Pellegrinaggio incessante al “San Brunone”

 

Mons. Filippo Santoro nell’omelia della messa: “Ricordiamo le vittime del lavoro e del dovere"
pubblicato il 02 Novembre 2019, 15:27
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Stamane, 2 novembre, per i vialetti del “San Brunone” è stato incessante il pellegrinaggio, alla ricerca della memoria di quanti non sono più, per ornarne la tomba con fiori e lumini e recitando preghiere in suffragio. I vigili urbani hanno approntato un efficiente servizio d’ordine per evitare intasamenti al traffico veicolare nelle principali strade d’accesso al cimitero. Non è mancata la vigilanza all’interno del sacro luogo, a impedire (o almeno a limitare) la presenza di accattoni e borseggiatori; per i vialetti è stata anche notata anche la presenza dei “falchi”. I visitatori sono stati piacevolmente colpiti dalla pulizia all’interno del “San Brunone”: merito dell’intenso lavoro degli addetti ma soprattutto del forte acquazzone del giorno precedente, che ha fatto piazza pulita del polverino rosso dell’ex Ilva, scivolato nei tombini con tutta l’acqua piovana. Speriamo che tutto ciò mantenga il più a lungo possibile. Unica nota stonata, il grave stato di degrado di alcune tombe di famiglia abbandonate, di cui il Comune sta provvedendo, verificata l’inagibilità e la scadenza delle concessioni, all’assegnazione mediante bando pubblico.

Molti visitatori si sono anche soffermati ad ammirare un’antica e poco conosciuta testimonianza della storia della nostra città, nucleo originario del cimitero: l’ex Certosa di San Bruno (muro di cinta lato Massafra), costruita nel 1700, già sede di laboratorio di un marmista, in pessime condizioni conservative.

Per tutta la mattinata le bande musicali “Lemma” e di Crispiano hanno eseguito per i vialetti le tradizionali marce funebri mentre quella cittadina intitolata a Giovanni Paisiello, diretta dal maestro Vincenzo Simonetti, ha accompagnato il corteo delle autorità dal cancello principale alla cappella monumentale per la celebrazione della messa presieduta dall’arcivescovo in suffragio dei Defunti. Così mons. Filippo Santoro ha detto nell’omelia: “Ricordiamo le vittime del lavoro e del dovere. Che strazio celebrare le esequie di giovani lavoratori. L’ultimo, Mimmo Massaro, 40 anni, operaio di Arcelor Mittal, morto in un incidente sul lavoro il 10 luglio, cadendo in mare insieme alla gru sulla quale lavorava, crollata per la tromba d’aria che ha colpito la città. Il penultimo, sempre di Fragagnano, il 15 giugno, Antonio Dell’Anna, 54 anni, il vigile del fuoco morto in servizio mentre spegneva un incendio. Ricordiamo anche adulti e bambini vittime dell’inquinamento. Ricordiamo i morti per femminicidio, per droga, i tanti giovani morti dopo gli eccessi di una festa, i morti per gli incidenti stradali. Noi preghiamo per tutti, ma dovremmo fare molto di più per difendere la vita”.

Soffermandosi sulla devianza minorile, ha detto: “Occorre un impegno e una vigilanza della famiglia, che deve intervenire prevenendo e seguendo i figli e non lasciandoli in pasto a mercanti di morte e al dominio imprudente e incontrollato dei social, le istituzioni educative, innanzitutto la scuola, la chiesa. Mi ha raccontato una mamma: ‘Don Filippo attirate mio figlio ai campetti della parrocchia, altrimenti se lo prendono quelli del traffico di droga, lui cede perché guadagna in una settimana più di quanto guadagna in un mese mio marito pescatore’”.

Così ha concluso: “È urgente un impegno corale del Governo, delle forze politiche, dell’economia e della cultura per trovare nuovi sbocchi di lavoro. Per la nostra terra in particolare è più che mai urgente una concertazione per aprire nuovi sbocchi lavorativi, e per differenziare l’occupazione. La situazione è molto grave. Ciascuno, passatemi l’espressione, suona la propria musica per conto suo. Proprio per questo non possiamo andare avanti per inerzia aspettando l’esaurimento di tutte le energie e chi ne soffre sono soprattutto le categorie più deboli, i poveri, i giovani. Dobbiamo avviare insieme un movimento positivo, con una visione di insieme secondo dei passi concertati che partono dai giovani, dalla istruzione alla ricerca, alla innovazione e agli investimenti, alla cura della casa comune”.

Subito dopo, assieme alle autorità civili e militari, mons. Filippo Santoro si è recato al Famedio della Marina Militare per la deposizione di corone d’alloro.

Foto di Francesco Manfuso

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