Ex Ilva, immunità: i pareri di Capristo e ARPA

 

Il documento del procuratore capo: norma ok, ma tempi copertura troppo lunghi. L'Agenzia: contrari, ma si aggiunga tutela popolazioni
pubblicato il 08 Ottobre 2019, 09:00
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Tornano ad accendersi i riflettori sulla norma dell’esimente penale. Oggi, infatti, il dl Imprese approda in Senato per la sua approvazione e conseguente conversione in legge: l’art. 14 del testo di legge sull’ex Ilva, che va a modificare quanto previsto dall’art. 36 del dl Crescita (che a sua volta modificava l‘art. 2 comma 6 del dl del 2015 che introdusse l’esimente penale) e che prevede una rimodulazione nell’attuazione e nella tempistica dell’esimente penale, potrebbe essere bocciato qualora venisse approvato l’emendamento di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, in particolare ionici e pugliesi, che ne chiede l’abolizione.

Tralasciando il paradosso di essere parte della maggioranza di governo che ha modificato due volte la norma in questione, sulla stessa pende anche il pronunciamento della Consulta, che domani si riunirà in seduta pubblica prima e poi in seduta pomeridiana, per discutere sulla richiesta di legittimità costituzionale della norma introdotta nel 2015, del gip di Taranto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/04/ex-ilva-ecco-il-decreto-immunita-legata-al-piano-ambientale6/)

In attesa di questi eventi, pubblichiamo e analizziamo il dettagliato e chiaro parere del procuratore Capristo e quello di ARPA Puglia sulla norma dell’esimente penale. Scegliendo di seguire la strada maestra di affidarci a documenti ufficiali, che tra l’altro confermano in toto le nostre analisi dei mesi passati e le nostre interpretazioni alle modifiche recenti di una norma alquanto complessa. Che come tale merita analisi complesse e serietà e non i soliti slogan demagogici che oramai sembrano essere l’unico strumento utilizzato della politica locale, regionale e nazionale.

IL PARERE DEL PROCURATORE CAPO CAPRISTO

In attesa della seduta del Senato calendarizzata per oggi, è stato inviato lo scorso 1 ottobre, al Presidente della Commissione Industria e Lavoro del Senato della Repubblica, il parere del procuratore capo Carlo Maria Capristo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, in merito al disegno di Legge n. 147, recante “Conversione in Legge del Decreto Legge n.101 del 03.09.2019, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali – articolo 14 Decreto Legge n. 101/19“, ovvero la norma sull’esimente penale per i Commissari straordinari di Ilva in AS, dell’affittuario e per i futuri proprietari dello stabilimento, in questo caso la multinazionale ArcelorMittal, attualmente affittuaria degli impianti del siderurgico tarantino.

Il documento redatto dal procuratore Capristo, contiene una serie di osservazioni che saranno acquisite agli atti. L’articolo in questione, viene inizialmente ricordato, introduce delle modifiche all’art. 2 comma 6, del Decreto Legge n.1 del 05.01.2015, convertito con modificazioni nella Legge n. 20 del 04.03.2015, “che prevede l’esonero da responsabilità penale o amministrativa del Commissario Straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati per le condotte poste in essere in osservanza delle disposizioni del piano di cui al D.P.CM. 14.03.2014 e nei termini ivi previsti“.

In particolare, l’art. 2 comma 6 del Decreto Legge n.1 del 05.01.2015, così dispone: “L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, nei termini previsti dai commi 4 e 5 del presente artico!o, equivale ali’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 5 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.l.A. e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità pubblica. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del Commissario Straordinario, dell’afiittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscano adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. Per quanto attiene all’afiittuario o acquirente e ai soggetti funzionalmente da questi delegati, la disciplina di cui a! periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino alla scadenza del 30 giugno 2017 prevista dal terzo periodo del comma 5 ovvero per un periodo ulteriore non superiore ai diciotto mesi decorrenti dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di approvazione delle modifiche del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria secondo quanto ivi stabilito a norma del comma 5“.

Vengono poi ricordate le modifiche introdotte dall’articolo 46 del DL 30.04.2019 n. 34, convertito nella Legge n. 58 del 28.06.2019 che ha modificato, tra l’altro (alcuni aspetti marginali del primo e secondo periodo), il terzo periodo del suddetto comma 6 sostituendolo con il seguente: ”La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019”.

