D’Agostino: “Taranto ti porto in C”. Intervista al capitano rossoblù

 

Il trequartista genovese, entrato nella top ten dei marcatori del Taranto di sempre con la doppietta di domenica scorsa, giura fedeltà ai colori rossoblù. "Ho ricevuto proposte allettanti da tutti i punti di vista ma io voglio vincere con la maglia del Taranto addosso"
pubblicato il 31 Ottobre 2019, 11:37
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“Non esiste un bagaglio di esperienza quando vieni a Taranto, occorre resettare tutto. Taranto fa storia a se, Taranto non è per tutti. Prima di venire in questa gloriosa piazza, puoi solo farti un’idea di ciò che può essere ma una volta che ci sei capisci quanto puoi essere adatto a restare. Puoi essere il giocatore tecnicamente più forte, aver segnato altrove caterve di reti ma quando vieni a Taranto il passato non conta. Se poi arrivi da un contesto in cui giocavi davanti a 300 spettatori e non avevi così tanti giornalisti che seguono la squadra, allora è come passare veramente dall’Eccellenza alla serie A”.

Ha le idee chiare il capitano del Taranto, Stefano D’Agostino, 27 anni nativo di Genova, un trascorso nelle giovanili della Sampdoria, che con la doppietta di domenica scorsa nel match vinto con il Gladiator è entrato nella top ten dei migliori marcatori della storia del Taranto (quota 38 gol) ma soprattutto si è ripreso il ruolo di leader della squadra dopo aver disputato solo tre gare da titolare in nove giornate in questo primo scorcio di stagione.

“Taranto è una piazza che se non hai le spalle larghe ti toglie lucidità “ – prosegue con tono accorato –“Se trovi la chiave giusta per affrontare tutta la pressione che ti arriva dall’esterno allora puoi reggere a livello mentale quanto ti può capitare nel corso della stagione sia nel bene che nel male. Io credo di aver trovato la chiave giusta e qui sto veramente bene; in questo momento sono nel posto in cui vorrei essere, mi sento gratificato.”

Domanda diretta: perché con Ragno non ha funzionato?

“Mi dispiace tanto per il mister, la notizia del suo arrivo a Taranto in estate mi fece molto piacere perché pensavo che un allenatore vincente come lui ci potesse dare quel qualcosa di più per poter raggiungere l’obiettivo che tutti ci siamo prefissati. Il presidente Giove ha allestito una squadra molto competitiva, credo che non ci siano molte rose del nostro stesso livello in tutti i gironi della serie D. Purtroppo come dicevo prima, Taranto non è per tutti e quando arrivi qui devi azzerare tutto quello che hai fatto prima, a meno che non arrivi da un club dello stesso blasone”.

Il fallimento della gestione Ragno è soltanto riconducibile ad un problema di modulo tattico?

“Nella mia carriera ho giocato con tutti i moduli. Ritengo che alla fine non sia importante quello adottato ma più che altro la mentalità, l’atteggiamento con cui lo metti in pratica. Puoi anche giocare con otto attaccanti ma se non hai le mentalità propositiva di avere in mano il gioco, se non hai la forza di far capire all’avversario che vuoi dominare la partita e tutti questi attaccanti li sacrifichi anche nella fase di copertura, è normale che non riescono ad esprimere le loro caratteristiche offensive. Io sono stato abituato a giocare in squadre in cui si andava a recuperare la palla il più possibile vicino la porta avversaria e quando hai questo atteggiamento, con i giocatori offensivi che ti ritrovi in campo, può accadere sempre qualcosa di positivo per la tua squadra”.

Giocare pensando che non avete altro risultato a disposizione che la vittoria non deve essere facile, deve essere usurante a livello psicologico….

“Succede in tutte le grandi piazze e ripeto se sei un giocatore da Taranto questo aspetto può solo stimolarti, se affronti la pressione con lucidità hai la forza per venirne a capo. Basti vedere la situazione di domenica. Sotto di un gol, con il primo posto che si allontanava ulteriormente, i fischi assordanti del pubblico, poteva essere un baratro psicologico ed invece questo contesto ci ha oltremodo stimolato: avere tutto contro e trovare le motivazioni per poter ribaltare la situazione mi ha gasato, anzi ci ha gasati perché nello spogliatoio ci siamo detti: ci state fischiando? Ok, va bene, nel secondo tempo vi facciamo vedere che siamo capaci di rimontare lo svantaggio”.

