Taranto, emigrazione giovanile in aumento: quali contromisure

 

I dati della ricerca Unicef su giovani e lavoro: incremento dei “neet” e di quanti partono per trovare occupazione
pubblicato il 10 Ottobre 2019, 19:01
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Taranto è una delle città (probabilmente la terza in Italia) dov’è particolarmente elevato il numero dei ragazzi che, esaurita ogni ricerca di lavoro sul posto, è costretta a emigrare. Ma il capoluogo jonico è anche quello in cui si attesta al 33.4% (19ma città su 107) la percentuale di giovani che hanno abbandonato ogni speranza di inserirsi nel mondo lavorativo e perciò non studiano, non lavorano né seguono percorsi di formazione: il cosiddetto fenomeno dei “neet”. Il dato allarmante è emerso stamane, giovedì, a Palazzo di Città, nel corso della presentazione dei risultati della relativa ricerca del progetto “Neet Equity Unicef. Il lavoro si è svolto con la raccolta di dati, focus group e interviste tra insegnanti, referenti di enti ha mirato a conoscere meglio l’entità dei “net” nel contesto nazionale (con un confronto alla situazione europea) e in particolare a Napoli, Taranto e Carbonia le tre città principali destinatarie del progetto.

 

Alla fine della ricerca è emerso che nel Sud il fenomeno dei “neet” si attesta al 34%, con punte massima in Sicilia (38.6%), seguita da Calabria (36.2%), Campania (35,9%), Puglia (30.5%) e Sardegna (27.5%). A livello europeo, invece, l’Italia si posizionarsi al primo posto (3.4%), seguita da Grecia (19.5%) e Bulgaria (18.1%).

 

Così ha riferito Virginia Meo, del coordinamento progetto: “La ricerca, finanziata dal Dipartimento politiche sociali e servizio civile universale, è stato avviata un anno fa e coinvolge Taranto, Napoli e Carbonia, le tre città che come Unicef Italia abbiamo scelto proprio perché hanno dei tassi “neet” molto elevati. Proprio una settimana fa il Sole 24 Ore riportava dati Istat in cui veniva segnalato che a livello nazionale il tasso della disoccupazione si era ridotto ma paradossalmente non era aumentato quello della occupazione. Questo accade perché si è registrato un incremento dei ragazzi che dopo aver tentato in tutti i modi di trovare un lavoro si sono scoraggiati, hanno mollato tutto e sono diventati inattivi: questo è un elemento di grande esclusione, perchè i ragazzi che non vedono possibilità di vedere sviluppate le loro potenzialità. Il progetto Unicef Italia ha inteso accendere i riflettori su questo fenomeno, che ovviamente è molto diffuso particolarmente nel Sud Italia, con l’obiettivo di riconoscere e dare spazio e voce a quelli che sono i pensieri, i talenti e anche le visioni dei ragazzi per il futuro, ma che devono lavorare adesso”.

 

Così invece ha riferito la coordinatrice territoriale del progetto, Tiziana Magrì: “Abbiamo effettuato un’analisi delle aspirazioni dei ragazzi in ambito lavorativo e dalle ricerche è emerso è che essi hanno bisogno di spazi, di una progettazione culturale e sociale che coinvolga loro stessi. Questo, affinchè non siano più costretti ad andare via e trovino un’occupazione nella loro città. In caso contrario, esiste il pericolo di una riduzione di quelle che sono le possibilità di ridefinire il futuro della nostra stessa collettività”

 

Queste, infine, le dichiarazioni dell’assessore ai servizi sociali Gabriella Ficocelli. “La nostra attenzione è puntata tutta sui giovani di Taranto con i quali, grazie all’Unicef e alla responsabile di Taranto Tiziana Magrì, si avvierà tutta una progettazione. Metteremo in campo tutti quelli che sono i loro sogni, i loro desideri e all’interno di un prossimo incontro e cercheremo di creare nuove opportunità per loro e per lo stesso territorio. I presupposti ci sono tutti, a partire dal grande interesse mostrato in questo incontro dai ragazzi, dai docenti, dai presidi delle scuole e dalle associazioni che hanno aderito all’iniziativa e che continueranno a collaborare con l’Unicef. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica, ma solo tantissimo impegno e tantissima forza lavoro a disposizione. Andremo avanti e certamente ce la faremo”.

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