Ex Ilva, il piano di fermata. Ultima parola al governo

 

Ecco il piano inviato oggi a tutti gli enti istituzionali. Ma in particolare il ministro dell'Ambiente ha 60 giorni per modificarlo o impedirlo
pubblicato il 15 Novembre 2019, 17:24
9 mins

Nel mentre prosegue lo scontro tra governo, ArcelorMittal e Ilva in Amministrazione Straordinaria (tra atti di citazione, ricorsi d’urgenza, annunci di fermata impianti e minacce di guerra legale del secolo), è bene precisare che la comunicazione inviata dall’azienda che pubblichiamo in questo articolo, risponde alla procedura di silenzio/assenso: questo significa che di fatto l’ultima parola, spetta in particolare al ministero dell’Ambiente, visto che l’azione intrapresa dall’azienda modifica l’attuazione del Piano Ambientale, oltre a prevedere la possibilità di emissioni diffuse e fuggitive nelle varie fasi di fermata. Quindi di fatto il governo potrebbe intervenire e modificare tale piano oppure anche impedirlo.

La comunicazione ufficiale, che ha come oggetto la “Sospensione dell’esercizio dello stabilimento siderurgico operato da ArcelorMittal Italia e parziale sospensione dell’esercizio della centrale elettrica operata da ArcelorMittal Italy Energy S.r.l.“, porta la data odierna è inviata a tutti gli enti locali e istituzionali (Comuni di Taranto e Statte, Provincia di Taranto, Regione Puglia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, 118, Prefettura, Questura), oltre che ad ARPA Puglia, ISPRA, ministero dell’Interno e ministero dell’Ambiente e ai commissari straordinari di Ilva in Amministrazione Straordinaria.

Dopo aver ricordato le due date cruciali della breve storia di ArcelorMittal in Italia – ovvero il 28 giugno 2017, quando fu stipulato il contratto avente ad oggetto l’affitto, con obbligo di acquisto, dei rami d’azienda facenti capo alle società del gruppo Ilva e lo scorso 4 novembre, quando è stata inviata la lettera della “Comunicazione di Cessazione” con effetto immediato, del recesso dal Contratto -, nella comunicazione odierna viene ricordato come lo scorso 4 novembre ArcelorMittal rese noto che avrebbe avviato tutte le operazioni necessarie per realizzare l‘ordinata e graduale sospensione delle attività produttive negli impianti del sito di Taranto, iniziando dall’area a caldo entro 30 giorni dalla data di esercizio del recesso.

In allegato a questa comunicazione, c’è il programma di sintesi che elenca le attività finalizzate all’ordinata e graduale sospensione dell‘esercizio dello stabilimento siderurgico di Taranto, operate con modalità atte a preservare la integrità degli impianti in pendenza della retrocessione dei Rami d’Azienda. In considerazione della connessione tecnica esistente tra lo stabilimento siderurgico di Taranto e la centrale elettrica di ArcelorMittal Italy Energy S.r.l alimentata a gas siderurgici, “le attività di sospensione impatteranno, inevitabilmente, anche sulle attività della centrale, che dovranno essere in parte sospese“.

Inoltre la comunicazione avverte che le operazioni tecniche necessarie alla sospensione potrebbero comportare fasi transitorie con possibili emissioni visibili e possibile accensione delle torce dello stabilimento siderurgico.

Il programma di sintesi include anche gli interventi le cui attuazione – secondo la tempistica di massima indicata – “è prevista dopo il 4 dicembre 2019, data entro cui sarà completata la retrocessione dei Rami d’Azienda, fermo restando che, a valle della restituzione degli impianti, ogni decisione circa la prosecuzione del programma spetterà unicamente alle Società Concedenti“.

(leggi l’atto di citazione di recesso https://www.corriereditaranto.it/2019/11/05/ex-ilva-ecco-latto-di-citazione-al-tribunale-di-milano4/)

Il programma di sintesi delle attività di fermata e spegnimento

L’ordinata e graduale sospensione dell’esercizio di tutti gli impianti produttivi dello stabilimento ArcelorMittal Italia di Taranto, ad oggi in marcia, riguarderà in particolare: impianti marittimi, parchi materie prime, agglomerato, cokerie (batterie: 7-8 e 11-12), altiforni (1-2-4), acciaierie 1 e 2 e treno nastri 2, laminazione a freddo e Zincatura n. 2, con tutti i servizi ad essi annessi.

Rimangono parzialmente escluse dall’attività di fermatal’area Produzione Gas Tecnici, il cui funzionamento è necessario per garantire la messa in sicurezza degli altri impianti, grazie alla produzione di gas inerte (azoto); l’area Distribuzione Energie che assicura la gestione delle reti gas e delle reti elettriche; l’area Distribuzione e Trattamento Acqua per la fornitura di acqua di raffreddamento agli impianti ed il trattamento dei reflui.

