Deforestazione, polmoni a rischio

 

Le grandi foreste del mondo attaccate dall'incuria dell'uomo: bisogna correre ai ripari e in fretta
pubblicato il 30 Ottobre 2019, 10:00
12 mins

Ricordo negli anni delle mie esplorazioni e videoreportage realizzati in lungo e in largo per il pianeta, i polmoni colmi di biodiversità che sono in particolare le foreste più grandi come l’Amazzonia-Orinoco, Valdivia in Sud America, Tongass in Alaska, il bacino fluviale del Congo in Africa, la Siberia e il Borneo in Asia. Ricordo inoltre le grandi falde acquifere, le correnti marine, i ghiacciai delle catene montuose, che con lo spostamento dell’asse terrestre influiscono sullo stato di salute del pianeta e per il futuro dell’umanità.
Gli ecosistemi delle foreste tropicali hanno una biodiversità di grande complessità, quasi impossibile da conoscere completamente, ma quando queste foreste vengono bruciate o rase al suolo per accrescere il profitto e l’agrobussines, in pochi anni eliminano popolazioni e si perdono innumerevoli specie animali e vegetali.
Circa 12 milioni di ettari di foresta delle regioni tropicali del mondo sono stati persi nel 2018: una media di trenta campi da calcio al minuto. Particolarmente preoccupante è la continua distruzione di quelle che vengono definite foreste primarie. Si calcola che nell’anno scorso sono andate perse foreste tropicali per una dimensione pari a quella dell’intero Belgio a causa delle distruzioni in tutto il pianeta influendo sull’equilibrio ecologico e cambiamento climatico globale.
Tra le soluzioni a disposizione della natura per compensare in parte il pericolo dell’aumento di C02, bisogna intervenire sulla formazione della cultura ecologica, nella scuola, nella famiglia, tra i vari governanti.


Tra i provvedimenti realizzabili c’è quello di pozzi per creare l’assorbimento di carbonio, noti nella terminologia inglese come ”carbon sinks”. Sono elementi presenti nell’ambiente, che svolgono un ruolo importante per neutralizzare una parte dell’anidride carbonica (CO2) generata dalle attività umane. Pozzi naturali di assorbimento sono la vegetazione, il suolo e gli oceani. Questi ultimi sono in grado di assorbire fino a un terzo di tutte le emissioni di CO2 presenti nell’atmosfera. La capacità di assorbimento dei pozzi naturali è fortemente condizionata dal comportamento degli esseri umani, che può ridurla (l’aumento delle temperature sta alterando in misura negativa le capacità di assorbimento degli oceani) o aumentarla (azioni di imboschimento). È in fase di sperimentazione la creazione di pozzi artificiali di stoccaggio geologico della CO2, ricavati dai giacimenti esauriti di idrocarburi e dagli acquiferi salini (corpi idrici profondi), i quali sono ritenuti serbatoi adatti al confinamento geologico dell’anidride carbonica.
Nel pianeta ci sono diverse tipologie di foreste: le foreste pluviali, quelle tropicali, quelle di conifere, di mangrovie, ecc. La cura di queste foreste è indispensabile alla nostra stessa sopravvivenza, in quanto non rappresentano solamente un habitat naturale ideale per molti animali, ma sono anche fondamentali per il mantenimento della temperatura media del pianeta e per il controllo dei livelli di biossido di carbonio, che negli ultimi anni ha raggiunto punte preoccupanti. A causa della continua espansione dell’Homo Sapiens, l’esistenza di molte di queste foreste è stata messa gravemente in discussione, destando non poca preoccupazione. Fortunatamente non tutte le foreste, molte delle quali sono ancora tutte da scoprire, hanno perduto la loro immacolata magnificenza per mano dell’uomo, rimanendo in balia del regolare cambiamento naturale subito dallo scorrere del tempo.
Le foreste più vaste del pianeta sono diverse.

La Foresta pluviale dell’Amazzonia, si estende per 5,5 milioni di kmq. Il territorio si estende su nove paesi sudamercani, rappresentando più della metà delle foreste pluviali rimaste al mondo. Circa il 70% della superficie forestale totale si trova tra il Brasile ed il Perù, lungo il corso dei fiumi Amazonas e Orinoco, che sono collegati con uno dei numerosi affluenti. La foresta amazzonica ospita una ricchissima biodiversità, ed enormi risorse di acqua dolce, svolge un ruolo fondamentale per la conservazione della biodiversità a livello mondiale, fornisce anche servizi ecologici essenziali per i ’’pozzi di carbonio’’. Nel bacino delle foreste amazzoniche vivono circa 20 milioni di persone divise in 400 tribù. Con i devastanti incendi di agosto, la deforestazione ha raggiunto i livelli di “una catastrofe umanitaria”: si aprono infatti scenari ancora più inquietanti di quelli attesi. Nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione è cresciuta ad agosto del 300% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. In tutto la superficie verde scomparsa lo scorso mese è pari a 1700,8 kmq, nell’agosto dell’anno scorso la cifra era pari a un terzo: 526,5 kmq. L’estate è uno dei periodi di maggiore siccità e di roghi naturali ma quest’anno, a causa delle azioni dolose degli agricoltori, in particolare dei produttori di soia e dei disboscatori, le fiamme sono cresciute esponenzialmente con evidenti conseguenze. Nei primi otto mesi del 2019 si conta il 100% in più di vegetazione abbattuta: per gli esperti a fine anno si potrebbero superari i 10mila km quadrati di verde perduto. La foresta amazzonica è dunque un problema globale non solo del Brasile: fornisce il 20 % dell’aria che respiriamo. E la sua distruzione è una “catastrofe umanitaria” per le popolazioni indigene che vivono nella foresta, con “un impatto terribile’’ per tutta l’umanità, nessun paese e nessun dirigente può chiamarsi fuori dalla crisi dell’Amazzonia. La crisi è globale, perché “tutte le nazioni, tutti i tessuti sociali, politici e culturali di tutti gli Stati” ne subiranno le ripercussioni.La Foresta pluviale del Congo, si estende 1,7 milioni di kmq. parte del bacino del fiume Congo, nel continente africano. Si tratta della seconda più grande foresta tropicale del mondo. Su oltre 10.000 specie di piante identificate, circa il 29% è proprio di origine congolese. Qui sono stati registrati quasi 1.000 specie di uccelli, oltre 500 specie di pesci e circa 500 varietà di mammiferi. Questa foresta pluviale tra l’altro è considerata una dei più importanti bilanciatori ecologici.


