Ex Ilva, la lettera della Morselli e tutti i nodi irrisolti

 

Punto per punto esplicati tutti gli aspetti della vicenda: dalle tutele legali ad Afo 2, dal sequestro del IV sporgente agli ostacoli politici
pubblicato il 05 Novembre 2019, 16:24
16 mins

Un documento di sei pagine, nella quale vengono chiariti punto per punto, tutti i motivi che hanno spinto ArcelorMittal Italia a comunicare l’intenzione di recedere dal contratto di affitto dei rami d’azienda del gruppo ex Ilva.

Che, purtroppo per noi, include tantissimi elementi che abbiamo scritto nei giorni scorsi, nelle passate settimane e negli ultimi mesi. Si è verificato esattamente tutto quello che avevamo previsto.

Ciò detto, lasciamo volentieri il palcoscenico e il clamore mediatico agli altri, scegliendo come sempre l’analisi e la pubblicazione dei documenti ufficiali. Leggerla tutta aiuterà sicuramente a comprendere meglio i diversi passaggi di questa infinita vicenda. 

La missiva, firmata dal CEO Lucia Morselli, il cui oggetto è “Contratto di affitto con obbligo di acquisto di rami d’azienda in data 28 giugno 2017 (come modificato in data 14 settembre 2018 e integrato in data 20 marzo 2019)”, è indirizzata ai Commissari Straordinari di Ilva in AS ed alle società inglobate nel contratto (ILVAFORM S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, TARANTO ENERGIA S.r.l. in Amministrazione Straordinaria, ILVA SERVIZI MARITTIMI S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, TILLET S.a.s. in Amministrazione Straordinaria, SOCOVA S.a.s. in Amministrazione Straordinaria).

Il testo della missiva si estende nel suo ragionamento in punta di diritto, mettendo sul tavolo tutti i nodi mai sciolti davvero della vicenda. O, quanto meno, i principali dal punto di vista dell’azienda.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/04/ex-ilva-mittal-ai-commissari-entro-30-giorni-lasciamo5/)

Il nodo dell’eliminazione della ‘protezione legale’

In incipit, dopo aver richiamato integralmente le precedenti comunicazioni del 1 maggio e 6 giugno 2019 (riguardanti “Fondamentali modifiche all’assetto normativo dell’operaziorze Ilva”), la Morselli evidenzia che “la Legge 2 novembre 2019 n. 128, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 novembre 2019 ed entrata in vigore il 3 novembre 2019 (il “Provvedimento Legislativo 2019”), ha eliminato la “protezione legale” prevista dall’art. 2, comma 6, del Decreto Legge 5 gennaio 2015 n. 1 (“Decreto 2015”) e sostanzialmente confermata dall’art. 14 del Decreto Legge 3 settembre 2019 n. 101 (la “Protezione Legale”)“.

Infatti, sopprimendo l’articolo 14 del Decreto Legge 3 settembre 2019 n. 101, il Provvedimento Legis ha causato il ripristino del testo del Decreto 2015 come modificato dall’articolo 46 del Decreto Legge 3! 2019 n. 34, con l’eliminazione della Protezione Legale ex alt. 2, comma 6, dello stesso Decreto 2015. Di conseguenza, la Protezione Legale è stata nuovamente eliminata con efficacia dalla data di entrata in vigore del Prowedimento Legislativo 2019.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/10/24/ex-ilva-il-dado-e-tratto-e-il-punto-di-non-ritorno/)

Nella missiva viene ricordato che “come previsto nell’offerta vincolante definitiva e nell’articolo 25.9 del Contratto, la Protezione Legale costituiva un presupposto essenziale su cui l’Affittuario ha fatto esplicito affidamento e in mancanza del quale non avrebbe neppure accettato di partecipare all’operazione né, tantomeno, di instaurare il rapporto disciplinato dal Contratto“. Eliminando quindi “la Protezione Legale, il Provvedimento Legislativo 2019 ha un impatto irrimediabilmente dirompente sul Contratto perché, fral’altro, comporta una modifica del Piano Ambientale che rende non più realizzabile il Piano Industriale. Si applica conseguentemente l’art. 27.5 del Contratto“.

Infatti, si legge nella lettera, il Provvedimento Legislativo 2019 rende impossibile, fattualmente e giuridicamente, attuare il Piano Ambientale in conformità alle relative scadenze nonché, al contempo, proseguire l’attività produttiva e gestire lo stabilimento di Taranto come previsto dal Contratto, nel rispetto dell’applicabile normativa amministrativa e penale. Tra le altre conseguenze, – viene inoltre rimarcato – da quando hanno appreso che la Protezione Legale sarebbe stata  eliminata, numerosi responsabili operativi dell’area a caldo nello stabilimento di Taranto hanno affermato che si sarebbero rifiutati di lavorarvi per non rischiare di incorrere in responsabilità penale. Senza la Protezione Legale, è necessario ed inevitabile chiudere l’intera area a caldo dello stabilimento di Taranto (a cui le misure del Piano Ambientale si applicano prevalentemente) e interrompere la produzione, con conseguente impossibilità sopravvenuta di eseguire il Contratto“.

