Ex Ilva, Conte: “ArcelorMittal vuole 5mila esuberi”

 

Drammatica conferenza stampa del premier. Da domani tavolo di crisi con sindacati, Regione e Comune. Ma la negoziazione è aperta"
pubblicato il 06 Novembre 2019, 23:30
8 mins

Terminato dopo tre ore il Consiglio dei Ministri, il premier Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, hanno appena tenuto una conferenza stampa dai toni drammatici sulla vicenda Ilva.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/06/ex-ilva-ecco-le-richieste-di-arcelormittal-al-governo2/)

Il premier Conte mette subito in chiaro una cosa: “Assicuro che il Governo su questa vicenda è coeso, unito e marcerò compatto” provando a sgombrare il campo dalle possibili polemiche dovute al fatto che all’interno della stessa maggioranza di governo le idee non sono assolutamente le stesse.

Conte ha poi evidenziato come “le iniziative prese dall’azienda sono molto preoccupanti. La società affittuaria ha anticipato un atto di recesso. Ed un atto di citazione a tribunale Milano per legittimità di recesso. Chiedendo di esprimersi su legittimità dello scioglimento del contratto. Abbiamo anticipato al gruppo Mittal che non riteniamo assolutamente giustificate queste posizioni“.

Proprio “per mostrare la nostra disponibilità, il Governo ha dichiarato la disponibilità per ripristinare l’esimente penale. Prima motivazione per la quale l’azienda ha addotto per il recesso del contratto. Però abbiamo rappresentato all’azienda che non riteniamo affatto giustificata la pretesa della controparte dal punto di vista giuridico, perché l’addendum sottoscritto in aggiunta al contratto non fa alcun riferimento esplicito all’immunità penale, ma ad eventuali modifiche legislative del Piano Ambientale tali da non rendere possibile sul piano tecnico la sua attuazione e quindi conseguentemente il piano industriale“. 

Per sgombrare il campo da quello che però è un falso problema, abbiamo chiaramente offerto la disponibilità a reintrodurre lo scudo penale. Ma questa nostra offerta è stata rifiutata perché non è questo il tema centrale della vicenda” ha detto Conte. 

Poi è emerso chiaramente che la vera causa del disimpegno non è l’esimente penale. Il tema vero è che l’azienda ritiene che gli attuali livelli di produzione a 4 milioni non riesce a sostenere e remunerare gli investimenti previsti. Il tema è quindi strettamente industriale. Ci hanno detto chiaramente che l’impianto produttivo non è sostenibile economicamente. E soprattutto non lo è dal punto di vista della tenuta occupazionale. Per mantenre continuità aziendale l’azienda ha messo sul tavolo l’esubero di 5mila persone. Che avrebbe ripercussioni drammatiche anche sull’indotto. Ttuto questo per noi non è accettabile” ha detto ancora Conte. 

Da questo punto di vista ci siamo detti disponibili a negoziare. Perchè sosteniamo l’assoluta strategicità dell’impianto. Bisogna preservare quello che era il progetto industriale presentato all’Italia a seguito della gara pubblica. Perchè le richieste del committente, quindi dello Sato, erano già evidenziate nel bando. I contenuti del piano industriale e ambientale erano specificate nelle clausole di quel contratto. La vertenza aziendale in atto in questo momento prospetta un disimpegno da impegni contrattuali presi dopo quella gara. Nessuno ha chiesto a Mittal di parteciparvi, hanno avuto due anni di tempo assisititi dai migliori studi legali e dai migliori consulenti per verificare la sostenibilità dell’operazione attraverso la data room e la due diligence. Chi è quindi che sta venendo meno ai patti? Lo stato italiano o l’azienda? La risposta è sin troppo chiara per noi” ha detto ancora il premier.

Per il premier Conte quindi “le criticità non giustificano quello che ci viene prospettato, ovveor la riconsegna dell’intero impianto. E’ scattato un allarme rosso, lo voglio dire chiaramente. Negozieremo 24 ore su 24 e già domani apriremo un tavolo di crisi permanente. Nessuna decisione aziendale può essere addebitata al governo, lo voglio dire chiaramente. Gli obiettivi non raggiunti non sono imputabili all’attuale governo ma evidentemente a valutazioni errate da parte dell’azienda“. 

