Ex Ilva, MES: “Quanto interessa la questione polo siderurgico di Taranto all’attuale classe politica?”

 

pubblicato il 12 Novembre 2019, 12:26
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Nuovo intervento del Movimento Europeo Socialista sulla vicenda ex Ilva. Ecco la nota: “Quanto interessa la questione polo siderurgico di Taranto all’attuale classe politica? Forse un bel niente. Per quanto la visita a sorpresa del Presidente del Consiglio sia stata un segnale forte di vicinanza istituzionale – ed é giusto ricordare che il premier Conte non è un politico di professione – i dubbi sulla condotta della politica nazionale e locale sono tanti. Alla fine la miccia è stata accesa, la bomba sociale è pronta ad esplodere in una città già abbastanza provata a tutti i livelli, ArcelorMittal dopo solo un anno è decisa alla “grande rinuncia” a quella che fu l’Ilva. A questo punto, è più che lecito pensare al peggiore degli scenari, alla cessazione di ogni attività, alla chiusura: che ne sarà dei dipendenti? Delle bonifiche ambientali? I celeberrimi “piani b”, le attese “riconversioni economiche”, sono pronti ad uscire fuori dai cassetti di questo o quel politico? L’Italia non è un Paese per investitori, qualcuno potrà asserire con maggiore convinzione da ora in poi, e noi ci chiediamo perché si sia giunti a questo punto. La risposta è forse da ricercare nella politica italiana attuale. Non si tratta di voler generalizzare, ma di pura e semplice constatazione. Alle ultime elezioni politiche, il M5S ha fatto il pieno di voti a Taranto promettendo in campagna elettorale la chiusura di quella che era l’Ilva, ma una volta giunto al Governo ha dovuto fare i conti con la realtà.
Da quel momento in poi, quel serbatoio di voti ha fatto gola a tanti, sia a livello locale che nazionale, ed è nata una vera e propria corsa all’oro, una caccia ad ArcelorMittal. Abbiamo assistito ad una serie di iniziative politiche ed amministrative – che mai avevano avuto pari nella storia del siderurgico sulle sponde dello Ionio – volte a rendere difficoltosa la gestione da parte di ArcelorMittal. Le tutele legali – chiamate per esigenza di propaganda “immunità penale”, e fatte passare come una sorta di licenza d’inquinare – sono diventate una stortura inaccettabile del sistema Italia, da cancellare ad ogni costo, perché così qualcuno avrebbe riottenuto la “verginità politica” persa qualche mese prima. In molti hanno proposto le loro soluzioni alternative alla nuova gestione, diventata di colpo la peggiore scelta possibile fatta da un Governo retto dalla stessa forza politica alla quale si apparteneva e/o appoggiava. Qualcuno ha iniziato a recitare il proprio mantra a base di riconversioni che nella migliore delle ipotesi erano di difficilissima applicazione, o molto spesso erano solo parole ad effetto, senza una sostanziale base reale. Pensiamo ad esempio al sindaco Melucci, che proprio un anno fa annunciava le sue dimissioni in seguito ritirate, che tra paventate – ed impossibili – ordinanze di chiusura, attacchi frontali alla nuova gestione – neanche tanto argomentati, pensiamo alla sua apparizione a Rai3 – ha reso la crociata personale contro ArcelorMittal l’unica vera costante di quest’anno da primo cittadino, un tentativo disperato di collegare ad un elettorato scontento la sua politicamente incolore permanenza a Palazzo di Città. Ci spiace dirlo per tutti, non solo per chi li ha sbandierati con fierezza, non ci sembrano essere in programma “piani b” o riconversioni economiche capaci di reggere lo scoppio di questa bomba sociale. Taranto è un problema serio e nazionale, degno di essere affrontato con serietà e fermezza, mettendoci la faccia come Conte, e non solo gli slogan elettorali”.

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