Capristo poi ricorda l’ordinanza dell’08.02.2019 del gip di Taranto, con cui rimetteva la questione di costituzionalità al Giudice delle Leggi: “L’interpretazione che si può dare della predetta norma è univoca: vige una vera e propria presunzione iuris et de iure di conformità e di legalità circa le azioni (ed omissioni) del Commissario p.t. e degli altri soggetti menzionati nel testo della norma impegnati ad attuare il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, trattandosi di condotte che, secondo I’insindacabile giudizio ex ante dell’Esecutivo (ratificato dal legislativo), costituirebbero l’adempimento delle ”migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro”; il rischio ambientale e tecnologico legato a tali attività viene inquadrato in via presuntiva nel cosiddetto rischio consentito; le condotte dei soggetti che si muovono per l’attuazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria approvato, per l’allora ILVA S.p.a., dal D.P.C.M. del 14.03.2014 sono sostanzialmente sottratte al sindacato del Giudice Penale; a riguardo si è, non a torto, parlato di una vera e propria “immunità penale” concessa ai predetti soggetti, riferita alle azioni attuative previste dall’A.l.A”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/25/immunita-penale-la-consulta-arcelormittal-partecipera-al-giudizio6/)

A questo punto Capristo entra nel dettaglio, sottolineando come “in base quindi alla disciplina di cui alle norme del 2015 la cd. immunità penale per i Commissari Straordinari, affittuario e acquirenti e loro delegati sarebbe cessata esattamente il 06.09.2019“. Mentre la nuova norma di cui all’art. 14 del DL. n. 101/19mantiene in vita la suddetta immunità attraverso alcune importanti modifiche al comma 6 dell’art. 2 di cui sopra“.

Sul punto, per il procuratore della Repubblica di Taranto, alcuni aspetti vanno sottolineati. “Sicuramente corretta appare la modifica di cui al primo periodo del comma 6 suddetto ove le parole ”dell‘AIA” sono sostituite da quelle “del Piano Ambientale medesimo“. Infatti, il riesame AIA dell’ottobre 2012, che aveva modificato radicalmente I’AIA 2011 in merito a tutti gli interventi necessari sull’area a caldo, ha subìto, nel tempo, importanti aggiustamenti attraverso il D.P.C.Mm del 14.03.2014 poi aggiornato con il D.P.C.M. del 29.09.2017, che ha approvato il Piano Ambientale per l‘allora ILVA Spa. “Appare quindi corretto ancorare le condotte di cui al comma 6 proprio al Piano Ambientale di cui sopra che è quello che occorre attuare“, evidenza Capristo.

Consequenziale ed appropriata risulta poi l’introduzione al secondo periodo, dopo le parole ”in quanto costituiscono adempimento” delle parole “dei doveri imposti dal suddetto Piano Ambientale, nonché esecuzione….” scrive nel suo parere il procuratore capo. “Invero, in tal modo si comprende bene come il Legislatore voglia ulteriormente precisare come l’esonero da responsabilità sia legato necessariamente ed esclusivamente alle condotte che eseguono le misure del Piano Ambientale senza possibilità di equivoci con interpretazioni estensive“, chiarisce Capristo (come abbiamo scritto decine di volte negli ultimi anni).

Con riferimento alle modifiche introdotte nel terzo periodo invece, per Capristo “è certamente utile, in armonìa con quanto indicato nel secondo periodo, la specificazione chiara delle condotte coperte da esonero da responsabilità ove si legge “… la disciplina di cui al secondo periodo si applica con riferimento alle condotte poste in essere in esecuzione del suddetto Piano Ambientale … per ciascuna prescrizione ivi prevista che venga in rilievo con riferimento alle condotte poste in essere da detti soggetti…“. Per Capristo “la disposizione appare appropriata atteso che i D.P.C.M. 14.03.2014 e 29.09.2017 oltre a stabilire il termine ultimo di esecuzione del Piano Ambientale, indicandolo nel 23.08.2023, ciò ai sensi dei combinato disposto degli artt. 6 co.10 bis D.L. 244/2016, conv. con modif. dalla L.19/2017 e 2, del D.P.C.M. del 29.09.2017, prevede anche diversi termini specifici per singoli e determinati interventi, cosi come indicati negli allegati ai suddetti D.P.C.M. del 14.03.2014 e 29.09.2017. La norma quindi, da questo punto di vista, chiarisce bene i limiti temporali nel cui ambito opera l’esonero da responsabilità di cui discutiamo, imponendo al gestore il rispetto non solo del termine generale del 23.08.2023, ma altresì, dove previsti, dei termini specificamente indicati per ogni singolo intervento“.