Abbiamo quindi invitato l’azienda a rimeditare queste sue iniziative. Siamo assolutamente determinati a difendere ed assicurare il rilancio dell’Ilva e della città di Taranto. Non lasceremo soli i lavoratori e le comunità locali impegnate in questa vertenza. Abbiamo quindi invitato l’azienda a proporre nuove soluzioni in un paio di giorni. Al contempo valuteremo tutte le nostre iniziative possibili” ha proseguito Conte. 

Siamo determintati ad assicurare i livelli produttivi, la continuità industriale e l’attuazione del piano ambientale. E’ l’intero paese che deve reggere l’urto di questa sfida. Che adesso diventa la priorità assoluta del governo. Domani convocheremo i sindacati, il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: apriremo questo tavolo a tutte le parti in causa sin da domani pomeriggio” ha concluso Conte.

Subito dopo è intervenuto brevemente anche il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli: “La situazione è molto delicata vista l’importanza strategica che la siderurgia riveste per effetto diretto sull’occupazione che genera e per effetto indiretto sulla filiera di tutti i settori coinvolti (automotive, navale, edilizia). Perdere il settore siderurgico avrebbe ripercussioni drammatiche su molti altri settori produttivi“. 

Poi il ministro Patuanelli ha rivelato un retroscena non di poco conto: “Sin dal 12 settembre, ovvero la prima volta che ho incontrato la dirigenza di ArcelorMittal, hanno chiarito che il problema era la non capacità rispetto all’attuazione del piano industriale e quindi la tenuta dei livelli occupazionali. A prescindere dal sequestro di Afo 2 e dal sequestro del IV sporgente del porto dove scaricano le materie prime, hanno fatto presente che non potevano andare oltre le 4 miloni di tonnellate come produzione e che questo avrebbe comportato l’esubero di 5mila persone“. Questo “a fronte di 6 milioni di tonnellate e di bramme da acquistatre dall’esterno sino al 2023 secondo quanto previsto dal piano industriale, che dal 2024 sarebbero salite ad 8 milioni di tonnellate di acciaio prodotto all’anno più 2 milioni di bramme acqusitate, tali da portare la produzione al livello massimo di 10 milioni“. 

Dunque “hanno chiaramente detto oggi che non sono in grado di rispettare il piano industriale. Tutto questo ha inevitabilmente un riflesso sull’attuazione del piano ambientale perché la produzione consente il guadagno che genera gli investimenti per il piano ambientale. Senza continuità produttiva non si investe sull’attuazione piano ambientale“. 

Il ministro Patuanelli ha poi concluso dichiarando che “il governo è pronto a valutare elementi di accompagnamento temporaneo ad una situazione contingente sul breve periodo. Certamente la crisi del mercato europeo dell’acciaio, la guerra dei dazi e la crisi di diversi settori produttivi hanno avuto il loro peso, ma qui siamo di fronte ad una questione strutturale. Per noi questo non è accettabile. L’azienda ha confermato perdite per 2 milioni al giorno. Voglio soltanto ricordare che la gestione commissariale da gennaio 2018 ad ottobre 2018 ha maturato perdite pari 480 milioni di euro, con livelli occupazionali superiori agli attuali. Su base annua loro hanno dichiarato perdite pari a 780 milioni di euro. Quindi per noi è evidente che qualcosa il management dell’azienda ha certamente sbagliato“. 

(leggi l’articolo in cui anticipavamo i 5mila esuberi https://www.corriereditaranto.it/2019/10/24/ex-ilva-il-dado-e-tratto-e-il-punto-di-non-ritorno/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

2 Commenti a: Ex Ilva, Conte: “ArcelorMittal vuole 5mila esuberi”

  1. Piero

    Novembre 7th, 2019

    Ed il tuo governo di incompetenti da asilo nido gli ha servito sul piatto d’argento l’assist.

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  2. Gico

    Novembre 7th, 2019

    Ormai l’Italia viene considerata da anni REPUBBLICA DELLE BANANE quindi tutti credono di venire per depredare. Questa volta le cose sembra prendano un altro verso; In pratica Mittal dopo aver depredato commesse e quote di mercato vorrebbe ancora “la botte piena e la moglie ubriaca” cioè l’impianto siderurgico a titolo gratuito senza dipendenti locali magari con il tesoretto dei Riva. La speranza che il Governo e sopratutto la politica locale tenga duro e abbia un piano di reindustrializzazione sostenibile, alternativo e diversificato che in base ad esperienze remote resta limitato. A questo punto non con le parole ma con i fatti la “molle tarantinità ” dovrebbe tirar fuori gli attributi e sbatterli sui tavoli che contano. Buonasera

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