Ex Ilva, Fiom Fim e Uilm nazionali: “Governo eviti stop del siderurgico”

 

In vista dell'incontro di domani al MiSE con il ministro Patuanelli e l'ad Morselli
pubblicato il 14 Novembre 2019, 21:10
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L’incontro di domani al Ministero dello Sviluppo Economico con ArcelorMittal, che abbiamo più volte richiesto e sollecitato, assume un rilievo particolare, alla luce delle comunicazioni che l’amministratore delegato Lucia Morselli ha anticipato nell’incontro di oggi con le Rsu dello stabilimento di Taranto. Il cronoprogramma delle fermate di Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio, nonché la fermata di Agglomerato, Cokerie e centrale termo elettrica quando gli altoforni si spegneranno, configura la possibilità di dismissione dell’impianto di Taranto con ricadute drammatiche sul futuro ambientale e occupazionale e con ripercussioni su tutti gli stabilimenti del gruppo“. E’quando afferma in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

Nell’incontro di domani alla presenza del Governo nessuno potrà limitarsi ad una semplice presa d’atto della fuga di ArcelorMittal dalle responsabilità e dagli impegni assunti con l’accordo del 6 settembre 2018. Il Governo deve togliere ogni alibi ad ArcelorMittal. Per la Fiom quelle responsabilità e quegli impegni rappresentano altrettanti vincoli inderogabili non solo nell’esercizio della rappresentanza delle condizioni e dei diritti dei lavoratori di tutto il gruppo e dell’indotto, ma per le prospettive industriali del Paese” conclude la Re David.

“Questa mattina l’AD di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, ha incontrato le RSU di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro di ieri. La Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altoforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri 2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. Inoltre, la RSU ha chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo ministeriale di domani” dichiara Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl. “Questo piano di fermate modifica sostanzialmente le previsioni contenute nell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) pertanto l’azienda si confronterà con il ministero dell’ambiente su questo cambio di programma. Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica” conclude Bentivogli.

Oggi si è consumato il fallimento di una classe politica che non è stata in grado di tutelare la salute dei cittadini di Taranto, un settore industriale fondamentale per l’economia italiana e salvaguardare oltre 20mila posti di lavoro. Questa situazione rappresenta anche la disfatta del leader mondiale dell’acciaio che non ha spudoratamente rispettato gli accordi sottoscritti. Da mesi denunciamo e facciamo appelli drammatici sulle condizioni produttive e industriali ma purtroppo non siamo stati ascoltati”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dopo aver appreso dell’avvio da parte di ArcelorMittal del programma di spegnimento degli impianti dello stabilimento di Taranto.

“Lo scorso 26 giugno – dichiara il leader Uilm – il responsabile Europeo del gruppo aveva già annunciato che senza immunità penale avrebbero chiuso gli stabilimenti e sarebbero andati via dall’Italia. Da quel momento in poi, si è innescata una tempesta perfetta, un tutti contro tutti”. “Il programma comunicato dall’azienda – continua – inizierà con l’avvio dello spegnimento degli impianti a metà dicembre per arrivare a metà gennaio con la completa chiusura. Nel dettaglio ci sarà lo spegnimento dell’Altoforno 2 a metà dicembre, l’Altoforno 4 a fine dicembre e l’Altoforno 1 a metà gennaio con la definitiva fermata delle due acciaierie. Infine le cokerie e le centrali termoelettriche 2 e 3”. “Da questo momento – conclude – si avvierà una fase drammatica in tutti gli stabilimenti italiani che avrà gravi ripercussioni su tutto il sistema industriale nazionale. Diventa difficile partecipare all’ incontro previsto per domani al Mise dopo che la multinazionale ha comunicato la fermata di tutti gli stabilimenti, disattendendo l’accordo del 6 settembre 2018”.

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