ArcelorMittal, la Uilm: “Il Governo deve decidere cosa fare”

 

Mentre il gruppo Jindal nega l'interesse per gli asset dell'ex Ilva, il sindacato di Palombella incalza l'Esecutivo e Conte
pubblicato il 08 Novembre 2019, 12:30
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Mentre il gruppo indiano Jindal, a quanto si apprende, nega un interesse per gli asset dell’ex Ilva, dopo la ritirata di ArcelorMittal (“Smentiamo con forza” si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo), si susseguono gli interventi sull’intera vicenda in seguito al vertice romano convocato ieri dal premier Conte a cui hanno preso parte le Istituzioni locali e le parti sociali.
“Il Governo parla di allarme rosso ma non ha una idea precisa di cosa fare. L’azienda, tenendo fede a quanto scritto nella lettera di recesso, sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia. In queste condizioni entro fine mese ci sarà lo stop totale, compreso l’Afo2. Bisogna intervenire presto”, ha affermato all’ANSA il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, di rientro in città dopo aver partecipato ieri sera al tavolo di crisi.
“Ieri hanno fermato l’Afo4 – aggiunge il sindacalista – in maniera preventiva, secondo quanto ci hanno riferito, in vista dello sciopero che avevamo annunciato per oggi. Hanno ridotto anche la marcia del treno nastri e per l’Afo2 erano già programmate le operazioni di fermata, anche se c’è un discorso avviato con la procura. Del resto avevano parlato di ordinata fermata degli impianti e credo che stiano già operando in tal senso”. Secondo l’esponente della Uim, “tra qualche giorno, in mancanza di provvedimenti, questa fermata degli impianti sarà inevitabile. Ieri abbiamo chiesto al governo cosa ha intenzione di fare, forse non hanno ancora recepito la vera condizione di emergenza. Continuano a essere convinti che ArcelorMittal se ne va. Le condizioni poste anche per noi sono inaccettabili e se così è vanno accompagnati alla porta”. Non è possibile, conclude il segretario della Uilm, «aspettare il giudizio del ricorso annunciato per il non rispetto del contratto. Nel frattempo il rischio è che si fermi tutto entro fine mese senza avere idea di quali possono essere le azioni da mettere in campo per tutelare il salario dei lavoratori”.
Dichiarazioni che fanno il pari con quanto aveva già detto il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: “Il Governo deve decidere cosa fare dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa e del settore della siderurgia in Italia. La situazione è drammatica, si devono mettere in campo soluzioni serie e concrete per salvaguardare il futuro di 20mila lavoratori e di un’intera comunità . Il tempo non c’è, già avviato lo spegnimento degli altoforni”.
“È giusto dire – ha dichiarato il leader Uilm – a tutti i lavoratori e ai cittadini che quella fabbrica non può essere sostenibile con i forni elettrici o a gas. Si deve essere chiari nel dire anche che con una produzione di 4 milioni di tonnellate oppure con la chiusura dell’area a caldo, con importazioni dall’estero da stabilimenti del gruppo di semi prodotti, non è sostenibile economicamente”.
“Le richieste di ArcelorMittal sono inaccettabili – continua – perché non sono tollerabili per nessuna ragione 5 mila esuberi che si aggiungono ai 2mila in Amministrazione straordinaria e 5mila dell’indotto”.
“Gli altiforni – prosegue – scontano anni di mancata manutenzione e servono urgenti interventi straordinari. Se si fermano gli altoforni, non c’è possibilità di riattivarli con la conseguenza della fine della produzione la chiusura dello stabilimento”.
“Se si vogliono salvaguardare realmente i 20mila lavoratori – aggiunge – si deve far ritirare a Mittal la procedura di recessione e imporre rispetto degli accordi”.
“Faccio un appello – conclude – al presidente Conte e a tutto il Governo: fare di tutto per evitare conflitto sociale presente oggi a Taranto. Servono urgentemente misure concrete per evitare catastrofe ambientale, occupazionale e industriale. Il tempo è scaduto”.

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