrivare ai 6.098 del 2023 (di cui 3.562 a Taranto). L’ex Ilva di Taranto perderebbe quindi 3.445 unità lavorative a cui dovrebbero aggiungersi i 1.660 attualmente in cig in Ilva in AS. Di fatto parliamo di 5.105 lavoratori in meno.

Infine, sono stati presentati dalla multinazionale anche i dati economici al 30 settembre del 2019. Che confermano le perdite di 700 milioni di euro. Che arriverebbero al miliardo di euro, come dichiarato dalla stessa Morselli quest’oggi al MiSE, con gli investimenti previsti.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/10/19/22ex-ilva-siamo-di-nuovo-al-caos-totale-serve-serieta/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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