Per gli impianti marittimi, i parchi materie prime, l’agglomerato e il treno nastri n. 2 e gli impianti di laminazione a freddo, tubificio ERW e Zincatura n. 2, “la sospensione delle attività non comporta problemi particolari oltre a quelli gestiti dalle procedure vigenti. La loro fermata è realizzabile in tempi brevi e comporta, eventuaimente, la sola messa in sicurezza/inertizzazione delle macchine in marcia, senza particolari conseguenze che possano pregiudicarne la funzionalità“.

Per gli altri impianti (cokerie, altiforni, acciaierie) la fermata comporta attività preliminari necessarie per garantire la gestione in sicurezza degli stessi contenenti sostanze pericolose comprese nell’allegato I del D. Lgs. 105/2015, quali gas coke, gas AFD, gas OG, nonché per salvaguardare la loro integrità.

Sequenza delle fasi di fermata

La fermata progressiva degli impianti sarà realizzata secondo la seguente sequenza temporale:

1. Giorno 10/11/19: Fermata linea E di Agglomerato 2 (già eseguita)

2. Giorno 10/12/19: Fermata altoforno n.2 con colaggio salamandra

3. Giorno 10/12/19: Fermata acciaieria n. 1 con relativa colata continua n. 1 (colata continua n. 5 già ferma);

4. Giorno 18/12/19: Fermata altoforno n.4 con colaggio salamandra

5. Giorno 18/12/19: Fermata di un convertitore dell’acciaieria n.2

6. Giorno 03/01/20: Femata linea D di Agglomerato 2.

7. Nel periodo compreso tra il 5 ed il 15 gennaio 2020, In relazione anche alle condizioni meteo, verranno eseguiti i seguenti ulteriori interventi:

Fermata batterie a coke n, 7/8/11/12 con mantenimento a riscaldo delle batterie 7/8/12 con alimentazione a miscela di gas metano e azoto2, mentre la batteria 11 verrà spenta.

Fermata altoforno n.1 con colaggio salamandra;

Fermata totale dell’acciaieria 2 dopo aver portato a consumazione tutta la ghisa processabile.

Nel programma di sintesi si legge inoltre che “la fermata dei predetti impianti sarà eseguita seguendo le procedure già disponibili per l’espletamento di tali attività; ove necessario saranno elaborate nuove procedure e valutazioni specifiche dei rischi, compresi quelli relativi agli incidenti rilevanti e saranno osservati tutti gli obblighi di legge riscontrati come applicabiii“. È che è opportuno sottolineare che durante tali fasi non si possono escludere eventuali emissioni diffuse. Le accensioni delle torce di emergenza e l’apertura dei bleeders degli altoforni saranno fasi normalmente previste nella gestione in sicurezza della fase di spegnimento.

A seguito della fermata di tutti gli altiforni e della conseguente mancanza di gas AFO, si renderà necessario mettere in sicurezza la rete gas AFO.

La sospensione pianificata della produzione di tutte le batterie di forni a coke (7/8/11/12) deve essere realizzata con il preventivo e progressivo svuotamento dei forni ed il mantenimento in riscaldo degli stessi al fine di preservare la funzionalità delle stesse per il successivo riavvio (la batteria 11 sarà definitivamente spenta).

Al fine di minimizzare i rischi d’incidente e di danni agli impianti, la fermata degli altiforni deve easere preceduta dall’abbassamento della carica, cioè del consumo, per quanto possibile, del contenuto dell’altoforno senza ulteriore alimentazione di ferriferi e coke.

L‘arresto dell’impianto di agglomerazione avverrà nei tempi stabiliti, isolandosi tra l’altro dalle reti gas di stabilimento.

La fermata dell’acciaieria n. 2 (ultima a fermarsi tra le due) pur possibile senza conseguenze per la sicurezza in qualunque momento, deve essere effettuata dopo quella degli altiforni, al fine di consentire il trattamento della ghisa residua.

(leggi la lettera della Morselli ai dipendenti https://www.corriereditaranto.it/2019/11/05/ex-ilva-la-lettera-della-morselli-e-i-nodi-irrisolti3/)

Dir 634 2019 - Pror. cet 100 2019
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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva, il piano di fermata. Ultima parola al governo

  1. Piero

    Novembre 16th, 2019

    Ma non c’è problema. I 5s pugliesi porteranno comunque all’economia jonica i 310 milioni annui che arrivavano dall’ilva .
    Per chi non sa fare i conti sono circa 1500 euro per abitante, compresi neonati e pensionati, 5000 euro per fa miglia all’anno.
    Vai con le cozze a recuperare questi soldi.

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