ArcelorMittal, nessuno stappi bottiglie di champagne

 

Fabbrica chiusa o non chiusa, la verità è che non esiste un 'piano B'. A parte il libro dei sogni da tastieristi social...
pubblicato il 05 Novembre 2019, 06:00
5 mins

Nessuno stappi bottiglie di champagne, sia chiaro. Perchè la decisione di ArcelorMittal di disimpegnarsi da Taranto non può far sorridere, a prescindere da come la si pensi. Perchè qui non è scegliere tra fabbrica chiusa e fabbrica aperta. No, per chi non l’avesse capito ancora, qui è in gioco il futuro della città.
Un paradosso? Nient’affatto. Chi ci segue da anni, sa perfettamente come la pensiamo: da sempre sognamo una Taranto senza acciaio. Ma sa altrettanto perfettamente che la realtà, adesso, è drammatica: qui si rischia seriamente di restare con il cerino in mano. Tanto Mittal continuerà a fagocitare miliardi in giro per il mondo, i politici a Roma proseguiranno a sbraitare senza risolvere un granchè, mentre a Taranto dovremo affrontare quella che da più parti considerano una ‘bomba sociale’.
Ecco cosa significa non aver affrontato con gli attributi dovuti una tragedia come quella di Taranto sin da quando scoppiò l’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’, cioè sin dal 2012 (se proprio non vogliamo andare più indietro con gli anni…). Da allora, promesse di spiccioli da spendere per un rilancio ancora non decollato e soprattutto leggi a go go pro-Ilva. Nessuno mai, come da sempre scriviamo qui, da Monti fino al Conte-bis, ha avuto il coraggio di affrontare il toro per le corna. Anzi, negli ultimi tempi – e scusate la franchezza – a Roma hanno saputo soltanto complicare la vita a tutti. Soprattutto alla città.
Ci hanno frantumato i cosiddetti nelle varie campagne elettorali: tutti avevano la soluzione del problema, salvo poi far retromarcia. Un vezzo tutto italico di far politica: promesse roboanti per poi smentirsi fra mille giustificazioni sembra ormai un mantra per quanti salgono a Roma.
E qui diamo a Cesare quel che è di Cesare: scusate, ma è doveroso. Perchè nonostante sia bistrattato, talvolta ferocemente criticato, per certi versi metaforicamente preso a sberle, l’unico politico che negli ultimi mesi ha saputo porre una domanda sensata è stato proprio il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. No, non saltate dalla sedia: i fatti parlano chiaro. Ed è accaduto a giugno scorso, quando al tavolo del CIS, in Prefettura a Taranto, Melucci chiese a Di Maio, allora titolare del Ministero dello Sviluppo economico, se per Taranto il Governo avesse pronto un ‘piano B’ nel caso i rapporti – già tesi allora – con ArcelorMittal fossero precipitati.
https://www.corriereditaranto.it/2019/06/24/melucci-al-tavolo-cis-qual-e-il-piano-b/
Cosa rispose Di Maio? Come tutti sanno: il Governo non aveva alcun ‘piano B’ nel cassetto. Così come tutti negli anni precedenti. E lasciamo stare gli incantatori di serpenti, falsi illusionisti del pensare comune, imbonitori della peggior specie. La verità, da tempo e da anni, è che nessuno mai – lo ripetiamo alla noia – ha mai pensato o voluto pensare a un ‘piano B’ per Taranto. Perchè tutti aggrappati alla mammella d’acciaio, perchè tutti a fregarsi le mani per avere comunque un nemico da demonizzare.
E ora che una multinazionale come Mittal ha acceso i motori dell’abbandono, ecco che tutti vanno fuori di testa a Roma e nessuno sa come risolverla se non con qualche altro provvedimento arraffazzonato buono per calmierare gli animi e rinviare ancora un po’ il problema. Con la complicità, c’è da scommetterci, dei soliti noti nascosti sotto le mentite spoglie dei salvatori della patria…
Qui è solo chiaro un aspetto: l’incapacità assoluta di gestire un problema enorme, anzi gestirlo solo con isterìa. Davvero credevano a Roma che Mittal si spaventasse davanti alle incertezze del Governo? Ma a Roma hanno davvero in tutti questi mesi sottovalutato la multinazionale lussemburghese, che già in passato ha acquistato aziende e poi se n’è disfatta senza fare una piega? Infine, non è che adesso si rischia pure di pagare ad essa i danni, oltre a dover gestire una voragine sociale come quella che potrebbe scoppiare?
La verità è che l’ex Ilva è il simbolo più alto dell’incertezza al potere. L’Italia da anni non sa scegliere una rotta perchè non ha il coraggio di farlo e s’affida alla demagogia per confondere le idee agli italiani, colpevoli se vogliamo di lasciarsele confondere con troppa faciloneria.
Ed ecco il ‘piano B’ che nessuno ha voluto preparare per Taranto, così come per altre vicende: nessuno, sia detto con chiarezza. E se qualcuno ne ha nascosto uno vero per la nostra città, sarebbe ora di tirarlo fuori. Serio e concreto: non certo il libro dei sogni da tastieristi social, per favore.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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