Il ricordo di Marco Tardelli di Italia- Francia, venti anni fa allo Iacovone

 

"Il pubblico di Taranto ci diede una grossa spinta affinchè riuscissimo a qualificarci per la fase finale degli Europei under 21", ricorda uno degli eroi del Mundial di Spagna '82.
pubblicato il 19 Novembre 2019, 16:59
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Poco più di venti anni fa, il 17 novembre del 1999, lo stadio Iacovone di Taranto ospitò la gara –spareggio per l’accesso alla fase finale dei Campionati Europei under 21 tra Italia e Francia. Il pubblico di Taranto rispose alla grande gremendo lo stadio quasi in ogni ordine di posto per un totale di circa venticinquemila spettatori che furono guidati, nell’incessante incitamento, da una Curva Nord al meglio della sua espressione di tifo.

La partita terminò 2-1 per l’Italia che si impose grazie ad un calcio di punizione magistrale di Pirlo nei tempi supplementari (minuto 110) che regalò una qualificazione quasi insperata, sia per il valore dell’avversario – la Francia ,allenata da Domenech, ct dei transalpini anche nella finale dei campionati del Mondo senior di Berlino 2006  – sia per l’andamento della partita in quanto gli azzurri partirono in svantaggio a causa del gol a freddo iniziale (primo minuto) di un certo Henry e rischiarono dopo il pareggio di Comandini (minuto 59) di capitolare nuovamente (Dabo colpì una clamorosa traversa).

Abbiamo chiesto un ricordo, di quella serata/evento per Taranto, al commissario tecnico degli azzurri, Marco Tardelli – il giocatore dell’urlo Mundial di Spagna ’82 – che raggiunto al telefono ha impiegato pochissimi secondi per dare seguito al nostro incipit: ”Ho ricordi molto vividi di quella serata che considero speciale. E non solo, mi è rimasto impresso anche l’allenamento che svolgemmo alla vigilia del match in un paese vicino Taranto ( Massafra, ndc), davanti a quasi 5 mila persone. La sera della partita il pubblico dello Iacovone è stato calorosissimo e ci ha veramente dato una grossa spinta affinchè riuscissimo a sconfiggere un avversario, come la Francia, contro il quale partivamo sfavoriti. Il boato dello stadio al gol di Pirlo e la nostra esultanza di squadra restano delle belle istantanee di quella Under 21 che poi vinse l’europeo. Mi tornano in mente sempre bei pensieri quando si parla di quella nazionale azzurrina che era composta davvero da ottimi giocatori”.

Come non dar ragione a Tardelli, in quella squadra da lui diretta c’erano tre futuri campioni del Mondo del 2006 : Pirlo, Gattuso e Zambrotta ma anche Ambrosini che è stato un pilastro dell’ultimo Milan vincente oltre ad altri buoni giocatori che poi si sono un po’ persi dopo aver avuto delle grandi chance come il difensore Ferrari o l’attaccante barese Ventola.

Con Tardelli abbiamo colto l’occasione per commentare un paio di passaggi dell’ospitata al programma di Raidue condotto da Fazio “Che tempo che fa”, di Michel Platini, suo compagno di squadra alla Juventus dal 1982 al 1985, in una delle formazioni bianconere più forti di tutti i tempi.

Il suo amico Platinì ha dichiarato che il Var è una cag…..? Lei che ne pensa?

“Si lui è stato molto colorito nell’espressione ma concordo nella sostanza con il suo pensiero. Preferisco che sia l’arbitro a prendersi le responsabilità di ogni decisione ma non si può tornare indietro, ormai c’è e bisogna utilizzarla al meglio”.

Nella stessa trasmissione Michel Platini ci ha tenuto a precisare, con la consueta ironia, che in quella Juventus, in cui è stato capace di vincere tanto sia a livello di club che personale, c’erano tanti campioni come lei, Cabrini, Gentile, Rossi, oltre all’indimenticato e compianto Scirea, e che se non lo avesse rimarcato voi lo avreste “picchiato”?

“Michel è una persona molto intelligente e dotata di grande ironia. Gli piace scherzare; due-tre volte l’anno ci sentiamo e quando è possibile in base ai vari impegni di ciascuno di noi, ci incontriamo.Tra noi è rimasta stima ed amicizia; quello era un gruppo di giocatori molto legato dentro e fuori il campo”. Non potevamo esimerci dal chiedere a Marco Tardelli , ora opinionista delle trasmissioni sportive della Rai, qualcosa sul Taranto.

Venti anni fa quando lei venne a Taranto, la locale squadra di calcio era nei dilettanti. Da allora nulla è cambiato perché il Taranto si ritrova ancora nei dilettanti dopo qualche parentesi tra i professionisti. Cosa serve per far emergere una piazza, dall’antico ma ormai datato blasone come quella jonica, da questa categoria?

“Da lontano non conoscendo la situazione, l’unica cosa che posso dire è che nel calcio moderno non ci si può improvvisare. Una società di calcio è ormai come una azienda e quindi per ottenere dei risultati ha bisogno di una seria programmazione. Ogni cosa deve essere al posto giusto. Avevo sentito che Mittal aveva promesso dei soldi per la squadra di calcio ma, vista la situazione attuale dell’ex Ilva, credo che il pensiero debba correre ad argomenti ben più seri e prioritari. La questione Taranto è una questione che riguarda anche l’Italia. Auguro a questa città di rialzarsi”

 

*immagini tratte dal web

 

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