Indotto, Confindustria: «Difeso il territorio»

 

Conferenza stampa con i sindaci della provincia, a metà fra il festeggiamento per i risultati ottenuti e l’apertura delle ostilità per il futuro. Ma i problemi sono ancora molti.
pubblicato il 29 Novembre 2019, 16:58
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Ha tenuto banco nelle ultime settimane la vicenda riguardante l’indotto ArcelorMittal (qui i nostri articoli sulla vicenda; per approfondire anche gli aspetti ambigui e meno evidenziati, specie riguardo alla posizione dei lavoratori, leggi in particolare Ex Ilva, indotto: vicenda non del tutto chiara). Ora che la crisi pare essersi sbloccata (ma con significativi distinguo, come diremo più avanti) Confindustria Taranto festeggia il risultato ottenuto e si candida ad un ruolo centrale per la gestione del rapporto fra azienda e territorio.

Si può forse sintetizzare così il senso della conferenza stampa convocata questa mattina presso la sede dell’associazione degli industriali, con la presenza del presidente Marinaro e di numerose autorità locali. A dirla tutta, i “big” più attesi (ciascuno per motivazioni istituzionali) non c’erano. Non c’era il sindaco Melucci, rappresentato dall’assessore Cataldino, e non c’era il presidente della Provincia Gugliotti, rappresentato dal consigliere Vietri.

Non c’era nemmeno il presidente della Regione Emiliano, che ha ugualmente voluto intervenire telefonicamente, rivendicando, fra le altre cose, che «il Governo italiano si è sintonizzato sulle posizioni della Regione Puglia» (ma siamo ragionevolmente convinti che il Presidente Conte la vedrebbe diversamente…). Il Governatore ha anche ribadito, come fa praticamente in ogni suo intervento pubblico sulla vicenda, che la fabbrica ha bisogno di una «fortissima innovazione tecnologica, con investimenti pubblici ed europei che la Regione è in condizioni di assicurare e di favorire» per «metterla in condizione di operare senza fare male a nessuno». Ha poi assicurato vigilanza sulla tutela della salute, in cooperazione con i sindaci dell’area «con Mittal o senza Mittal, per noi è la stessa cosa».

Concluso il collegamento telefonico, il presidente degli industriali Marinaro ha espresso la propria soddisfazione perché, a giudizio di Confindustria, la vertenza ha dimostrato come la città e tutta la provincia possano fare sistema, mettendo assieme industriali, istituzioni economiche ed enti locali. Lo stesso presidente Emiliano, d’altro canto, aveva affermato che i manager di ArcelorMittal sono in grado di «vedere negli occhi» del proprio interlocutore la determinazione a perseguire i propri obiettivi. Sulla stessa lunghezza d’onda i numerosi sindaci della provincia intervenuti, i quali hanno rivendicato l’importanza di muoversi uniti, perché le decisioni prese a livello nazionale e non solo non piovano più sul territorio senza che questo possa esprimersi (simili auspici avevano portato alla firma di un protocollo di intesa fra Comune, Provincia, Camera di Commercio e Autorità Portuale).

Ovviamente non sono mancati riferimenti a chi, invece, non è sulla stessa lunghezza d’onda di questo tavolo. Da un lato i movimenti ambientalisti che vorrebbero la chiusura della fabbrica («Dovremo far capire loro che la fabbrica deve funzionare in maniera pulita», le parole del sindaco di Montemesola Vito Antonio Punzi), sulla cui composizione sono stati espressi dubbi dal sindaco di Statte Franco Andrioli: «Io conosco delle persone che hanno fatto gli amministratori per anni, ricoprendo ruoli di potere, facendo i sindaci, facendo gli assessori: non hanno mai parlato male dell’Ilva. Oggi, di colpo, o perché sono fuori gioco per la politica, o perché sono all’opposizione, sono diventati ambientalisti». D’altra parte, al tavolo di contrattazione mancavano anche, ed è un’assenza pesantissima, i sindacati. E non poteva mancare una domanda sulla durissima nota della CGIL (che riportiamo in basso), che accusava gli industriali di aver lottato per ottenere i pagamenti spettanti alle imprese ma di non aver conseguentemente provveduto al pagamento degli stipendi, portando ad esempio la vicenda dei lavoratori della ex Quadrato, transitati in altra azienda dell’appalto (riferibile proprio al presidente Marinaro), cui secondo il sindacato spetterebbero ancora il TFR e le mensilità sino alla tredicesima. Su questo Marinaro ha affermato che al versamento dei TFR dovrà provvedere l’INPS e che per gli stipendi ci si sta adoperando, garantendo che saranno versati entro il 20 dicembre.

Le divisioni, però, ancorché minimizzate sono presenti anche fra gli stessi industriali, tanto che in piena conferenza stampa uno degli imprenditori associati ha minacciato di lasciare l’aula e la confederazione, dal momento che, nonostante i toni trionfalistici, le ditte non direttamente collegate ad ArcelorMittal sono ancora in attesa dei pagamenti. La loro vertenza, promette Confindustria, sarà risolta a breve, ma è l’ennesima riprova di un momento estremamente difficile, che sta mettendo a dura prova il tessuto economico-sociale del territorio ionico e da cui, necessariamente, si uscirà rafforzati o annientati.

 

Di seguito la nota della CGIL:

Come si è chiusa la vicenda dell’appalto ex ILVA e delle spettanze arretrate dovute alle imprese? Ve lo diciamo noi.

Così Paola Fresi segretaria generale della FILCAMS CGIL di Taranto, la categoria che rappresenta il settore dei servizi (dalle pulizie industriali a quelle civili) all’interno della grande acciaieria tarantina.

La risposta la fornisce in una nota stampa che arriva all’indomani della convocazione delle parti nella sede di Confindustria per definire il passaggio, non certamente indolore, dei 150 lavoratori ex Quadrato in altra impresa dell’appalto.

La storia è finita – dice la Fresi – con le conferenze stampa e i soldi arretrati sui conti delle imprese. Ci saremmo aspettati conseguentemente che quei soldi arrivassero anche nelle tasche dei lavoratori. Ma non è stato così e gli operai della ex Quadrato transitati in alta azienda dell’appalto continuano ad aspettare le somme riferite alle competenze di fine rapporto, compreso il rateo di otto mesi di lavoro della tredicesima.

Ma l’attacco più duro lo sferra il segretario della CGIL, Giovanni D’Arcangelo.

Mentre in queste settimane le imprese, anche con azioni di forza, hanno rivendicato i loro diritti, oggi assistiamo nuovamente alla marginalizzazione delle questioni che riguardano l’anello più debole della catena, ovvero i lavoratori – dice – e di fronte a tale condizione chiediamo alle istituzioni territoriali e regionali che tanto si sono spese per le imprese di contrapporre uguale veemenza e determinazione di fronte ai diritti non riconosciuti di tutti i lavoratori dell’appalto.

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