La rete del pareggio da te siglata domenica ed il festeggiamento sotto la curva ha avuto un significato particolare, ti sei battuto la mano sul petto. Lo sai che i tifosi del Taranto, dopo tante stagioni amare, hanno bisogno di riconoscersi in un giocatore che sia una specie di condottiero e questo giocatore, secondo molti, potresti essere tu?

E’ bello avvertire questa cosa, anzi è un onore incredibile. So che ci sono stati giocatori, in passato, ben più importanti di me a Taranto ed è un orgoglio essere in questo momento un riferimento per i miei tifosi. Mai però paragonarsi a tutto quello che è stato vissuto in questa grande piazza; certo se posso rappresentare un granello di sabbia nella storia di questa grande società per me, ripeto, può essere soltanto un onore. Però mi preme che i tifosi mi prendano ad esempio oltre che per i tanti gol messi segno, anche per il modo in cui rappresento questo club, in cui rispetto questa maglia, per i valori positivi che posso trasmettere alle nuove generazioni con il mio comportamento. Riguardo l’esultanza era per fa capire che il carattere per uscire fuori dai momenti difficili ce lo abbiamo, e vale lo stesso per Manzo, il cui modo di esultare (mani all’orecchio, ndc) è stata un po’ travisato ma era un modo per far vedere che ci siamo”.

Ti piacerebbe diventare una bandiera del Taranto?

“Io e la mia famiglia stiamo benissimo a Taranto, userò tutte le mie forze per raggiungere queste benedetta serie C. Mi farebbe piacere restare qui a lungo. Diventare una bandiera? Lo si diventa partita dopo partita, onorando la maglia che si indossa e dando sempre il massimo ogni giorno.  Ho avuto in questi anni tante offerte allettanti da società che hanno fatto la serie A per anni (il Palermo?, ndc) ma quando sei in un posto dove vuoi esser, dove sei stimato e ben voluto, credo che non devi cercare altro altrove, non è per niente un sacrificio rifiutare tali proposte.  Non è importante la categoria in cui giochi è importante l’obiettivo. Il mio sogno è dare alla gente che ci segue una grande gioia perché se la merita”.

Non pensi di aver perso qualche treno importante in carriera?

“Non ho nessun tipo di rimpianto per come è andata la mia carriera sinora. Oggi mi sento realizzato, ho trovato la giusta quadratura. Ad inizio carriera, quando sono partito dalle giovanili della Sampdoria non avevo quella maturità che ho ora. Ognuno ha i suoi tempi per maturare come persona. C’è sempre la possibilità di nuove sfide, i treni passano ogni anno, l’importante è sentirsi realizzati qualsiasi sia la categoria o l’ambizione e io ora mi sento realizzato e non mi manca l’ambizione di calcare palcoscenici più importanti e voglio farlo con la maglia del Taranto”.

Quando eri alla Sampdoria si diceva che fossi un talento molto promettente. Che ricordi hai di quell’esperienza?

“Si, probabilmente era così, recentemente ho incontrato amici in comune con il direttore sportivo della Juventus, Paratici, che all’epoca era alla Samp con il direttore Marotta e mi hanno riferito che lui ha dichiarato che io sono stato uno dei maggiori talenti italiani che abbia mai visto. Ma come accennavo prima probabilmente non ero mentalmente pronto a fare il salto di qualità, ero ancora un ragazzo, il calcio per me era un divertimento, non ero in grado di affrontare le prime difficoltà di un gruppo in una squadra di un certo livello. Sono stato aggregato per sei mesi alla prima squadra nella stagione 2010/2011, una stagione contraddittoria perché si era partiti disputando la Champions e poi si è retrocessi, in quella squadra c’erano Cassano e Pazzini. Lo staff tecnico e dirigenziale stravedeva per me, ero in nazionale under 19, fui anche inserito nella lista Uefa ma Io vivevo inconsapevolmente quel periodo, era il mio primo impatto con i grandi. I primi tre anni di carriera sono stati cosi, poi ho conosciuto mia moglie ed ho messo su famiglia, è nato mio figlio e le prospettive sono cambiate, mi sono sentito maggiormente responsabilizzato.

Ultima domanda, scontata…., senti di dire qualcosa ai tifosi in questo momento?

“Non devo dire niente ma assieme ai miei compagni dobbiamo solo agire il che significa vincere questo campionato affrontando partita dopo partita. I tornei si vincono a maggio. Io mi sento coinvolto in questa faccenda come se fossi un tarantino e spero la gente se ne accorga. I tifosi ci saranno vicini quando avremo bisogno di loro e lo faranno a modo loro.”

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