Brevetto per l’impianto ‘Mangiafanghi’ della Cisa Massafra

 

Lo ha concesso l'Ufficio italiano Brevetti e Marchi del ministero per lo Sviluppo economico
pubblicato il 03 Dicembre 2019, 15:18
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L’Ufficio italiano Brevetti e Marchi del ministero per lo Sviluppo economico ha concesso il brevetto ad un ‘Impianto per il trattamento dei reflui urbani‘, conosciuto anche come processo ‘Mangiafanghi‘ per via della sua capacità di ridurre significativamente la produzione dei fanghi della depurazione, tutto made in Puglia, progettato da Cisa spa di Massafra (Taranto), azienda che si occupa di trattamento e valorizzazione dei rifiuti, e l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr (Irsa). Sono state già avviate le procedure di PCT (Patent, Cooperation Treaty) per estendere il brevetto anche in ambito internazionale. La validazione del processo è stata effettuata negli ultimi due anni presso il depuratore dell’agglomerato di Putignano di Acquedotto pugliese.

I tecnici della Cisa sostengono che si tratta di “una vera e propria rivoluzione tecnologica che in futuro consentirà grandi risparmi alla comunità, se si pensa che, nonostante il volume dei fanghi prodotti da un depuratore di reflui urbani rappresenti solo l’1% del volume di reflui che affluisce all’impianto, il suo trattamento e smaltimento finale può arrivare ad incidere fino al 60% sui costi della depurazione“. Il processo, in grado di ridurre del 77% la produzione di fango rispetto alla filiera di trattamento tradizionale, è stato validato in piena scala nell’ambito del progetto Mangiafanghi, finanziato nel bando dei cluster tecnologici della Regione Puglia, che vede la sinergia tra Cisa spa (capofila), Istituto di Ricerca sulle Acque (Irsa-Cnr), Lenviros srl, Socrate srl, Ad. Eng. Srl.

Cisa spa e Irsa-Cnr hanno quindi brevettato un sistema unico al mondo basato su microrganismi in grado, rispetto alle tecnologie di depurazione convenzionali, “di semplificare significativamente lo schema di trattamento in quanto un unico bacino è in grado di sostituire l’intera linea acque del depuratore“, come ha spiegato l’ideatore del progetto al sito borsaitaliana.it, il dottor Claudio Di Iaconi, primo ricercatore del Cnr. Al depuratore di Putignano (BA), di proprietà di Acquedotto Pugliese, si sta concludendo la fase di sperimentazione della nuova tecnologia. Le aziende credono in questa nuova tecnologia e dopo la sperimentazione contano di passare alla fase industriale e commerciale nel giro di qualche mese.

La sperimentazione ha riguardato un impianto con una potenzialità di 3.500 abitanti e confermato risultati eccellenti“, spiega Albanese, presidente di Cisa spa che ha investito circa 2 milioni di euro nel progetto. “Da anni collaboriamo con il Cnr a progetti in grado di risolvere i problemi della comunità. Se non si investe in sviluppo e ricerca, le imprese qui muoiono. L’innovativa tecnologia – spiegano i progettisti – nota con l’acronimo SBBGR (Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor) si basa su un biofiltro sistemato nel bacino, all’interno del quale, grazie a una reazione batterica, è possibile ridurre drasticamente il fango attivo presente e trasformarlo in un particolare tipo di fango, costituito da biofilm e granuli che finiscono confinati in un mezzo poroso plastico“.

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