Sin qui, dunque, l’autorevole ricostruzione dei fatti del procuratore Capristo e le spiegazioni in punto di diritto sulla norma riguardante l’esimente penale, che invano abbiamo provato a spiegare anche noi negli ultimi anni e in particolar modo negli ultimi sei mesi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/09/immunita-e-ambiente-laccordo-che-blinda-arcelor2/)

Dopo di che Capristo passa ad esprimere le proprie perplessità. In primis, sulla modificavolta a prolungare l’operatività della disposizione che esonera da responsabilità penale o amministrativa i gestori dello stabilimento fino alla scadenza del Piano Ambientale. In particolare, dove si stabilisce che il termine del 06.09.2019 non trova applicazione nei confronti dell’affittuario o acquirente e i soggetti da questi delegati “…. per i quali la disciplina di cui al secondo periodo si applica con riferimento alle condotte poste in essere in esecuzione del suddetto Piano Ambientale sino alla scadenza dei termini di attuazione stabiliti dal Piano stesso per ciascuna prescrizione ivi prevista che venga in rilievo con riferimento alle condotte poste in essere da detti soggetti….“.

Seppure la disposizione si colloca nella scia delle modifiche sopra analizzate volte a specificare in modo chiaro le condotte scriminabili e il loro ambito temporale, “e senza entrare nelle scelte del legislatore, appare poco conforme ai principi costituzionali concedere spazi temporali troppo ampi quando si discute di condotte che comunque mettono in pericolo l’ambiente, la salute dei lavoratori e delle popolazioni vicino al siderurgico che subiscono I’attività nociva emissiva dello stesso“.

Invero, sottolinea Capristo, “occorre considerare che il termine ultimo per l’esecuzione del Piano Ambientale è fissato al 23.08.2023 e seppure è vero che per i singoli interventi vi sono termini più brevi, trattasi comunque di termini abbastanza ampi che vanno perfino a raggiungere i 42-48 mesi dall’ingresso del nuovo gestore; senza considerare che oltre a interventi con termini specifici più brevi di quello generale del 23.08.2023 vi sono anche diversi interventi che non hanno un termine specifico e che quindi lo trovano in quello del 23.08.2023“.

Proprio su questo punto, tra l’altro, ricorda Capristo, “il GIP di Taranto ha sollevato la questione di costituzionalità (che a breve la Corte Costituzionale dovrebbe decidere) sull’intero impianto normativo che ha dilatato eccessivamente gli originari termini concessi di 36 mesi sino a giungere all’incredibile termine di 11 anni che è quello che si consumerebbe appunto il 23.08.2023 (11 anni dal sequestro dello stabilimento avvenuto il 25.07.2012 – ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale GIP Taranto dell‘08.02.2019)“. Condividendo le osservazioni del Giudice di merito che ha sollevato la questione e senza ripercorrerne Ie chiare argomentazioni, “appare palese che anche la dilatazione eccessiva del termine relativo alla cd. immunità potrebbe portare diversi problemi di contrasto quanto meno con l’articolo 3 della Costituzione e con il diritto alla salute dei lavoratori e delle popolazioni costrette a subire le emissioni nocive delio stabilimento (artt. 32 e 35 Cost.)“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/25/immunita-penale-la-consulta-arcelormittal-partecipera-al-giudizio6/)

Utile appare poi la disposizione “che delimita temporalmente l’operatività dell’esonero da responsabilità per l’affittuario o acquirente agli eventuali più brevi termini che lo stesso si sia impegnato a rispettare con la gestione commissariale di ILVA Spa in A.S“.

In ultimo, per Capristo decisamente da condividere risulta l’aggiunta del periodoIn ogni caso, resta ferma la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa derivante dalla violazione delle norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori…“.

