Ex Ilva, aziende indotto in presidio. Per molte futuro a rischio

 

Nonostante l'inizio dei pagamenti dell'azienda, le ditte mantengono il presidio autogestito all'esterno della portineria C
pubblicato il 21 Novembre 2019, 20:51
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Rimane alta la tensione all’esterno della portineria C dell’ex llva di Taranto, dove è ancora in corso il presidio (permanente e autogestito) delle ditte dell’indotto. Che al momento sono state pagate al 50%, rispetto agli autotrasportatori ben 163 fornitori, a cui è stato corrisposto un acconto del 70% sull’ammontare complessivo preteso, fatture scadute e in scadenza.

Quest’oggi i sindacati di categoria sono stati ricevuti dal Prefetto, a cui hanno fatto presente la situazione, chiedendo di mantenere alta l’attenzione su ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni. I blocchi infatti non sono stati promossi dai sindacati, e molti lavoratori delle ditte coinvolte non sono sindacalizzati. Inoltre, la decisione di mettere sin da subito i lavoratori in cig, minacciare licenziamenti e la possibilità di non pagare gli stipendi, impedire ai lavoratori di recarsi sul posto di lavoro, è il segnale che questa protesta si muove su binari incontrollabili da parte dei sindacati e delle istituzioni.

In molti infatti non riescono a capire del tutto quale sia la regia e chi stia muovendo i fili della protesta, a fronte dei bonifici emessi dall’azienda. Le stesse dichiarazioni del presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, lasciando intendere che la stessa associazione degli industriali non abbia il controllo della situazione. Quanto meno è stato deciso di consentire l’ingresso delle materie prime scongiurando il blocco degli impianti.

Ricordiamo che molte delle fatture in questione, erano a scadenza di 60 e 90 giorni, e quindi di fatto non ancora scadute. Si pensa infatti che qualcuno possa aver diffuso la voce, dandola per certa, dell’addio di ArcelorMittal. Cosa che in realtà non è ancora avvenuta e non è detto che avvenga. Ed è proprio la permanenza futura della multinazionale che allarma molti: visto che già ieri la Morselli ha annunciato ai sindacati la decisione di tagliare i rapporti con molte aziende dell’indotto (oltre a cambiare il management che gestisce gli appalti e i rapporti con le ditte dell’indotto), accusate di comportamenti scorretti e di aver emesso fatture non del tutto regolari, cosa che ha impedito il pagamento immediato da parte dell’azienda. Da qui la decisione di fare muro sino alla fine, nel timore di essere già fuori dai giochi se il prossimo futuro del siderurgico sarà ancora targato ArcelorMittal.

Intanto sulla vicenda è interventuo Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto, a seguito dell’incontro tenuto oggi con i referenti di ArcelorMittal Italia sulla vicenda dei pagamenti alle imprese dell’indotto.

L’azienda sta dando seguito a quanto garantito nel confronto di ieri sera: i pagamenti degli autotrasportatori sono stati effettuati nella quasi totalità della platea complessiva nella misura del 70% del fatturato, mentre per l’indotto nelle sue varie articolazioni la situazione è diversa. Finora siamo nell’ordine del 50% circa delle imprese interessate ma confidiamo nel soddisfacimento graduale, nelle prossime 24/48ore, della totalità dei fornitori, e in questo caso parliamo del pagamento del 100% delle fatture scadute e non dell’intero fatturato” ha dichiarato Marinaro.

Prendiamo atto della disponibilità di Arcelor Mittal Italia a sbloccare una situazione che era divenuta insostenibile e confidiamo nel mantenimento degli impegni. Tuttavia, il clima davanti allo stabilimento rimane di estrema tensione perchè le aziende dell’indotto, in presidio spontaneo e autogestito da lunedì scorso, stanno cercando di governare una situazione di altrettanta esasperazione da parte dei loro dipendenti in attesa delle mensilità loro spettanti – prosegue il presidente di Confindustria Taranto -. Oltre a questo aspetto tutt’altro che marginale, le imprese rivendicano una identica valenza di fronte all’azienda siderurgica e respingono la suddivisione operata dalla stessa Ami fra aziende ritenute “strategiche” ed altre non strategiche. Una catalogazione che anche da parte di Confindustria viene ritenuta non accettabile in quanto tutte le nostre aziende sono da ritenersi strategiche, al di là del loro ambito di attività e della loro dimensione. Si tratta pertanto di un aspetto non trascurabile che, in questa vicenda così complessa, necessita di un dovuto chiarimento“.

E sempre a proposito di chiarezza, torno a dire che Confindustria Taranto ha riferito ad Ami che il presidio autogestito – col quale ho avuto modo di affrontare diversi nodi cruciali – pur rimanendo permanente fino a che non saranno saldati tutti i pagamenti, garantirà la messa in sicurezza degli impianti e l’accesso delle materie prime in stabilimento, non inficiando minimamente sulla continuità produttiva dello stesso. La prosecuzione corretta di tutte le attività del centro siderurgico non è mai stata messa in discussione. Intanto, è presumibile che torneremo ad incontrare l’azienda entro la giornata di domani per verificare l’andamento dei pagamenti e il timing di quello che si andrà a saldare progressivamente verso tutte le aziende dell’indotto” ha concluso Marinaro.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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