Jonian Dolphin Conservation: fiore all’occhiello di Taranto

 

Il mare come risorsa economica alternativa all'acciaio?Si può fare e lo dimostra l'attività di questa associazione di ricercatori che studia i cetacei del golfo di Taranto e nel contempo favorisce un turismo sostenibile
pubblicato il 24 Novembre 2019, 02:01
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Esiste una Taranto che crede che l’alternativa all’acciaio sia rappresentata dal suo mare. Quel mare che un po’ tutti hanno messo in secondo piano negli ultimi decenni ma che costituisce una delle risorse meno sfruttate di una città dalle enormi potenzialità che ha visto soffocare la sua naturale vocazione marinara in favore dell’industria siderurgica.

Tra quelli che credono in un futuro slegato dall’industria c’è la Jonian Dolphin Conservation, associazione di ricerca scientifica finalizzata allo studio dei cetacei del Golfo di Taranto e nel Mar Ionio Settentrionale ( da Torre Ovo alla foce del fiume Sinni) che svolge anche un’ apprezzatissima (soprattutto dagli stranieri) attività di dolphin watching coinvolgendo, da diversi anni ormai, un enorme numero di turisti  a bordo delle sue imbarcazioni.

Nel 2013 si è classificata al 1° posto nella sezione “Ricerca scientifica ed innovazione tecnologica” del Sea Heritage Best Communication Campaign Award, riconoscimento internazionale per tutti i soggetti – pubblici e privati – che hanno sviluppato progetti o interventi per la valorizzazione, la promozione e la divulgazione del patrimonio marittimo.

Nel 2015 ha fatto parte delle venti eccellenze nazionali scelte per rappresentare la Regione Puglia ad Expo 2015.

Nel 2018 ha ricevuto un premio dal club Unesco Italia “per la novità del tema trattato che apre prospettive future, anche educative, sulla tutela dell’ambiente marino”.

Attualmente la Jonian Dolphin Conservation è impegnata nel progetto KETOS (in greco mostro marino, in seguito cetaceo) che la vede capofila della partnership avviata con altre associazioni e cooperative del territorio per favorire la rigenerazione urbana, sociale e culturale della città vecchia attraverso la riqualificazione, grazie anche all’intervento del comune di Taranto, dello storico Palazzo Amati, divenuto centro euromediterraneo del mare e dei cetacei.

E proprio in questo centro, aperto al pubblico lo scorso luglio, abbiamo avuto l’opportunità di poter percepire la grande importanza del lavoro di ricerca svolto dalla JDC perché ci siamo trovati nel bel mezzo di una giornata, delle cinque previste, di un campus scientifico che ha ospitato in riva allo Jonio una decina di studentesse universitarie provenienti dalla Grecia.Ci è sembrato quasi di non essere a Taranto ma in una di quelle città europee dove ricerca scientifica, cultura e turismo vanno a braccetto, visto il contesto, altamente professionale, dal quale eravamo circondati: aule multimediali, percorsi sensoriali e tutor che si esprimevano, può sembrare una constatazione banale ma non lo è….., in un inglese fluente e condito da termini tecnici.

La nostra credibilità dal punto di vista della ricerca scientifica in questi anni è cresciuta grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Biologia Marina dell’Università degli Studi di Bari, con il CNR-Issia di Bari, il Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi e l’Istituto Talassografico di Taranto che ci hanno permesso di editare diverse pubblicazioni di grande qualità sullo studio dei cetacei nel nostro golfo “ – spiega il presidente della JDC, Carmelo Fanizza, che con orgoglio pone Taranto come centro d’eccellenza per la ricerca: “Ospitiamo campi scientifici con molti studenti provenienti dall’estero; ricordo in particolar modo un ragazzo proveniente dalla Nuova Zelanda che è venuto a studiare i cetacei del Golfo di Taranto perché siamo diventati molto appetibili per la nostra capacità di mettere a disposizione, durante questi campi di biologia marina, attrezzature altamente tecnologiche (mezzi nautici equipaggiati con ecoscandaglio, sonde multiparametriche, sistemi di ripresa video fotografica in HD, idrofoni per studi di bioacustica, ndc) ed un know how di conoscenze che non si trovano ovunque”.

