Gli enti locali: «Parlare uniti per avere ascolto»

 

Sottoscritto in mattinata un protocollo d’intesa fra Comune, Provincia, Camera di Commercio e Autorità Portuale. La promessa: «Mai più divisione e disorganizzazione».
pubblicato il 19 Novembre 2019, 16:25
7 mins

«Non accadrà più che chi viene da fuori rimanga solo a gestire e a decidere le sorti di questo territorio». Si può riassumere in queste parole del presidente della Camera di Commercio di Taranto, Luigi Sportelli, l’impegnativa promessa che enti locali e istituzioni economiche della provincia di Taranto fanno alla cittadinanza.

«Mai più in ordine sparso»

Si sono seduti attorno ad un tavolo, il sindaco Melucci, il presidente della Provincia Gugliotti, il presidente della Camera di Commercio e il Presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete, e hanno deciso che continuare a parlare ognuno per proprio conto non serve a nulla. Punzonati anche dalla stampa («Ci accusate sempre di andare in ordine sparso») hanno pensato che fosse il caso di impegnarsi in modo ufficiale, per iscritto, a parlare ad una voce sola, tanto nei confronti dell’esecutivo regionale quanto di quello nazionale. «Non più tardi di ieri sera – ha detto il sindaco Melucci – un ministro di questo Governo, dopo aver detto ‘Non si può nazionalizzare l’Ilva’ ci ha detto ‘l’Ilva sicuramente rimane aperta’. Ora forse non è chiaro: questo ministro e tutto il Governo devono chiedere a noi come si va avanti». Una dichiarazione dura, forse financo eccessiva, perché non si può nemmeno immaginare che il Governo sia sotto il costante diktat di chi non vorrebbe mai attività invasive nel proprio territorio, pur non disdegnando di vederle altrove (“not in my back-yard” direbbero negli Stati Uniti). Ma d’altro canto nemmeno si può immaginare che tutte le iniziative industriali vivano a prescindere dal territorio che le ospita. Per dirla con le parole del presidente Conte, «oggi è impensabile che una impresa di queste dimensioni possa mantenersi e competere a livello globale e a livelli produttivi accettabili senza essere accettata dalla comunità in cui opera» (leggi qui).

«Bonifiche a prescindere dalla produzione»

Chiaramente la volontà delle massime istituzioni cittadine di fare fronte comune e parlare ad una voce è per ora più che altro una scelta di metodo, se non addirittura una dichiarazione d’intenti. Difficile strappare contenuti più precisi. Una presa di posizione significativa, però, arriva ancora dal sindaco Melucci, secondo il quale bisogna «svincolare una volta per tutte la questione bonifiche dall’assetto produttivo di quella fabbrica. Cioè le bonifiche su questo territorio devono andare avanti a prescindere della continuità produttiva e da chi sia il soggetto che opera lo stabilimento».

Cos’è questo “cantiere Taranto”?

L’interlocutore privilegiato di questa “alleanza del territorio” è senza dubbio il Governo nazionale, ed è inutile nasconderci che sulle sue reali intenzioni gli enti locali non paiono propensi a mettere la mano sul fuoco. Si fa un gran parlare, ad esempio, del “cantiere Taranto”, l’espressione coniata dal Presidente del Consiglio per definire l’insieme degli interventi che il Governo intende mettere in atto sul territorio ionico, ma nessuno sa ancora effettivamente cosa sia. «Noi ci auguriamo – ha dichiarato in proposito il presidente della Provincia Gugliotti – che il Governo questa volta decida veramente di accelerare, perché, trovandosi in evidente difficoltà per come sta gestendo la questione ArcelorMittal, ovviamente sta provando a rilanciare con un progetto (almeno così ce lo hanno parzialmente descritto), molto più ampio per l’intero territorio. Su questo, ovviamente, noi continuiamo ad essere fiduciosi, ma fino a un certo punto. La creazione di questo tavolo, di questa cabina di regia, serve anche come osservatorio perché non faremo sconti qualora il Governo non dovesse mantenere gli impegni. Se questo ipotetico cantiere Taranto fosse solo un cambio di vestito rispetto a strumenti che già abbiamo, come il CIS, noi faremo sentire la nostra voce». Insomma, fidarsi è bene, non fidarsi…

Il tavolo CIS e un ritardo di due mesi…

E a proposito di CIS, forse conviene ricordare che quando il tavolo del Contratto Istituzionale di Sviluppo fu convocato l’ultima volta in città, lo scorso 24 giugno, l’allora vicepresidente del Consiglio Di Maio prese l’impegno perché il tavolo si riunisse nuovamente a Taranto attorno al 20 settembre (leggi qui). È vero, nel frattempo c’è stata una crisi di governo ed è cambiata la maggioranza parlamentare, ma forse, dopo due mesi da quel termine, sarebbe il caso che la città tutta, a cominciare dai propri rappresentanti, iniziasse ad esigere che si torni nuovamente a discutere sul tema. Perché, come scrivemmo allora, troppo spesso si rischia di guardare il dito invece della Luna.

L’indotto, intanto, protesta

La cerimonia per la firma del protocollo d’intesa (di cui riportiamo il testo in basso) ha fornito occasione di interveto anche all’ex presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo, che ha ricordato la protesta in atto davanti alle portinerie del siderurgico da parte delle ditte dell’indotto, che reclamano il pagamento delle fatture emesse. Della vertenza si era discusso (come riferito dall’agenzia Ansa) anche nell’assemblea dei sindaci della provincia, tenutasi ieri, la quale ha approvato un documento all’unanimità con il quale chiede che «le aziende dell’indotto vengano tutte pagate in tempi rapidi e che a Taranto, entro il 26 novembre prossimo, si svolga un Consiglio dei Ministri ad hoc, per discutere e cercare di trovare soluzioni alla vertenza».

un nuovo modello di sviluppo
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Un Commento a: Gli enti locali: «Parlare uniti per avere ascolto»

  1. Gico

    Novembre 19th, 2019

    Insomma invece di essere fiduciosi ed aspettare la manna che scende dal Governo non è il caso di avere progetti di reindustrializzazione reale, possibile e sopratutto sostenibile. Poi se la politica ( locale ) non dovesse essere in grado di elaborare piani non utopistici si potrebbe sempre rivolgersi ad consulenti tecnici ed ingiegneristici. Ormai lo sanno anche i bambini scolarizzati che il futuro si gioca sulla sostenibilità ambientale quindi in alternativa all’ acciaio decarbonizzato puntare su logistica ed energia non mi pare che sia utopia. Trasformare il parco industriale che man mano verrà dismesso dall ” area a caldo” in un parco voltaico ed eolico, insediare aziende che si occupano di sostenibilità ambientale, di energia alternativa, realizzare forni elettrici ( come Genova) , rilevare la navalmeccanica magari facendo un centro rottamazione e revisione del naviglio militare e commerciale, infine l’infrastrutturazione del territorio intermodalità passeggera e commerciale, rigassificatori e catena del freddo per l’alimentare locale quindi ittico insomma questo territorio ha potenzialità enormi ed inespresse, basterebbe che i maggiori attori della vicenda avessero idee e progetti concreti.

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