Ex Ilva, indotto: vicenda non del tutto chiara

 

Sono molte le cose non dette e quelle gridate ma errate sul mondo dell'indotto. Oggi e domani incontri decisivi per sbloccare situazione
pubblicato il 25 Novembre 2019, 11:21
11 mins

E’ ancora molto poco chiara la vicenda legata alle ditte dell’indotto del siderurgico ex Ilva. O meglio: come al solito, in troppi parlano e si inseriscono in vicende complesse, facendo pura demagogia e creando soltanto ancora più caos. Esattamente tutto il contrario di ciò che serve in questo momento.

Pertanto, nonostante numeri, cifre, dichiarazioni, spesso del tutto inesatte e lontane dalla realtà, peraltro propalate senza alcuna verifica, sentiamo ancora una volta forte l’esigenza di tentare di fare chiarezza.

Oramai la contrapposizione è chiara: da un lato c’è l’azienda, ArcelorMittal Italia, che in tutti gli incontri sin qui svolti con i sindacati e Confindustria Taranto ha assicurato che tutti i pagamenti ancora in sospeso saranno effettuati. Dall’altro lato, c’è un gruppo di aziende dell’indotto che la stessa associazione degli industriali ha dichiarato essere ‘autonomo‘, a cui si sono affiancate nelle ultime ore la stessa Confindustria, il Comune di Taranto e la Regione Puglia. In mezzo ci sono i sindacati, che sin da subito hanno contestato l’atteggiamento del presidio e della stessa Confindustria, arrivando addirittura a chiedere l’intervento del Prefetto, affinché si accendessero i riflettori anche della Questura su quanto stesse accadendo all’esterno della portineria C del siderurgico.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/20/ex-ilva-aziende-e-fornitori-pagati-ma-non-basta2/)

Ciò detto, proviamo a fare chiarezza sui numeri che come sempre spesso e volentieri vengono tirati in ballo a proprio piacimento sulle questioni del siderurgico. Alle 163 ditte degli autotrasportatori, sono state pagate il 70% dello scaduto e il 70% di quelle in scadenza: dunque hanno ricevuto un saldo che supera il 100% di quanto a loro spetterebbe.

Diversa invece, la situazione per quanto attiene le ditte dell’indotto: innanzitutto, secondo le nostre fonti ben accreditate, il saldo reclamato dalle ditte dell’indotto ammonterebbe a 30 milioni e non a 60 come invece continua a ripetere Confindustria. Secondo, non tutte le fatture in questione sarebbero scadute: molte sarebbero prossime alla scadenza (visto che i pagamenti sono sempre a 60 e a 90 giorni). Parliamo di un recinto di quasi 150 aziende che occupano all’incirca 6mila lavoratori.

Allo stesso tempo però, l’azienda ha chiarito che c’è bisogno di tempo per eventualmente saldare l’importo totale, perché l’ad Morselli dal suo arrivo ha acceso i riflettori sul management che cura gli appalti per ArcelorMittal Italia e le relative fatture emesse da diverse aziende. E sia nell’uno che nell’altro caso, sarebbero state riscontrate delle importanti irregolarità.

Nell’ultimo incontro tra sindacati, Confindustria Taranto e l’ad Morselli, a tal proposito quest’ultima avrebbe chiaramente affermato che l’azienda stilerà una ‘black list’ con i nomi di tutte le aziende che non lavoreranno più con ArcelorMittal Italia. Stessa cosa accadrà per diverse ‘teste’ del management che sarebbero pronte a cadere per un gestione quanto meno allegra degli appalti. Ma la risposta dai toni piuttosto accesi del presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, sarebbe stata più o meno questa: noi vogliamo essere pagati e subito, non ci interessa nulla delle vostre eventuali ‘black list’.

Lo scontro è quindi totale: ed è molto probabile che diverse aziende dell’indotto stiano facendo pressione proprio nei confronti di Confindustria, visto che molte sono ancora oggi monocommittenti ed hanno come unico cliente l’ex Ilva. Qualora finissero nella ‘black list‘, di fatto non avrebbero più un futuro.

Nel timore di non essere più pagate, nonostante gli avvenuti pagamenti (in parte) da parte dell’azienda, molte ditte hanno sin da subito messo in cassa integrazione decine di lavoratori, arrivando non solo a minacciare di non pagare gli stipendi ma impedendo a quest’ultimi di recarsi sul posto di lavoro. Non un atteggiamento condivisibile, tutt’altro.

Addirittura in molte sostengono di non avere più liquidità, nonostante sino ad ottobre siano state regolarmente pagate: dall’arrivo della multinazionale anglo-indiana gli stessi sindacati infatti, almeno su questo fronte, dichiarano che non si vedeva da anni una tale puntualità nella retribuzione degli stipendi da parte delle ditte dell’indotto. Ma dall’annuncio della multinazionale, lo scorso 4 novembre, intenzionata a recedere dal contratto di affitto dei rami d’azienda dell’ex gruppo Ilva, tutto è cambiato. E per molti si sono palesati gli spettri della gestione commissariale, che ha fatto confluire nella massa debitoria passiva dell’ex Ilva, i crediti per 150 milioni di euro vantati dalle ditte dell’indotto.