Il Golfo di Taranto, come ha sottolineato lo stesso Fanizza, grazie agli studi e alle ricerche effettuate dalla JDC, rappresenta un’importante area dal punto di vista riproduttivo per i cetacei in quanto ci sono delle ottimali condizioni di fondale e di correnti marine che la rendono, quindi, particolare non solo per la frequentazione o per il transito ma soprattutto per l’aspetto stanziale.

La specie più numerose sono quella della stenella striata (delfino dalla lunghezza di circa 2,5 mt, avvistati in circa 400 esemplari) e del tursiope (delfino dal naso a bottiglia che arriva sino a 4 mt di lunghezza)  ma ci sono anche specie meno conosciute ma molto importanti perché fanno parte della red zone ossia sono a rischio di estinzione, come il  grampo o delfino di Risso, cetaceo del quali si ha una scarsa conoscenza dal punto di vista scientifico ed al quale la JDC ha dedicato ben 53 giornate di uscite in mare (ci viene spiegato che sono tante per una specie del Mediterraneo, ndc), studiandone il comportamento, registrandone l’acustica ed acquisendone, dunque, un data set molto corposo.

L’attività di Dolphin Watching (uscite in mare con imbarcazione per vedere i delfini nuotare nello Jonio), quella più riconoscibile pubblicamente, e che permette di finanziare in buona parte le attività della JDC, è andata incrementandosi anno dopo anno con un numero di visitatori che supera le diecimila unità all’anno, dei quali circa il 40% sono stranieri (soprattutto tedeschi, olandesi, francesi e finanche cinesi).

Un numero di visitatori che si spalma su circa 230 giornate di uscite in mare all’anno, che sono tante e sono favorite dal nostro clima mite che permette una forte destagionalizzazione: ”Grazie alle uscite in mare per far vedere a grandi e piccini i delfini al largo del Golfo di Taranto, anzitutto abbiamo reso sostenibile dal punto di vista economico i nostri progetti scientifici e poi abbiamo l’opportunità di svolgere una intensa attività di sensibilizzazione e di divulgazione nei confronti della gente che ci porta ad esempio non solo ad ospitare turisti ma anche intere scolaresche provenienti da fuori Taranto” – sottolinea Fanizza.

Non solo le uscite in mare per ammirare i delfini sono molto apprezzate ma anche le visite al laboratorio di ricerca di Palazzo Amati trovano grande consenso soprattutto da parte dei bambini che nella saletta multimediale possono ritrovarsi, grazie a degli strumenti tecnologici avanzati in grado di aumentare la realtà virtuale (addirittura con una visuale a 360 gradi), protagonisti come dei piccoli Nemo di una immersione in 3 D sui fondali del mare tra relitti di navi, capidoglio, delfini e pesci martello .

Il presidente di JDC, Carmelo Fanizza, infine, ci ha illustrato quelli che sono i progetti in cantiere per il futuro e ci invita ad una ricorrenza importante per il prossimo anno: “Si nell’aprile 2020 festeggeremo ufficialmente dieci anni di attività e coinvolgeremo la cittadinanza di Taranto in numerose iniziative. Il nostro intento è cambiare la visione del territorio in cui operiamo. Vogliamo guardare con ottimismo alla realizzazione di attività alternative in questa città dal forte impulso industriale. Vorremmo creare, ad esempio, un’oasi blu al centro del Golfo di Taranto, avendo accertata ormai l’importanza della biodiversità del nostro mare e per farlo ci avvarremo della collaborazione della Marina Militare mentre con il Comune di Taranto vorremmo ampliare la fruizione di Palazzo Amati, attualmente visitabile solo al piano terra, creando magari al piano superiore una foresteria per gli studenti- ricercatori che ospitiamo. La conservazione di questo palazzo storico di Taranto va resa sostenibile dal punto di vista economico per poterne giustificare l’investimento, occorre farlo rinascere in tutta la sua superficie e dedicarlo interamente al mare”.

Quel mare, aggiungiamo, che da solo avrebbe potuto favorire direttamente o indirettamente un diverso sviluppo economico per Taranto se si fosse puntato seriamente sul turismo, sull’industria alimentare, sulla cultura , sullo sviluppo di scuole e università a forte connotazione marittima, senza dimenticare le grandi potenzialità commerciali del porto e la defunta attività di cantieristica navale.  

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