La specificazione appare importante – sottolinea il procuratore capo – onde evitare che il gestore possa ritenere che la sua condotta sia genericamente scriminata sol che rispetti i termini del Piano Ambientale, senza considerare che vi sono numerose norme di Legge a presidio proprio della salute e sicurezza dei lavoratori, norme ovviamente indipendenti dal suddetto Piano. Ciò peraltro, in armonia con la recente sentenza della Consulta che ha accolto una questione sollevata dal GiP di Taranto“. Ovvero, la sentenza n. 58 del 2018, con la quale la Consulta ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 D.L. 92/2015, nonché degli artt. 1 comma 2 e 21 octies Legge 132/2015, che consentivano all’impresa di continuare a servirsi di impianti sottoposti a sequestro anche quando lo stesso si riferiva ad ipotesi di reato inerenti alla sicurezza dei lavoratori, “per non aver tenuto in adeguata considerazione le esigenze di tutela della salute, sicurezza e incolumità dei lavoratori, a fronte di situazioni che espongono questi ultimi a rischio stesso della vita”, dal momento che il Legislatore aveva finito con privilegiare – non prevedendo adeguati meccanismi di controllo sull’attività economica – l’interesse alla prosecuzione dell’attività produttiva, trascurando le esigenze di tutela della salute, della vita e del lavoro in ambiente sicuro e non pericoloso“.

In conclusione, termina il documento del procuratore Capristo, “seppure risultano apprezzabili ed efficaci gli sforzi tesi a delimitare meglio l’ambito di operatività dell’esonero da responsabilità penale e amministrativa per i gestori dello stabilimento e loro delegati, desta perplessità l’eliminazione di un termine breve per l’operatività della scriminante a favore di plurimi termini, piuttosto, e con un termine finale del 23.08.2023 ritenuto assolutamente eccessivo“.

(leggi gli articoli sull’immunità penale https://www.corriereditaranto.it/?s=immunità&submit=Go)

IL PARERE DI ARPA PUGLIA 

Decisamente più breve il parere dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, inviato lo scorso 3 ottobre e recante la firma del Direttore Scientifico dell’Agenzia. “Si prende atto, pur non condividendola, della sussistenza di una esimente per gli impatti sull’ambiente, la cui estensione di fatto agli impatti sulla salute e la sicurezza dei cittadini (o “popolazioni”, o “residenti”) non viene esplicitamente negata come invece fatto, più che opportunamente, per i lavoratori (Art. 14 comma d)”.

D’altronde, evidenzia l’ARPA, “l’ambiente deve essere tutelato “non come valore in sé ma come luogo di vita delle persone” (Cassazione, Ordinanza 11409 del 30 aprile 2019)“. Da qui la proposta dell’Agenzia: “Per cui il comma d) può essere modificato in: ‘In ogni caso, resta ferma la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e della popolazione“.

Tale specificazione per l’ARPA “assicurerebbe che una violazione, ad es., di Valori Limite di emissione, in aria o acqua o suolo, per taluni impianti oggetto di adeguamento secondo il Piano Ambientale, pur sempre sottratta alle sanzioni di cui alle previsioni dell’esimente de quo, non venga esonerata dalla responsabilità derivante dall‘aver provocato un peggioramento delle condizioni di vita e salute per le popolazioni residenti nelle zone abitate limitrofe“. Inoltre, viene evidenziato ancora nel parere di ARPA, “senza tale specificazione il Gestore potrebbe essere ritenuto esente, salvo diverse interpretazioni, da responsabilîtà per la sicurezza in caso di incidente rilevante con ripercussioni all’esterno del perimetro aziendale.

A sostegno di quanto sopra “è utile considerare la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, sez. I – 24/01/2019, n. 54414, nella quale la Corte ha rilevato, in particolare, che la persistenza di una situazione di inquinamento ambientale aveva messo ‘in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella dell’intera popolazione residente nelle aree a rischio ed ha inoltre dichiarato che le autorità nazionali non avevano assunto tutte le misure necessarie volte a garantire un’efficace protezione del diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata“.

Vedremo adesso cosa accadrà in Senato e cosa deciderà la Consulta nel merito.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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