Domenica: un po’ di musica dopo le civette?

 

pubblicato il 12 Ottobre 2019, 18:43
11 mins

Domenica 13 ottobre al Teatrominimo in via Venezia 16 alle 21.00 (replica 22.30), lo spettacolo del pianista Antonello Parisi “Vi racconto l’America”. Il musicista tarantino, accompagnato al contrabbasso da Antonio Cascarano, racconterà gli anni trascorsi a New York intrattenendo il pubblico con standard e suoi brani inediti.

“L’idea di Stefano Zizzi, direttore e fondatore del Teatrominimo – dice Parisi – mi ha subito affascinato, in quanto mi ricorda lo spirito con cui la gente intende cultura e arte a New York, metropoli che nonostante la sua grandezza considera prezioso ogni suo centimetro tanto che non è necessario disporre di una cattedrale per esprimere la propria arte”.

L’artista definisce il suo rapporto la musica: “Di amore e passione, anche di grande sacrificio a partire dalla mia volontà nel superare avversità, come un incidente occorso alla mia mano destra che ne pregiudicò l’utilizzo per anni. Solo dopo due delicatissimi interventi, a ventisette anni, sono riuscito a riacquistare la totale funzionalità della mano. Per la musica ho lasciato un’avviata carriera aziendale per una carriera artistica non sempre soddisfacente sotto il profilo economico”.

Racconta: “Nel 2008 vendetti tutto per trasferirmi a New York. Tutto nacque molto tempo prima. Nel 2004 conobbi uno dei più grandi sassofonisti jazz mondiali: Bob Franceschini (Mike Stern, Jennifer Lopez e moltissimi altri, ndc). Diventammo subito amici, gli feci ascoltare mei brani inediti dei quali fu subito entusiasta, tanto che dalla nostra collaborazione nacque l’album “Zero Center” distribuito da Video Radio/Rai Trade. Il quel periodo ero anche direttore artistico di vari festival tra cui la prima riuscitissima edizione di Pulsano Jazz. Nonostante il mio profondo amore per la mia terra, l’incontro con Franceschini stimolò la mia curiosità. Originario proprio di New York, Bob mi aveva parlato della Grande Mela come un crocevia dove potevi incontrare e suonare con i migliori musicisti al mondo senza troppi “intermediari””.

Venni assalito anche dal timore di uscire dall’appartamento: mai visto tante etnie tutte insieme. Primo incontro, un italo-americano: come nei film, quest’uomo parlava un dialetto napoletano quasi incomprensibile che lui, evidentemente, considerava italiano perfetto. Parlando di tavola mi chiese se conoscessi la Pasta Alfredo. Lo delusi, non la conoscevo: quasi infastidito mi disse “Nun si’ italiano; in realtà era un tipo di pasta letteralmente inventata a New York .

Persone che corrono senza apparente meta e con una energia che difficilmente trovi in altre metropoli. Per andare da un quartiere all’altro potevi anche farti un’ora e mezza di subway, la metropolitana. Mi innamorai perdutamente di quella città magica piena di musica e arte. Decisi che sarei tornato. Una buona opportunità per avere una residenza stabile è studiare nei college, cosi mi nel 2008 ho fatto un provino al City College di New York. Quando entrai nella stanza dove c’era il pianoforte vidi una faccia familiare tra gli esaminatori: John Patitucci, contrabbassista, in assoluto tra i migliori al mondo e componente del mitico trio del pianista Chick Corea. John lo avevo solo visto nelle videocassette e sentito nelle incisioni di Corea, per me un mito. Quando mi dissero di suonare mi tremarono le gambe. Lui, origini italiane, capì che in qualche modo ero suo “connazionale”: mi incoragiò. L’audizione andò benissimo, fui l’unico a vincere la borsa di studio. In seguito ne vincerò dodici, riuscendo a sostenere gli studi anche nel Master Program al Queens College. Ricordo una felicità immensa. Il tempo di vendere tutto in Italia ed ero già a New York.

In America, oltre alla tua specializzazione, devi studiare le basi di tutte le materie esistenti. Così dovetti studiare astronomia, biologia, filosofia, matematica, storia, letteratura, psicologia, sociologia e molto altro ancora. Ricordo quanto fosse difficile, per me, comprendere quelle materie con il mio inglese approssimativo. Ma le gioie furono lo stesso tante: suonare continuamente nei club newyorkesi, conoscere e frequentare così tanti artisti e i tanti riconoscimenti che ricevevo.

