ArcelorMittal, settimana incandescente

 

I sindacati delle varie categorie si mobilitano e annunciano iniziative. Autotrasportatori disposti al blocco delle portinerie
pubblicato il 17 Novembre 2019, 18:01
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Settimana cruciale e incandescente quella che si preannuncia nella vicenda dell’ex Ilva. Domani mattina, a partire dalle ore 7, le aziende dell’indotto dell’ex Ilva saranno in presidio alla portineria C dello stabilimento con dipendenti e mezzi. Lo si apprende da fonti di Confindustria Taranto, come riferisce l’agenzia ANSA. Viene spiegato che «non si tratterà di un blocco ma di un presidio, finalizzato a protestare per i mancati pagamenti di ArcelorMittal alle stesse imprese e a rivendicare la continuità produttiva e occupazionale della fabbrica». Al presidio dovrebbero partecipare anche gli autotrasportatori tarantini che inizialmente non avevano escluso di bloccare le portinerie d’ingresso ed uscita merci dello stabilimento siderurgico se ArcelorMittal non avesse saldato a breve le fatture dei trasporti effettuati da agosto ad oggi. Confindustria Taranto ha convocato per martedì prossimo le organizzazioni sindacali per affrontare la questione della vertenza indotto-ArcelorMittal. Domani alle 11, invece, nello stabilimento ex Ilva si svolgerà il consiglio di fabbrica dei sindacati metalmeccanici allargato ai delegati delle imprese dell’indotto, per decidere eventuali iniziative di mobilitazione.
Se domani ArcelorMittal non salderà le fatture alle ditte dell’indotto-appalto o non ci saranno garanzie in tal senso, le stesse imprese potrebbero ritirare gli operai dai cantieri. È quanto paventano i sindacati dopo aver appreso da alcuni imprenditori della volontà di «mettere in liberà i dipendenti» a causa del mancato pagamento delle fatture da parte della multinazionale franco-indiana che vuole lasciare Taranto. Le imprese hanno maturato un credito complessivo intorno ai 60 milioni.
Gli autotrasportatori tarantini non escludono di bloccare le portinerie d’ingresso ed uscita merci dello stabilimento siderurgico se ArcelorMittal non salderà a breve le fatture di trasporti effettuati da agosto a oggi. Lo si apprende sempre da fonti sindacali. Le imprese hanno già proclamato lo stato di agitazione della categoria, mettendo in mora l’azienda.
Nel consiglio di fabbrica che si terrà domani i sindacati decideranno eventuali iniziative di protesta considerando anche il fatto che ArcelorMittal ha comunicato il cronopogramma di sospensione degli impianti, con la fermata degli altiforni, delle cokerie e dell’agglomerazione entro il 15 gennaio 2020. «Faremo il punto della situazione con le Rsu e vedremo quali decisioni prendere. I lavoratori chiedono di poter organizzare una eventuale manifestazione a Roma. Una ipotesi di cui si era già discusso nel momento in cui abbiamo promosso gli scioperi. La situazione è molo delicata». Il segretario della Fim Prisciano ricorda «che c’è la questione dell’indotto da non trascurare. Sono già partite le procedure di Cassa integrazione e diverse aziende hanno comunicato di essere impossibilitate a pagare gli stipendi. I lavoratori dell’Ilva e dell’indotto sono tra due fuochi». Prisciano giudica «inaccettabile l’atteggiamento dell’azienda che non può agire in questo modo mollando tutto e non rispettando il contratto. Noi ci auguriamo che si arrivi alla risoluzione del problema. Se va via Mittal cosa si fa? Lo stesso Di Maio e Conte ammettono che non c’è un piano B. Come si affronta il problema? Quali sono le risposte ai lavoratori, ai cittadini, ai problemi dell’inquinamento e all’ambientalizzazione della fabbrica?». L’esponente della Fim si aspetta che «il governo convochi direttamente Mittal. Non è possibile rimanere nell’indecisione e nell’incertezza. Se la multinazionale confermerà nuovamente di andar via, il governo deve prendere in mano la situazione. Dovrebbero ricollocare 20mila persone tra lavoratori diretti e dell’indotto. Non intendiamo rimanere al buio. Ci diano quella certezza che è venuta a mancare».
«Io credo che dobbiamo credere ad Arcelor Mittal di sospendere la procedura rimettendo così nelle mani di governo e sindacati la possibilità di aprire una trattativa con l’azienda per capire come si può uscire da questa situazione» per l’ex Ilva, è l’opinione dell segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.
Secondo Francesca Re David, segretaria generale della Fiom, «l’unica soluzione realmente percorribile è che chi ha vinto rimanga: la gara è durata 3 anni e la cosa fondamentale e che ArcelorMittal rispetti il contratto ed i suoi impegni con un accordo sindacale che è vincolante».

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