Ex Ilva, i leader di Cgil, Fiom, Cisl e Uil: “Piano B non c’è, lavorare per ricomporre”

 

I segretari generali concordi con il ripristino delle tutele legali. La Cgil per l'intervento pubblico, Cisl e Uil per riconferma accordo
pubblicato il 07 Novembre 2019, 23:23
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Il Premier Giuseppe Conte ha aperto l’incontro di oggi con le istituzioni e le organizzazioni sindacali annunciando che il tavolo sull’ex Ilva sarà permanente considerata l’eccezionalità della vertenza. Il Premier Conte ha anche affermato che sarà avviata una cabina di regia per affrontare la vertenza e tutelare il sistema industriale di tutto il Paese. Mentre la Fiom ha chiesto al Governo di convocare urgentemente il tavolo sindacale, di togliere l’alibi dello scudo penale e di richiamare quindi l’azienda al rispetto degli accordi“. E’ quanto dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil. “ArcelorMittal pensa di riscrivere l’accordo prevedendo i 5mila esuberi e dimezzando la produzione di acciaio – afferma la Re David -. Abbiamo fatto una lunga trattativa per arrivare all’accordo del 6 settembre 2018, e per tenere insieme piano industriale, piano ambientale e la tutela dell’occupazione. È inaccettabile pensare che una grande multinazionale come ArcelorMittal pensi di stracciare quell’accordo. Un intervento pubblico in situazioni come questa servono a dare certezze ai lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo, all’industria del Paese e al risanamento ambientale“.

Ripristinare lo scudo penale e riflettere su un eventuale ingresso di Cdp nella attuale società“. Sono questi i punti che il leader Cgil Maurizio Landini ha sottolineato al governo nel corso dell’incontro a palazzo Chigi per fare il punto sulla vertenza ArcelorMittal e la sua decisione di lasciare gli impianti dell’ex gruppo Ilva. “Serve dare un segnale e ripristinare lo scudo penale, facendo rivivere il decreto del 2015 che riguardava anche i Commissari e che aveva una caratteristica precisa, che valeva in generale, senza fare favori a nessuno con norme che prevedevano come in tutte le situazioni di crisi chi subentrasse non dovesse essere responsabile di cioò che non ha fatto .Mi sembra una cosa di buon senso», ha spiegato al termine dell’incontro con il Governo. Ma la Cgil ha sottolineato a Conte come “sarebbe importante che oltre a dire di far rispettare il piano l’esecutivo mettesse sul piatto la possibilità di entrare con Cdp o in un’altra forma, dentro l’attuale società“. Una nazionalizzazione parziale che per Landini “avrebbe un doppio vantaggio: da un lato toglierebbe qualsiasi idea di ostilità e dall’altra sarebbe un elemento per fare in modo che quegli investimenti e impegni presi siano realizzati“. Una proposta che non ha però avuto nessuna risposta per ora dal governo. “Noi abbiamo chiesto al governo che nel giro di pochi giorni bisognerebbe avere una risposta, che si riattivi un tavolo perché oggi la battaglia è quella di far cambiare idea a Mittal e che non sia accettato che si fermi la produzione di acciaio e che si perda una attività di questa natura“, conclude Landini.

Il Governo faccia un decreto sullo scudo penale per non dare alcun alibi ad ArcelorMittal. Il piano B non c’è, c’è obbligare l’azienda a riaprire la trattativa per rispettare l’accordo fatto con l’allora governo e con Cgil, Cisl e Uil” ha invece dichiarato il segratario generale della Cisl, Furlan. “Occorre privilegiare il percorso che mantenga in vita la fabbrica e la produzione di acciaio nel nostro paese. Ma è necessario che il Governo sgombri il tavolo dal tema dello scudo penale. Giusto l’appello di Conte a rimanere uniti, ma è importante che tutti remiamo nella stessa direzione” ha concluso la Furlan.

Bisogna ripristinare le condizioni che, a suo tempo, hanno consentito l’accordo tra Governo, azienda e Sindacato”. È questa, in sintesi, la richiesta che il Segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha avanzato al tavolo, convocato a Palazzo Chigi dal Premier Conte, sulla vicenda Arcelor Mittal. “Mi appello alla responsabilità di tutti – ha detto Barbagallo – in questo momento non ci possiamo permettere divisioni, perché altrimenti la nostra industria manifatturiera e, con essa, il nostro Paese retrocederebbero in Europa e andremmo verso una disgregazione economica e sociale. L’ostilità di alcuni nei confronti di questo accordo c’è stato prima, durante e dopo la sua firma. Ecco perché – ha proseguito il leader della Uil – noi chiediamo che si riconfermi il piano industriale, il numero degli occupati e il livello di produzione stabiliti con quell’accordo, che deve essere rispettato in tutti i suoi punti. Questa deve essere la base per la discussione: lo chiediamo con forza, si deve fare. Tutte le condizioni previste, compreso lo scudo legale, devono essere ribadite e senza esuberi. Noi vogliamo dare una mano – ha concluso Barbagallo – ma bisogna remare tutti nella stessa direzione“.

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