Ex Ilva, sindacati da Mattarella

 

Cgil, Cisl e Uil saranno ricevuti al Quirinale. Emiliano ai cancelli della fabbrica: la Regione disposta a saldare fatture aziende indotto
pubblicato il 18 Novembre 2019, 11:08
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I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo saranno ricevuti oggi alle 19.30 al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Al centro dell’incontro, chiesto dagli stessi confederali, la vertenza ex Ilva e le tanti crisi industriali aperte. Lo si apprende da fonti sindacali.
Intanto, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si è recato ai varchi del siderurgico di buon mattino per manifestare solidarietà ai lavoratori dell’indotto da mesi senza stipendio a causa dei soldi non versati dalla multinazionale che ha deciso di consegnare impianti e operai ai commissari straordinari. Emiliano si è intrattenuto con i lavoratori e gli operai che attenderanno per la mattinata l’esito del consiglio di fabbrica. Sarà compito dei delegati decidere che tipo di mobilitazione mettere in campo per salvaguardare il futuro della acciaieria più grande di Europa.
Il presidente ha raggiunto alle 7 di questa mattina Taranto per partecipare al presidio. “È importante – ha dichiarato – che l’azienda paghi le fatture che sono scoperte perché sono decine e decine di milioni di euro che servono a pagare gli stipendi di questi lavoratori. E servono soprattutto a consentire alla fabbrica di continuare la sua attività. E siccome si sono impegnati a pagare, devono farlo presto, perché ogni azienda ha i suoi termini. Se non lo fanno, noi stiamo studiando un sistema col Presidente del Consiglio affinché la Regione Puglia paghi le fatture al posto di Mittal e poi subentreremo come creditori dell’Ilva. E glielo sconsiglio a Mittal di trasformare la Regione Puglia anche in un creditore della loro azienda perché a quel punto veramente li perseguiteremo legalmente, ovunque al mondo, perché questo modo di fare non corrisponde all’etica di una grande multinazionale come ArcelorMittal dice di essere”.


“Quello in atto da parte dell’indotto – ha detto Emiliano – sarà un blocco intelligente che consentirà alle merci che devono entrare per alimentare la fabbrica di continuare ad arrivare. Ma è chiaro che non è possibile pensare che queste imprese dell’indotto alle quali sono stati già portati via 150 milioni di euro nella prima fase dell’emergenza Ilva, non ricevano il pagamento delle fatture, perché in questo modo si rischia veramente di far fallire decine e decine di aziende. Quindi noi pretenderemo questo pagamento, che peraltro ci è stato assicurato dall’ad Morselli che ho incontrato per questa ragione. Stamattina abbiamo avuto qualche notizia su un inizio di discussione sulla vertenza e mi auguro che questa domenica abbia fatto riflettere Mittal sulla follia che sta mettendo in essere, perché hanno adottato una strategia di sfida diretta che evidentemente noi non possiamo accettare. Sedendosi a ragionare si può trovare una soluzione. Abbiamo già detto che nessuno è insensibile alla crisi dell’acciaio di questo momento: però un conto è discutere e un conto è scatenare il panico e far fallire le aziende che non hanno nessuna colpa. Sono due cose completamente diverse. In questo momento bisogna evidentemente mantenere la calma. Questo presidio io lo considero importante perché fa capire che noi non stiamo a guardare. Come gli operai dell’Ilva che si sono rifiutati di spegnere le centrali elettriche, e li ho apprezzati moltissimo, quelli che comandano devono sapere che questa fabbrica è gestita dagli operai, quelli interni e quelli dell’indotto. E devono sapere che questa fabbrica non è un videogioco, è una fabbrica vera dove se gli operai non intendono obbedire ad ordini, che peraltro violano la legge dal mio punto di vista perché la distruzione della fabbrica è un reato, noi saremo dalla parte degli operai e dalla parte di chi impedisce la distruzione della fabbrica”.
“La soluzione l’abbiamo indicata da tempo – ha aggiunto Emiliano – questa fabbrica deve essere innovata dal punto di vista tecnologico, deve diventare non pericolosa per la salute e va evidentemente decarbonizzata: questo processo che noi sosteniamo da anni finalmente ha convinto tutti, non so se convincerà ArcerlorMittal ma quel che è certo è che questa fabbrica così com’è rischia di non essere economica dal punto di vista della gestione e di essere pericolosa per la salute. Bisogna immediatamente intervenire, per questo sono a disposizione finanziamenti europei molto importanti che Mittal potrebbe utilizzare ove volesse proseguire la gestione. Ma se ha deciso di fare del male a se stessa e di fare del male a noi, a questo punto noi reagiremo, questo è poco ma è sicuro”.

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