Fine 2009, venne a mancare mio padre, riuscii a tornare solo per l’ultimo saluto. Un dolore immenso. Tre anni dopo una gioia immensa di nome Giulia, mia figlia, nata in un famoso ospedale proprio su Central Park. La fortuna ha voluto che fosse americana ed europea allo stesso tempo. Lei che ha otto anni ora sembra avere le idee chiare, vuole tornare a New York appena possibile. Mentre frequentavo il Master Program al Queens College, ero già molto impegnato come insegnante in moltissime scuole e come musicista. Non tutti i locali avevano il pianoforte ed era usuale vedere musicisti girare per le subway con il loro strumento a tracollo. La cosa bella era ritrovarsi tutti al mattino dopo avere suonato tutta la notte, pronti a prendere un buon caffè americano e qualche donuts, le loro ciambelle, e fare due chiacchiere fra artisti.

Non aver accettato l’insegnamento alla Berklee di Boston il più prestigioso college di musica al mondo. Fred Hersch, pianista di fama mondiale, nel tempo diventato mio caro amico, mi aveva segnalato al direttore del dipartimento di piano e composizione come possibile insegnante. Quando ricevetti la convocazione per l’insegnamento quasi non ci credevo. Vicende personali, purtroppo, mi riportarono in Italia, così il sogno sfumò.

Vivo felicemente a Taranto, ho ritrovato gli amici e la famiglia. Giulia è con me e questo mi rende il papà più felice al mondo. Alterno i miei progetti jazz a tournée con artisti nazionali della musica pop (attualmente con Luisa Corna e la DJO, ndc) alla mia attività di insegnamento presso l’Accademia dei Due Mari.

New York èn posto surreale a cui non ti abitui nemmeno dopo vent’anni; lì convergono le migliori potenzialità da tutto il mondo, puoi davvero valorizzare le tue capacità, anche se la competizione richiede sacrificio e non lascia spazio alla vita privata. Per chi ha ambizioni, New York è la sua occasione”.

 

 

 

Un evento che risponde a un duplice bisogno: quello di un territorio ad essere valorizzato e di un pubblico in cerca di occasioni che mettano insieme cultura e intrattenimento. Grande attesa per la prima edizione del ‘Cucchevesce- Il Festival della Civetta’, in programma domenica 13 ottobre a Palagianello. Ingresso gratuito, tantissime attività (alcune con un piccolo contributo) e iniziative dalle 10 del mattino e sino a tarda sera. Visite guidate, teatro, musica, un grande spettacolo di falconeria con aquile, falchi e avvoltoi, mostre e rievocazioni. E poi passeggiate a cavallo, gara di bike, enogastronomia con la possibilità di fermarsi anche a pranzo, giochi per bambini e laboratori di percussioni.

Motore dell’iniziativa, gli operatori di Melt Eventi, Open Core Community, cooperativa Polisviluppo, PromoArt e Sonora-Art Music Drinks&Food con la direzione artistica di Fabrizio Iurlano, il patrocinio del comune di Palagianello e il supporto di Confcommercio Taranto.

“L’evento– commenta il sindaco Maria Rosaria Borracci- racchiude storia, cultura, tradizione e turismo. Non possiamo che esserne entusiasti. Il ricco programma porterà a Palagianello turisti e visitatori di tutta la provincia, in un periodo autunnale in cui si fa fatica ad organizzare manifestazioni di successo. Per questo, a nome mio e di tutta l’amministrazione comunale, faremo il possibile affinché questo festival diventi un appuntamento fisso, che possa divertire, rilassare, far scoprire e favorire la destagionalizzazione. Siamo orgogliosi di ospitarlo e speranzosi che possa avere lunga vita”.

Sull’iniziativa, interviene anche il presidente provinciale di Confcommercio Taranto Leonardo Giangrande. “Ci sono luoghi nel nostro territorio -spiega- che sono scrigni di preziosa bellezza e non sono a pieno conosciuti per come meriterebbero. È il caso di Palagianello, una cittadina alla quale l’habitat naturale della gravina, su cui poggia la parte antica del centro storico, conferisce grande fascino. Questa iniziativa di animazione culturale e turistica mette in risalto questo particolare contesto, lo promuove e valorizza la rete degli operatori del territorio, non solo quelli culturali, ma anche quelli economici (con l’offerta del food e delle altre tipologie merceologiche), proprio come è nello spirito dei DUC, i Distretti Urbani del Commercio. Dunque, una giornata alla scoperta di una cittadina animata da una comunità impegnata in un percorso di tesaurizzazione – anche attraverso l’apporto della sua rete di attività commerciali – dell’eredità ricevuta dalla storia, scritta nelle pietre dei percorsi rupestri e nelle tracce del suo centro storico”.

Tra i momenti più attesi, lo show delle decine di rapaci in volo sulla gravina a cura di Angelo Emilio Bergamotti che farà rivivere le emozioni dell’antica arte della falconeria e il concerto del trio capeggiato dal Maestro Imran Khan, musicista indiano conosciuto a livello internazionale.

Tutto il programma è consultabile alla pagina facebook.com/events/2110420872594709. Info 393.2204680.

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