Ex Ilva, ecco le richieste di ArcelorMittal al governo

 

Fonti parlano di ripristino tutele legali, rivisitazione tetto produzione a 4 milioni con lavoratori in cig a carico dello Stato e tutele su Afo2
pubblicato il 06 Novembre 2019, 20:24
3 mins

In attesa della conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, le indiscrezioni sull’avvio di una possibile negoziazione tra il governo ed ArcelorMittal, trovano conferma unicamente nelle richieste che i vertici della multinazionale avrebbero presentato durante l’incontro odierno (si tratta di fonti di Palazzo Chigi, riportate anche dal Sole24Ore e da Borsa Italiana).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/06/ex-ilva-concluso-vertice-avviata-negoziazione/)

Dopo aver confermato i contenuti della lettera dell’ad Lucia Morselli e il contenuto dell’atto di citazione, ovvero l’intenzione di recedere dall’acquisizione degli asset industriali con il conseguente passaggio degli stessi e dei lavoratori ad Ilva in amministrazione straordinaria, la multinazionale avrebbe chiesto la reintroduzione delle tutele legali con l’impegno da parte del governo che non vengano più cancellate. Inoltre, a fronte del mutato scenario del mercato dell’acciaio europeo, si parla della rivisitazione del contratto d’affitto dal punto di vista della produzione, portanto il tetto massimo a 4 milioni di tonnellate annue. Il che comporterebbe una diminuzione della forza lavoro pari a 4mila unità, di cui dovrebbe farsi carico lo Stato attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

(leggi l’articolo in cui anticipavamo i 5mila esuberi https://www.corriereditaranto.it/2019/10/24/ex-ilva-il-dado-e-tratto-e-il-punto-di-non-ritorno/)

Tutto questo, ovviamente, si verificherebbe soltanto a fronte della possibilità per la multinazionale di continuare a produrre: eventualità che sembra sempre più a rischio in vista della ormai certa fermata dell’altoforno 2, visto che la struttura commissariale non riuscirà a realizzare le prescrizioni imposte della Procura di Taranto la cui scadenza è prevista per il 13 dicembre. Anche in questo caso servirebbe l’intervento del governo, attraverso un provvedimento legislativo che estenda la facoltà d’uso di almeno 12 mesi (si parla anche di 14-16 mesi, a fronte dei tre concessi a settembre dal Tribunale del Riesame di Taranto), per consentire alla struttura commissariale di intervenire nell’esecuzione delle prescrizioni previste.

Sempre stando alle indiscrezioni provenienti da Roma, il governo avrebbe preso alcuni giorni di tempo per riflettere sul da farsi. Soprattutto per verifcare se sussistano le considizoni legislative e politiche per procedere in tal senso, visto che sulla vicenda Ilva è in ballo la tenuta stessa dell’esecutivo. Molto probabilmente già all’inizio della prossima settimana ci sarà un nuovo incontro tra le parti, durante il quale il governo scioglierà le sue riserve.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/05/ex-ilva-ecco-latto-di-citazione-al-tribunale-di-milano4/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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