In questo ginepraio, si è infilata la Regione Puglia, con il governatore Emiliano da anni è oramai in guerra aperta con il governo centrale, qualunque esso sia, e la dirigenza del siderurgico, qualunque essa sia. Emiliano si è addirittura spinto ad ipotizzare la possibilità che sia la Regione stessa ad anticipare le somme spettanti alle ditte, diventando così essa stessa creditrice di ArcelorMittal. Un’operazione di fatto discutibile, se non del tutto improbabile, a ben vedere: la Corte dei Conti infatti, non permetterebbe mai la distrazione di fondi pubblici dal bilancio regionale da destinare a privati. Inoltre, non sarebbe affatto automatico che la Regione possa poi rivalersi sulla stessa multinazionale. Non è un caso infatti, se lo stesso Emiliano avrebbe chiesto al ministro del MiSE Patuanelli e a quello all’Economia Gualtieri, se fosse possibile inserire nella prossima legge di Bilancio un provvedimento autorizzativo ad hoc per le Regioni in casi simili.

E’ chiaro che Emiliano, in questo caos, ha tutto da guadagnare, politicamente parlando, e che quindi stia giocando la sua partita sul futuro del siderurgico, soprattutto adesso che nel futuro dell’ex Ilva, ci potrebbe essere una parziale decarbonizzazione del processo produttivo. Le primarie del Partito Democratico prima e le elezioni regionali poi, distano infatti pochi mesi.

Sulla scia del governatore Emiliano, da alcune settimane, è ritornato anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Dopo mesi e mesi di presunta guerra fredda tra i due infatti, l’alleanza è tornata a rinforzarsi ancora una volta sulle vicende dell’ex Ilva, che li avevano visti prima alleati e poi ‘nemici’ per diversi mesi. Ma dalla scorsa primavera tutto è cambiato.

Prima la questione dell’esimente penale, poi la richiesta del Riesame dell’AIA da parte del Comune appoggiata dalla Regione, ed infine la richiesta della cig per 1300 persone e l’incidente mortale al IV sporgente del siderurgico lo scorso luglio, hanno fatto il resto. La nuova alleanza è stata definitivamente sancita lo scorso 20 ottobre, quando Emiliano ha dato il via alla sua campagna elettorale per le prossime regionali a Bari, alla cui iniziativa prese parte anche il sindaco Rinaldo Melucci, salendo sul palco accanto al governatore. Del resto, lo stesso Melucci deve la sua elezione a primo cittadino all’intervento di Emiliano che nelle settimane antecedenti il ballottaggio nel giugno 2017, serrò le fila del centrosinistra consentendo a Melucci di battere la concorrente del centrodestra, Baldassari.

Dunque, forte dell’appoggio della Regione, Melucci si è spinto ancora più oltre: dopo aver definito ‘pirati‘ i vertici di ArcelorMittal, ha candidamente dichiarato ieri di essere pronto a bloccare insieme alle ditte dell’indotto le attività del siderurgico sin da martedì mattina, qualora la situazione non venga definitivamente sbloccata.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/21/ex-ilva-aziende-indotto-in-presidio-per-molte-futuro-a-rischio/)

Sia chiaro: il rispetto di un contratto non è assolutamente in discussione. E’ un sacrosanto diritto, per chiunque, veder corrisposto quanto pattuito. Ci mancherebbe altro. Ciò che sorprende però, oltre alla veemenza delle dichiarazioni dei due politici, è che, ad esempio, mai si sono schierati con tale impeto a difesa dei lavoratori. Né in passato, perché anche se in molti fanno finta di non saperlo sono tantissimi lavoratori negli anni della gestione commissariale hanno comunque lavorato per le ditte dell’indotto senza essere pagati (in molti sono in rosso per 20-30 mila euro), nè adesso: non una parola infatti è stata detta a difesa dei lavoratori delle stesse ditte, che prima si sono visti recapitare le lettere di cassa integrazione, poi hanno dovuto subire la minaccia del mancato pagamento degli stipendi, poi addirittura hanno visto venir meno il sacrosanto diritto di recarsi sul posto di lavoro.

Sorprende quindi, questo schieramento in forze a difesa delle ditte e di Confindustria, e non dei lavoratori. Come abbiamo già scritto, in molti hanno dato per certo, forse con troppo anticipo, il certo addio della multinazionale anglo-indiana. Lasciando presagire scenari francamente poco credibili: come ad esempio l’ingresso diretto nel Cda del Comune o delle Regione nella futura gestione del siderurgico o, addirittura, la possibilità che lo possano fare le stesse ditte dell’indotto, insieme a Confindustria, consorziate in un’unica società. Pura teoria.

Come ripetuto tantissime volte, la vicenda del siderurgico, il suo futuro e quello di un intero territorio, hanno bisogno di serietà e competenza. Tutto il resto non serve a nulla. Se non a soddisfare interessi prettamente personali.

(leggi gli articoli sull’indotto https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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