La Foresta pluviale temperata di Valdivia, si estende per 248100 kmq. Questa foresta si trova in Sud America e occupa gran parte della Terra del Fuoco. Con oltre 248mila kmq, la foresta pluviale temperata di Valdivia è la terza più grande al mondo. Per rendere l’idea delle dimensioni, stiamo parlando di una massa di terra che comprende in sé tutta la Gran Bretagna. Si estende su una superficie gigantesca nei pressi della costa occidentale del Sud America, principalmente nel Cile, ma copre anche parti dell’Argentina. Prende il nome dalla città di Valdivia, ed è piena di sotto-cespugli di felci e bambù, anche se è coperta principalmente dalle sempreverdi Angiosperme.
La Foresta Nazionale Tongass, si estende per 68.068 kmq. è una foresta pluviale temperata situata nel lato sud-est dell’Alaska. Si tratta della più grande foresta degli Stati Uniti d’America, con un’ampiezza di 68.062 kmq, vale a dire più delle dimensioni dello Sri Lanka. Tongass è caratterizzato principalmente dalla presenza di cedro rosso occidentale, ed è suddivisa in 19 aree naturali designate che ospitano rarissime specie di flora e fauna, molte in via d’estinzione a causa della sua posizione piuttosto remota.
La Foresta del Borneo è un ecosistema tra i più ricchi del mondo; ed è l’unica regione dove vivono gli orangutan. Ma il Borneo e la sua maestosa foresta pluviale sono perennemente minacciati dall’avanzata dell’uomo e dai cambiamenti climatici. In una parola, dalla deforestazione, spesso dovuta alla necessità delle grandi industrie di seminare piantagioni di palma da olio, oltre che dallo sfruttamento del legname.
Una cordata internazionale di scienziati, che qui vengono a studiare un ecosistema unico al mondo, ha fatto una proposta: allargare del 30% il territorio protetto del Sabah, una delle due regioni del Borneo Malese, entro il 2025. Nel Borneo la natura è fortemente minacciata. Il Sabah è la regione più a nord del Borneo Malese: con la foresta pluviale, i parchi naturali, le montagne, le isole: il Sabah è un vero paradiso terrestre. Il Sepilok Riabilitetion Center permette di ammirare da vicino gli oranghi nel loro ambiente naturale, e inoltre di conoscere la sua forma di tutela della fauna che si trova in diversi centri del Borneo. Il Monte Kinabalu, 4.095 metri è la più alta vetta del Borneo.

La Foresta della Siberiana anch’essa interessata da disboscamenti, incendi e cambi climatici, si presenta molto complessa geograficamente,la vegetazione si presenta, in analogia alle condizioni climatiche, divisa in grandi fasce che si succedono da nord a sud, da est a ovest,formando differenti ecosistemi. La tundra corrisponde alla zona settentrionale di clima artico; a essa segue la grande zona forestale corrispondente alla fascia di clima continentale . Dal Circolo Polare si estende fino alle rive del Pacifico, formando il dominio forestale continuo più vasto del mondo. Essa è formata essenzialmente di conifere e di betulle nella fascia più settentrionale, ma si trasforma in foresta di latifoglie nella parte più meridionale. Ho avuto modo d osservarne caratteristiche nei miei viaggi, in particolare lungo la ferrovia transiberiana.
Recentemente il tema delle foreste è stato affrontato dalla chiesa cattolica, il documento finale del Sinodo sull’Amazzonia, conferma l’urgenza di trovare soluzioni per la sopravvivenza degli ecosistemi e la dignità dei nativi. Sarà compito della scuola garantire la cultura ecologica, e impegno istituzionale dell’Unesco di raccomandare alle Nazioni l’osservanza delle regole della tutela dei patrimoni vitali e monitorare gli ecosistemi e la salute del pianeta, obbligando e sanzionando coloro che mettono il profitto alla salute del pianeta.
Ora l’appuntamento è a Santiago del Cile, per CAP25 a dicembre.

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