Ilva, lo scudo penale spiegato con la Costituzione

 

L’opinione del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, in un’intervista al Corriere della Sera
pubblicato il 15 Novembre 2019, 14:52
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È sulla bocca di tutti sin da quando ha fatto per la prima volta la sua comparsa, nell’ormai lontano 2015. Biasimato, contestato, maledetto da taluni, ma anche individuato come conditio sine qua non per la prosecuzione dell’attività industriale da altri. E, infine, indicato come causa primaria (salvo poi scoprirsi che non era la sola e forse nemmeno la principale) per il disimpegno della multinazionale ArcelorMittal dalla gestione del centro siderurgico. Stiamo parlando, ovviamente, dello scudo penale (o immunità penale, o esimente penale, e ognuna di queste parole apparentemente sinonime nasconde una diversa interpretazione circa la natura della norma).

Non si contano i pareri espressi sulla natura di questa norma, voluta dal Governo Renzi e confermata (seppur spesso rivista) da tutti gli esecutivi successivi, anche quando si affermava di volerla o addirittura di averla già abolita (leggi qui per approfondire). Fra i più significativi, quelli espressi poco più di un mese fa dal Procuratore Capristo e da ARPA Puglia (leggi qui), mentre in Senato si discuteva l’ennesima modifica. In quell’occasione si richiamarono le diverse richieste di un pronunciamento della Corte Costituzionale, mai avvenuto proprio perché mentre i giudici valutavano la norma, essa veniva di volta in volta modificata e si doveva ripartire da zero. Se, però, la Consulta non è mai giunta ad esprimersi sull’immunità, sicuramente merita grande attenzione il parere di uno dei suoi ex-presidenti. Si tratta di Giovanni Maria Flick, giudice della Corte Costituzionale per un decennio e suo presidente fra il 2008 e il 2009 (oltre che, in passato, Ministro di Grazia e Giustizia). In un’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, Flick fornisce una serie di elementi utili alla riflessione, soffermandosi in particolare sulla necessità o meno della norma e sulla sua compatibilità con i principi costituzionali.

Basta il codice penale?

L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità.

Codice Penale, art. 51

Una delle obiezioni poste più spesso sull’argomento (e urlata dai contestatori al presidente Conte in occasione della sua recente visita a Taranto) riguarda il fatto che essa non sarebbe necessaria, in quanto a tutelare manager, quadri e dipendenti basterebbe l’articolo 51 del Codice Penale. Esso recita che «L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità». Flick, tuttavia, non è convinto che questo basti: «La responsabilità penale è personale, per cui nessuno può essere chiamato a rispondere per reati commessi da altri in passato. Ma se commetto reati “ex novo” o semplicemente la fabbrica continua a inquinare mentre cerco di provvedere alla bonifica facendola funzionare, potrei essere chiamato a risponderne. È stato invocato a questo riguardo l’articolo 51 del codice penale ma resto perplesso: l’ordine deve essere legittimo e non può essere quello di commettere un reato». Un rischio che, secondo Flick, non riguarderebbe solo i dirigenti ma tutta la catena di comando.

Salute e lavoro: esiste un diritto preminente?

L’immunità (o comunque la si voglia chiamare), per esistere secondo il giurista dovrebbe rispondere a determinate caratteristiche. Innanzitutto, essa dovrebbe essere un principio applicabile sempre, in quanto la Costituzione non consente norme ad personam (e nemmeno “ad aziendam”, verrebbe da dire). Ma poi, soprattutto, deve rispondere ad un equilibrio fra la tutela del lavoro e quella della salute. Già, “equilibrio”. È questa la parola chiave dell’analisi di Flick. Rifacendosi ad una passata sentenza della Consulta che riguardava proprio l’Ilva (e, nello specifico, la revisione dell’AIA avvenuta nel 2012 per consentire di riprendere la produzione nonostante il sequestro di parti dell’impianto disposto dal GIP), il Presidente emerito spiega che «per la nostra Costituzione non esiste una gerarchia tra i valori ma la necessità di garantire tra di essi un equilibrio in modo ragionevole e proporzionato».

«Decida la Consulta»

Già, ma a chi dovrebbe spettare il compito di stabilire se questo equilibrio sia realizzato, e dunque se l’immunità sia accettabile o meno? Flick non ha dubbi: «Solo la Corte Costituzionale è competente a decidere se quell’equilibrio ci sia». Un invito, nemmeno troppo velato, alla politica perché lasci fare ai giudici costituzionali il proprio lavoro, senza modifiche continue del quadro normativo che non giovano davvero a nessuno.

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