Proprio questo, invero, è per l’azienda lo scopo dell’emendamento che ha condotto al testo definitivo del Provvedimento Le gislativo 2019, come confermano varie dichiarazioni rese da esponenti del potere legislativo ed esecutivo. Del resto, l’Ordine del Giorno G14.500, approvato dalle Commissioni Riunite del Senato in data 21 ottobre 2019, mette in diretta ed esplicita relazione l’eliminazione della Protezione Legale con la richiesta al Governo di garantire l’adozione di modalità produttive orientate alla decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto“.

Ciò conferma, in modo inequivocabile per l’azienda, “che la scelta legislativa di eliminare la Protezione Legale è stata effettuata nella piena consapevolezza della conseguente necessaria ed inevitabile chiusura dell’area a caldo nonché “riconversione e riqualificazione industriale” dello stabilimento di Taranto. Appare del tutto evidente che ci si trovi di fronte ad una consapevole scelta volta al superamento per via legislativa del Piano Ambientale e del Piano Industriale che erano alla base dell’investimento dell’Affittuario e del Contratto, integrando pienamente i presupposti del diritto di recesso previsto dall’art. 27.5 dello stesso Contratto“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/09/immunita-e-ambiente-laccordo-che-blinda-arcelor2/)

Il capitolo riguardante la vicenda dell’Altoforno 2

Anche in questo caso, vengono richiamate ai destinatari, integralmente, le precedenti comunicazioni dell’azienda relative all’altoforno 2 dello stabilimento di Taranto (“AFO 2”), incluse quelle in data 17 luglio, 2 agosto, 2, 20 e 25 settembre nonché 4 e 25 ottobre 2019.

Inoltre, scrive la Morselli, “facciamo riferimento all’ordinanza del 27 giugno 2019 con cui il GUP di Taranto ha rigettato l’istanza di revocare il sequestro su AFO2 che Ilva aveva presentato il 18 gennaio 2019; al conseguente ordine di spegnimento emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto in data 9 luglio 2019all’ordinanza del 20 settembre 2019 con cui il Tribunale del Riesame delle Misure Cautelari presso il Tribunale di Taranto ha accolto “parzialmente l’appello” proposto da Ilva in data 2 settembre 2019 (“Ordinanza”)“.

L’ordinanza ha concesso temporaneamente la facoltà d’uso di AFO2a condizione che Ilva esegua integralmente le prescrizioni disposte il 7 settembre 2015 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto che sono rimaste, in tutto o in parte, inattuate. Le motivazioni dell’Ordinanza, depositate il 21 ottobre 2019, chiariscono che tali prescrizioni devono essere eseguite entro il 13 novembre o il 13 dicembre 2019 e che includono l’automazione delle operazioni attualmente eseguite al campo di colata (TW-Tapping Measuring Technology”, la “Prescrizione c.”). Nonostante le indimostrate dichiarazioni contenute nella Vostra lettera(il riferimento è ai Commissari Straordinari)del 30 ottobre 2019, gli organi competenti non hanno confermato in alcun modo che la presentazione dei progetti e cronoprogrammi relativi all’esecuzione della Prescrizione C entro il 13 (riconoscendo che occorrerebbero almeno 12 mesi per completarla)“.

Allo stato, quindi, AF02 dovrebbe essere spento a causa di “anni di inadempimento colpevole all’obbligo di eseguire le prescrizioni da parte delle Concedenti.

Inoltre, occorre ragionevolmente applicare le prescrizioni disposte dell’Ordinanza anche agli altiforni 1 e 4, con la conseguenza che anch’essi dovrebbero essere spenti per motivi precauzionali“.

Come “avete ripetutamente rilevato e come confermato dal Vostro consulente RINA nel “Piano di intervento per l’impianto AF02” in data 10 agosto 2019, l’impossibilità di operare AF02 inciderebbe “in maniera decisiva sugli assetti complessivi del ciclo produttivo dello stabilimento di Taranto, compromettendone la stessa sopravvivenza” e rendendo irrealizzabile il Piano Industriale anche per questa ulteriore ragione“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/20/arcelormittal-afo2-puo-continuare-attivita/)

Gli altri ostacoli incontrati in un anno di gestione

A ciò, prosegue la Morselli, “aggiungasi la situazione di persistente incertezza fattuale e giuridica derivante dal complesso delle circostanze sopra descritte che, insieme a quelle indicate nei successivi punti e al generale clima di ostilità conseguentemente determinatosi, rendono da mesi impossibile gestire regolarmente i Rami d’Azienda e stanno causando ingentissirni danni all’Affittuario“.

