Casa Papanice: set per sogni visionari di un tarantino

 

Inaugurata al Castello Aragonese una mostra dedicata Casa Papanice, edificio nato da un'idea di un tarantino e che ha ospitato prestigiosi set cinematografici negli anni '70.
pubblicato il 27 Ottobre 2019, 11:19
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Non vi ha mai messo piede Edmondo Papanice nel palazzo che a Roma porta il suo nome, ormai da qualche decennio e precisamente alla morte del suo costruttore Pasquale, il nonno del presidente dell’HALP (Humanitarian Aid Life Programs), l’edificio fu venduto ed è ora sede dell’ambasciata giordana.

Ma è così forte il suo attaccamento a quest’opera che si prodiga affinché perduri il suo valore nella memoria di tutti e rimanga perenne la genialità che la sottende. Così da ieri nel Castello Aragonese è possibile visitare la mostra  ‘L’Italia del boom fra mura d’artista e fotogrammi d’autore’ valorizzata dall’alto patrocinio del Parlamento europeo, del Senato della Repubblica e del ministero per i Beni e le attività culturali, inoltre ha ricevuto anche l’apprezzamento da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, ha espresso apprezzamento per l’evento e lo storico edificio.

Casa Papanice è un luogo simbolo, di bellezza e di alta architettura degli anni ’70, è il momento di farla conoscere meglio anche a Taranto. “Casa Papanice è un simbolo dell’architettura postmoderna, una casa prestata al cinema italiano. I più grandi fotografi ed attori come Monica Vitti, Marcello Mastroianni, Edwige Fenech, Ugo Pagliai, Barbara Bouchet sono tutti passati da Casa Papanice e ripercorre la storia del boom economico, quando noi italiani eravamo primi quasi su tutto, anche la produzione cinematografica italiana superava Hollywood, avevamo un 68% sul mercato nostrano contro il 28% su quello cinematografico statunitense. Un gioiello commissionato da uno dei primi imprenditori di Taranto degli anni ’60 che diede carta bianca all’archistar Paolo Portoghesi.” Così commenta Edmondo Papanice all’inaugurazione della mostra, mentre era già in collegamento, in videoconferenza, proprio Portoghesi, che ha raccontato in diretta il percorso della costruzione di quell’edificio.

Come nasce il sogno di costruire una casa così raffinata ed alternativa? “Mio nonno voleva lasciare un’impronta, amava le belle arti, aveva conseguito solo la terza elementare ma amava il cinema e disse all’architetto Portoghesi che voleva che in quella casa entrasse il cinema e così fu. Ettore Scola aprì le porte con ‘Dramma della gelosia’, Marcello Mastroianni vinse la Palma D’Oro grazie a questo film, il regista Quentin Tarantino si innamorò del cinema italiano con l’interpretazione di Ediwige Fenech (in un bel film giallo in cui interpretava la proprietaria di Casa Papanice nel secondo film girato li), copiando la colonna sonora in ‘Kill Bill 2’.”

Questa casa non è più di proprietà, perché questa decisione? “Furono tanti i motivi. Mio nonno morì dopo la produzione del terzo film girato nella casa, nel 1972 e fu venduta alla casa editrice Giunti, con la promessa di mantenere quasi tutto intatto, purtroppo non è andata così e adesso il proprietario è il regno Hashemita di Giordania. Spero che questa mostra contribuisca a ridare dignità ad un edificio che parla anche di Puglia perché è un omaggio anche alla natura, le strisce verdi e celesti sono il rapporto tra cielo e terra, per contrastare il grigiore degli edifici circostanti. Un edificio costruito cinquanta anni fa e le prime note della ‘Primavera’ di Vivaldi sono state trascritte matematicamente sulla facciata: una casa innovativa.”

E per ricordare questo omaggio alla natura pugliese il ceramista Giuseppe Fasano ha realizzato, in occasione della mostra dei pumi decorati con strisce verdi e celesti.

Sono tanti gli aneddoti attinenti a Casa Papanice, come l’esclamazione di Monica Vitti: ‘ma che so’ tutte ste canne?’ o l’eco del suo prestigio che a Shangai fa spacciare false lampade per suppellettili proprio dell’edificio, vendute poi a somme importanti.

La mostra tra oggetti, disegni e piante originali di Portoghesi, libri a tema di quegli anni, locandine cinematografiche fotografa un periodo ed un mondo affascinante che non c’è più, ispirato alla fantasia, alla cultura, alla genialità, all’arte. La nostalgia ci sta tutta.

Rimarrà aperta al pubblico fino al 30 ottobre, gratuitamente ed espone le foto originali di Oscar Savio, poster di film d’autore, testi riguardanti il boom economico, progetti dell’edificio e ieri sono stati assegnati i premi Halp Cultura, dell’omonima associazione.

Le foto di copertina e galleria sottostante sono state concesse dall’associazione HALP, alcune originali di Oscar Savio.

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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