Ex Ilva, aziende e fornitori pagati. Ma non basta (?)

 

La Morselli annuncia ai sindacati il pagamento. E tagli nel management che cura gli appalti e rapporti con ditte. Confindustria 'resiste'
pubblicato il 20 Novembre 2019, 23:28
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La conferma è arrivata durante l’ennesimo incontro con i sindacati metalmeccanici negli uffici della Direzione dell’ex Ilva. L’ad e presidente del Cda di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, alla presenza di Van Campe (gestore dello stabilimento tarantino), Ferrucci (capo delle risorse umane) e Liurgo (responsabile relazioni industriali), ha infati comunicato alle organizzazioni sindacali che ArcelorMittal Italia ha proceduto nel pagamento del 100% di tutti i fornitori strategici dello stabilimento, mentre a tutti i fornitori italiani del settore dell’autotrasporto, ben 163 fornitori, è stato corrisposto un acconto del 70 per cento sull’ammontare complessivo preteso, fatture scadute e in scadenza.

ArcelorMittal ha poi informato anche Confindustria Taranto nella persona del presidente Antonio Marinaro, che ha poi raggiunto i rappresentanti delle aziende all’esterno del siderurgico, ancora in presidio. Pare infatti che l’associazione degli industriali di Taranto abbia rifiutato le modalità di pagamento da parte dell’azienda, scegliendo di proseguire con il presidio e i blocchi.

Ricordiamo che ieri il blocco delle merci aveva iniziato a creare problemi all’attività della cokeria, con il concreto rischio di fermata degli impianti con conseguenze sia sul piano ambientale, con rischio di emissioni in atmosfera, che su quello occupazionale, con eventuale ricorso alla Cig.

Certamente questa protesta, almeno nelle modalità, non è piaciuta e non sta piacendo ai sindacati, che ha chiesto più volte a Confindustria Taranto di non far ricadere sui lavoratori le incertezze vissute sul futuro del siderurgico in questo momento. Ricordiamo infatti che diverse aziende avevano avviato la cassa integrazione per decine di lavoratori nei giorni scorsi, invitadoli da lunedì a non recarsi sul luogo di lavoro e addirittura preannunciando la possiblità di non riuscire a pagare gli stipendi a dicembre.

Un atteggiamento quanto meno ‘strano‘, visto che non solo nella maggior parte dei casi si tratta di fatture ancora non scadute (con scadenza dai 60 ai 90 giorni per il pagamento), ma soprattutto perché in tutti questi mesi quelle stesse aziende avevano lavorato, erano state retribuite e gli stipendi erano stati tutti regolarmente pagati, cosa che non avveniva da anni. Difficilmente è quindi credibile la tesi secondo la quale per un primo ed unico ritardo da parte di ArcelorMittal, quelle stesse aziende fossero sull’orlo di una crisi aziendale. Certamente, il timore che la multinazionale dal 4 dicembre potesse abbandonare Taranto ha agitato gli animi e portato molti a temere di perdere i crediti vantati come accaduto dopo il fallimento dell’ex Ilva.

Certo è che questo denota ancora una volta un grande e grave errore strategico di molte ditte dell’indotto tarantino: quasi il 90% di esse infatti, nonostante il caso del 2012 e gli anni della gestione commissariale, sono ancora monocommittenti nei confronti del siderurgico. Cià significa che non hanno mai diversificato e ampliato il loro portafoglio clienti e ancora oggi dipendono economicamente al 100% dall’ex Ilva.

Ma c’è chi ipotizza che dietro questo atteggiamento fortemente oppositivo possa esserci un disegno dai contorni ancora poco chiari. Tanto è vero che già nella giornata di oggi si vociferava della possibilità che i sindacati potessero rivolgersi alla Prefettura e alla Questura per intervenire, cercando una mediazione con le aziende in presidio.

Certo è che durante la riunione con i sindacati la Morselli ha annuciato cambiamenti drastici nel management che cura la gestione degli appalti. Come la decisione di tagliare i rapporti con alcune aziende. Sembrerebbe infatti non solo che più di qualcosa non abbia funzionato in alcuni appalti che sarebbero risultati ‘gonfiati’, ma che diverse fattura non siano state ancora pagate perché non del tutto regolari. 

Soltanto domani si capirà se con l’arrivo dei bonifici il presidio sarà sciolto o si vivrà un’altra giornata di incertezza e tensioni. 

(leggi gli articoli sull’indotto https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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