Taranto, notti di guerra e di veleni

 

La Storia da oltre un secolo ci chiede sacrifici. E ci tiene in ostaggio
pubblicato il 11 Novembre 2019, 10:48
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Notti di guerra, notti di veleni. Quante ne ha sopportate, quante ne sopporta e ne sopporterà ancora Taranto. Città sacrificata ormai da oltre un secolo. Dalla Monarchia, dalla Dittatura, dalla Repubblica. E perciò sventrata per liberar posto prima a grandi insediamenti militari e poi a quelli enormi industriali. Geografia modificata, storia deviata, comunità distorta, ammorbata, piegata. Ce lo insegna la Storia, che non abbiamo inventato noi.
Proprio come quella notte del 1940, quella tra l’11 e il 12 novembre, in cui la spavalda flotta navale italiana fu gravemente danneggiata dalla Royal Navy comandata in Mediterraneo dall’ammiraglio Andrew Cunningham. “Tutti i fagiani erano nel nido” frase celebre del comandante britannico, per una notte che spesso è ricordata come la ‘Pearl Harbor’ italiana. Navi affondate e danneggiate, soprattutto 59 morti e 600 feriti per un bilancio che poteva essere ben più tragico.
Quante notti di terrore ha vissuto Taranto durante il secondo conflitto mondiale. Quanti sacrifici e quante vittime del dovere ha pianto nel corso della sua storia militar-industriale. Tante, troppe, un elenco lungo chissà quanto. Una città sacrificata, ecco. Perchè se altrove – a Berlino – celebrano la caduta di un muro, qui i muri restano in piedi. Sotto tutti e tanti punti di vista.
E oggi non è poi così diverso da allora. Oggi ci sono mostri che sputano veleni da decenni, e mietono vittime. Con una sola contropartita: lo stipendio da portare a casa, altrimenti non resta che emigrare e dire addio per sempre alla Taranto che “più d’ogni altro luogo quell’angolo di mondo a me sorride”, come dipinta in versi da Quinto Orazio Flacco. La Storia non ci ha insegnato visioni differenti, semmai la replichiamo. Sotto forme diverse certo, ma con la stessa sostanza.
Taranto spesso è stata ed è complice di un destino dannato: ma non basta a giustificare i potenti della politica e i malaffaristi del profitto. Oggi combatte da sola, ma divisa e purtroppo lacerata, una battaglia che sembra ancora una volta complicatissima e, forse chissà, già persa: cambiare il proprio destino e ottenere finalmente un risarcimento serio. Perchè Taranto è ostaggio dei governi, delle lobby, degli interessi per quanto sopiti dei militari, di politici che vagheggiano e a volte offendono, di giornalisti e opinionisti che da queste parti non si son mai visti: in tanti pontificano, in pochi comprendono.
Che fare? Taranto è una città amata quand’è dipinta. Taranto è sottomessa quando contano i soldi. Non c’è una soluzione immediata al bisogno d’aria pulita e il salario da sudare. Soltanto visioni future se qualcuno fosse davvero visionario nelle stanze romane.
E allora, quante notti ancora dovrà attendere Taranto?

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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