Ex Ilva, spenta o accesa…

 

Quella fabbrica resta il simbolo più alto della sconfitta di tutti. Qualunque cosa accada
pubblicato il 15 Novembre 2019, 11:54
4 mins

No davvero, credeteci: in queste settimane di terremoti d’acciaio, abbiamo sentito l’esigenza di esprimerci poco. Tanto, ad esprimersi sono un po’ tutti. Semmai, ci siamo affidati ai documenti e abbiamo tentato di seguire le cronache quotidiane che hanno raccontato e narrano della tragedia di Taranto. Già, da quanti anni, noi qui e prim’ancora su TarantoOggi, la definiamo tale?
Ora, questo è un momento delicatissimo per la città, lo sfogatoio è per tutti e a tutti i livelli. A prescindere dalle posizioni e anche dalle differenze dentro le stesse posizioni. Perchè questo è il punto: su ArcelorMittal, sull’ex Ilva, sui Governi che si sono succeduti, sull’attuale, sulle Istituzioni locali precedenti e in carica, sulle opinioni e le idee passate e presenti, davvero ne abbiamo ascoltate tante, forse troppe. E in tanti, forse troppi hanno detto la loro neanche annusando l’aria che si respira a Taranto, fuori e dentro il ‘mostro d’acciaio’: si pontifica a go go, si propalano corbellerie storiche (celebri quelle sul quartiere Tamburi realizzato dopo l’avvento dello stabilimento) e si propongono deportazioni di massa (sotto il falso spirito della libertà di scelta). Dimenticando però che quella fabbrica ha ucciso e uccide ancora in queste condizioni: potrebbe uccidere anche spegnendola.
Taranto è stanca ed è divisa nel gridarlo al mondo. Perchè ci sono coloro i quali presidiano e fanno attivismo. Ma ci sono coloro i quali rassegnati non sono nella speranza che finalmente il Potere scelga il legittimo risarcimento per la città. Certo, ci sono anche gli incendiari: ma questa è un’altra storia.
Che fare, che dire, che scrivere? A raccogliere tutto, c’è materiale abbondante per una enciclopedia tutta tarantina: negli anni, è accaduto di tutto e di più. Tra verità, mezze verità e tante falsità, con personaggi che avrebbero tutti dignità di citazione.
Il problema serio è che non c’è al momento uno straccio di soluzione degna di questo nome, a prescindere dalla fuga di Mittal e dello spegnimento annunciato dei forni. C’è invece la netta sensazione che molto, forse tutto, si sta giocando solo e soltanto sulla pelle dei tarantini. Come da troppi anni accade, siamo solo numeri: fatti di tonnellate d’acciaio da produrre, di Pil e di danni collaterali. Ahivoglia raccontare dei drammi familiari, delle ferite subìte, dei veleni ingoiati, di lavoro precario: materiale per strappare lacrime e fare ascolti. Perchè come già in passato non appena i riflettori si spegneranno, i drammi resteranno ma poi non fregherà più nulla a nessuno.
Fabbrica accesa, fabbrica spenta. Proprio come salute o lavoro, scegliete voi. E’ il ricatto che perseguita questa città. E seppur vogliamo risalire ad ‘appena’ sette anni fa, da quell’estate del 2012 nulla è cambiato. Semmai, a spegnersi sono state le speranze di una Taranto finalmente differente, innanzitutto unita e sulla stessa barricata. Nonostante covi in pancia attivismo positivo e fermento culturale, purtroppo poco sostenuti e spesso invece avversati.
Quella fabbrica, qualunque cosa accada, è il simbolo più alto della sconfitta di tutti. Nessuno potrà sentirsi vincitore. Qualunque cosa accada.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

2 Commenti a: Ex Ilva, spenta o accesa…

  1. Danilo

    Novembre 15th, 2019

    La magistratura era stata chiara nel 2012, e la politica ha pensato bene di mantenere a tutti i costi un malato grave senza mai pensare veramente di togliere la spina , e ancora ne vedremo di tripli salti dei politicanti.. ahime
    La cosa certa e’ che uno straniero per i suoi scopi personali guidato da menti eccelse italiane Studi Legali e A.D. spengono perentoriamente a loro piacimento senza dar conto a nessuno.
    La dimostrazione che tanto niente valiamo a livello Nazionale politicanti da strapazzo non hanno nemmeno un sussulto di orgoglio.
    Non hanno nemmeno la lungimiranza di dichiarare il fallimento dei 1000 decreti , perche’ errare e’ umano ma perseverare e’ DIABOLICO.
    Non ho speranze di un cambio di passo vero per una completa riprogrammazione di un territorio super martoriato.
    Prova ne son ancora le elemosine che ci vengono offerte per INQUINARE ancora senza ritegno.
    Si chiamano compensazioni.
    https://www.corriereditaranto.it/2019/10/29/taranto-eni-compensazioni-per-6-milioni-di-euro2/
    PS Grazie al Direttore Marcello Di Noi , sempre lucido realista ma soprattutto obbiettivo nelle sue valutazioni

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    • Piero

      Novembre 15th, 2019

      Chiamale elemosine. Con la chiusura si perderanno appena 312 milioni di euro all’anno che al momento ricadono sul territorio.
      Certo, 200000 abitanti ora vivranno benissimo di cozze oppure invitate a pranzo dagli ambientalisti e dai 5 stelle.
      Buffoni.

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