Ex Ilva, immunità: la Procura scrive al Senato

 

Capristo alla Commissione Industria e Lavoro: "Bene gli sforzi, ma i tempi sono eccessivamente lunghi"
pubblicato il 07 Ottobre 2019, 12:30
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Il Procuratore Capo di Taranto, Carlo Maria Capristo, scrive al Presidente della Commissione Industria e Lavoro del Senato della Repubblica in merito alle nuove disposizioni che riguardano la cosiddetta ‘immunità penale’ per i gestori dello stabilimento ex Ilva. Tra le varie considerazioni fatte dal Procuratore, balza agli occhi la sua contrarietà sui tempi, ritenuti troppo lunghi, di questa norma.
Nei fatti, l’immunità sarebbe scaduta il 6 settembre scorso ma è stata prolungata fino alla scadenza del Piano Ambientale, ossia ad agosto 2023. Un lasso di tempo eccessivamente lungo considerato che in questi anni, il proseguio dell’attività industriale metterà a serio rischio l’incolumità di lavoratori e cittadini. Posto che dal momento del sequestro degli impianti, avvenuto a luglio 2012 al termine dell’immunità ad agosto 2023 saranno passati 11 anni, il Procuratore Capo ritiene che il tempo concesso sia spropositato. Oltre ad essere in aperto contrasto con la tutela della salute – prosegue Capristo – detta norma sarebbe in conflitto con l’articolo 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, proprio su questo si esprimerà a breve la Corte Costituzionale. Chiude così la missiva della Procura: “In conclusione seppure risultano apprezzabili ed efficaci gli sforzi tesi a delimitare meglio l’ambito di operatività dell’esonero da responsabilità penale amministrativa per i gestori dello stabilimento e loro delegati, desta perplessità l’eliminazione di un termine breve per l’operatività della scriminante a favore di multipli termini, piuttosto, e con un termine finale del 23.08.2023 ritenuto assolutamente eccessivo”.
“A quanto pare – commenta il consigliere comunale Massimo Battistatocca ancora una volta alla Magistratura ricordare alla politica che, qui a Taranto, la produzione di acciaio ha un costo in termini di malattia e morte che non può essere né dimenticato né sottaciuto. Come i precedenti governi – accusa il consigliere -, anche questo si preoccupa di tutelare chi inquina e non i cittadini della Repubblica Italiana costretti a respirare veleno. Lo ribadisco con forza – conclude -, l’unico futuro possibile per quella fabbrica è la chiusura, per tutelare la salute di lavoratori e cittadini”.
“Non sarà tollerato l’ennesimo tradimento, il Senato non perda l’occasione di cancellare definitivamente l’immunità penale per i gestori dell’ex Ilva di Taranto”: interviene con queste parole anche il consigliere regionale del Partito Democratico, Michele Mazzarano, alla luce dell’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle che sopprime l’articolo 14 del Decreto Imprese in discussione al Senato, e cioè l’articolo che vorrebbe reintrodurre quell’odioso privilegio concesso dal governo precedente, che garantiva l’immunità penale a commissario e nuovo proprietario dello stabilimento siderurgico.
Abbiamo denunciato fin dal primo momento – aggiunge Mazzarano – come questo provvedimento apparisse irrispettoso della salute delle popolazioni e, nostro avviso, anticostituzionale. Ora, con un atto concreto, il Parlamento può mettere la parola fine su una vicenda tra le più controverse della storia industriale e giuridica del nostro Paese. Auspico che questa posizione possa essere condivisa dall’intera maggioranza che sostiene il nuovo governo, e che anzi ne possa caratterizzare l’azione per il futuro. I tarantini e l’intero territorio ionico – conclude Mazzarano – meritano una risposta definitiva su questa vicenda, considerata un ulteriore sopruso che si aggiunge ai danni ambientali e sanitari”.

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