Si pensi, a mero titolo esemplificativo: “alle molteplici iniziative e dichiarazioni da parte di istituzioni e amministrazioni nazionali e locali contrarie alla realizzazione del Piano Industriale e del Piano Ambientale per lo stabilimento di Taranto e a favore della riconversione dell’area, che hanno compromesso la fiducia nel progetto industriale, alimentando il generale clima di sfiducia e ostilità dei lavoratori e degli altri stakeholder oltre a ostacolare l’attività nello stabilimento e distrarre risorse chiave dalla realizzazione del progettoal sequestro dell’intero molo 4 (soltanto parzialmente rimosso la scorsa settimana), che ha gravemente ostacolato l’approvvìgionamento di materiale grezzo e, quindi, il regolare funzionamento dello stabilimento fino a porre a rischio la continuità operativa dell’azienda; fra l’altro, gli impianti hanno dovuto operare ad intermittenza durante tutta l’estate del 2019, con pesanti ripercussioni sia sui livelli di produzione e sui costi operativi sia sull’integrità degli altoforni. Ancora oggi, non è possibile approvvigionarsi di materiale grezzo in quantità sufficiente a garantire i necessari livelli di produzione nonostante siano stati effettuati enormi investimenti per utilizzare altri porti commerciali; alla prolungata difficoltà di accedere ai livelli necessari di misure sociali che sono indispensabili al fine di mitigare i costi del lavoro nel processo di adattamento della produzione alle condizioni precarie dello stabilimento e al difficile contesto di mercato; alla perdita del diritto alle quote di emissioni di CO2 a partire dall’anno 2020, causata dalla riduzione dei livelli produttivi, dovuta alle difficoltà tecniche relative ad AF02 e alle altre circostanze sopra descritte; all’avvio, nel maggio 2019, di un procedimento diretto a modificare le condizioni dell’autorizzazione AIA riguardante lo stabilimento di Taranto, che ha determinato una grave incertezza sulla relativa operatività e sui connessi investimenti ambientali. Tale incertezza è ancora più grave e ingiustificata se si considera che il quadro normativo e regolamentare era stato definito, nell’ambito della procedura d’offerta e della conclusione del Contratto, con DPCM in data 29 settembre 2017 (la cui piena legittimità e stata confermata dai pareri del Consiglio di Stato, 11. 1897 e 1898/2019)“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/10/19/22ex-ilva-siamo-di-nuovo-al-caos-totale-serve-serieta/)

Pertanto, “alla luce delle circostanze esposte l’Affittuario invia la presente comunicazione di recesso dal Contratto ai sensi del relativo art. 27.5, con efficacia a decorrere dalla data odierna, richiedendovi sin d’ora di collaborare al fine di completare la regolare retrocessione dei Rami d’Azienda entro 30 (trenta) giorni da oggi, in conformità a quanto previsto nei commi 1-3 dell’articolo 27 dello stesso Contratto; in subordine, dichiara che il Contratto è risolto di diritto per sopravvenuta impossibilità di eseguirlo e che, in via di ulteriore subordine, se ne chiederà la risoluzione giudiziale per i gravi inadempimenti delle Concedenti e/o per eccessiva onerosità della nostra prestazione; Vi richiede di porre in essere le azioni di Vostra competenza ai fini del trasferimento dei Dipendenti alle Concedenti in base all’articolo 27. del Contratto, incluso l’avvio delle procedure di legge in coordinamento con l’Affittuario. Al riguardo, Vi informiamo che l’Affittuario e le Società Designate trasmetteranno prontamente la comunicazione di avvio della Procedura di Consultazione Sindacale alle competenti organizzazioni sindacali; rendendosi disponibile ad offrire la necessaria collaborazione a tal fine nonché precisando che comunicherà prontamente la decisione di recesso risoluzione oggetto della presente lettera agli enti competenti“.

Inoltre si comunica che, “nelle more del trasferimento delle autorizzazioni a Vostro nome, richiederà all’autorità competente (anche nell’interesse delle Concedenti e in funzione della tutela dell’ambiente) la sospensione dei termini inerenti agli adempimenti previsti nel Piano Ambientale; si evidenzia al riguardo che compete alle Concedenti, dopo aver ricevuto la presente lettera, la decisione di mantenere e/o modificare il Piano Ambientale che era strettamente connesso all’attuazione del Piano Industriale dell’Affittuario (oramai, come notato, non più realizzabile); Vi comunica altresì che, da oggi, saranno avviate tutte le operazioni necessarie per realizzare l’ordinata e graduale sospensione delle attività produttive, iniziando dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, e che ne saranno informate tutte le amministrazioni e le autorità competenti in data odierna; Vi chiede il pagamento del conguaglio ex articolo 18 del Contratto dopo che il relativo importo sarà determinato in conformità a tale clausola e, a questo fine, Vi invita a completare celermente la procedura per risolvere il disaccordo sulle Situazioni Patrimoniali alla Data di Esecuzione (affidata & Ernst & Young S.p.A. ex articolo 23.5 dello stesso Contratto)“.

Infine, la Morselli conclude la sua lettera evidenziando come “La presente vale anche quale comunicazione di valersi delle clausole risolutive espresse rispettivamente previste nei contratti di affitto esecutivi sottoscritti dalle Società Designate e dalle corrispondenti Concedenti, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1456 del codice civile. L’Affittuario si riserva espressamente di far valere ogni altro diritto, azione, rimedio e difesa ai sensi del Contratto e delle applicabili disposizioni normative. Distinti saluti“.

 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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