Indotto ex Ilva, il problema è (da anni) strutturale

 

Due ore di riunione a Bari presso la Task Force senza soluzioni. Lunedì nuovo vertice in Prefettura: ma il licenziamento è molto vicino
pubblicato il 04 Ottobre 2019, 21:50
12 mins

Si è conclusa con un nulla di fatto, com’era prevedibile che fosse, la riunione della Task Force regionale sull’occupazione convocata quest’oggi a Bari per affrontare il tema della vertenza della ditta Castiglia dell’indotto dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal Italia.

L’ennesima doverosa premessa. La verità, questa sconosciuta

Ciò che dispiace è notare, per l’ennesima volta, come sia difficile, se non impossibile, in questa città dire la verità. In particolar modo sulle vicende che riguardano il siderurgico. Un retaggio che proviene evidentemente dal recente passato. Come non ricordare infatti, il totale silenzio della quasi totalità politica, dei sindacati, di parte della stampa e della città sui problemi legati al siderurgico sino al luglio 2012. Fa infatti quasi ‘tenerezza‘ notare la veemenza di quanti oggi si scagliano contro la multinazionale ArcelorMittal: ai tempi del gruppo Riva nessuno di loro si sarebbe mai sognato anche solo per scherzo di utilizzare certi toni. E questo non di certo perché si avesse chissà quale timore dei dirigenti del gruppo lumbard: semplicemente perché si era all’interno di un sistema ben determinato dove ognuno, chi più chi meno, aveva un ruolo che aveva tutto l’interesse a difendere e tutelare. La notte tra il 26 e il 27 luglio 2012, anche se tutti fingono ancora oggi di ignorarlo, è finito un mondo e chi ne faceva parte stava già ragionando sul come potesse salvarsi. Mentre chi ne stava fuori capì che quella era la grande occasione da non perdere per assurgere a personaggio a salvaguardia della città. 

Oggi, è un’altra epoca. Dove pur essendoci molta più consapevolezza sui problemi ambientali e sanitari, oltre che sulle condizioni degli impianti e quindi delle condizioni in cui operano ogni giorno migliaia di lavoratori, resta ahinoi una profonda ignoranza e incompetenza su una vicenda e in un momento storico in cui invece si avrebbe disperato bisogno di avere una classe politica, sindacale e imprenditoriale di tutt’altro livello (fatte le dovute e necessarie eccezioni ovviamente).

Dunque, come abbiamo già avuto modo di sottolineare non solo negli ultimi giorni ma da sempre, la verità resta un miraggio. E quindi tutti si guardano bene dal dire come stanno effettivamente le cose (anche se è giusto sottolineare come l’ultima nota della Fiom e di ArcelorMittal Italia finalmente gettano un pò di luce sulle troppe ombre che ancora oggi ricoprono quanto avviene nell’indotto Ilva, che già anni addietro definimmo per la sua complessità e opacità di gestione una vera e propria giungla).

Eppure la verità la conoscono tutti. Tutti sanno che in particolar modo negli ultimi anni, le ditte dell’indotto che oggi hanno abbandonato l’appalto, hanno ottenuto gli stessi a cifre economiche notevoli e molto vantaggiose: non è un caso se le nuove ditte subentranti, tra le varie motivazioni che hanno addotto nel non poter garantire la riassunzione di tutti i lavoratori alla stesse condizioni economiche, c’è quella che l’appalto assegnato loro è risultato ad un prezzo più basso rispetto a quello riconosciuto all’azienda uscente. Guarda caso.

E quelle stesse aziende che oggi si sono tirate fuori abbandonando al loro destino centinaia di lavoratori, sono le stesse che negli anni hanno messo in piedi un vero e proprio cartello per ottenere gli appalti lasciando alle altre ditte soltanto le bricilole ed a volte neppure quelle. Ed alcune di quelle che oggi stanno riassorbendo i lavoratori, in realtà non hanno rispettato le cifre previste in quanto al loro interno si trovano già a dover gestire degli esuberi.E quindi oggi ritrovarsi con i numeri è praticamente impossibile.

Così come tutti conoscono verità storiche, e scomode, che nessuno racconta. Non è un mistero infatti che molte ditte dell’indotto ex Ilva, soprattutto della provincia, hanno visto aumentare a dismisura le assunzioni al termine di campagne elettorali andate a buon fine con l’elezione di candidati amici nelle tornate di rinnovo dei vari Comuni. Così come non è un mistero che alcune ditte dell’indotto sono molto legate ad alcune sigle sindacali che hanno avuto una corsia preferenziale nel ‘gestire’ le assunzioni. Come non è un mistero che nel recente passato siano stati firmati accordi sindacali, tra alcune sigle e le stesse ditte dell’indotto che abbandonano l’appalto, a condizioni peggiorative per i lavoratori.

Come mai, ingenuamente ci chiediamo, tutti quelli che oggi parlano e ‘denunciano’ l’atteggiamento a loro dire scorretto di ArcelorMittal, tutte queste cose non le hanno denunciate negli anni e tacciono su tutte queste vicende scomode?

Ciò non toglie, ovviamente, che ArcelorMittal come stazione appaltante non abbia le sue responsabilità. Mittal è infatti direttamente responsabile degli operai assunti proprio perché stazione appaltante: quindi ha il dovere di garantire la tutela dei lavoratori qualora nel passaggio di un appalto non vengano rispettati tutti i criteri delle gare da lei stessa bandite. Ma da qui a dare tutte le colpe alla multinazionale appare quanto meno un grande paradosso, se non l’ennesimo atto di vigliaccheria di un’intera classe ‘dirigente’. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/27/indotto-ex-ilva-e-il-caos-tra-luci-e-ombre/)

Una riunione poco fruttuosa

Dopo oltre due ore di interventi vari, vista l’annunciata assenza di ArcelorMittal e di ben quattro ditte su cinque delle nuove subentrate negli appalti di pulizie industriali, civili, trasporti e servizi (era presente soltanto Alliance Green Service Italia, società dove ArcelorMittal è presente in joint venture, mentre erano assenti Ecologica spa, Evoluzione ecologica, Mad, Ags Italia e Sea), si è deciso di aggiornare la riunione della Task Force lunedì mattina alle ore 8,30 in Prefettura a Taranto, per cercare di trovare una soluzione sul filo di lana, visto che sempre lunedì alle 11,  scadranno i termini per trovare un accordo con la fine della procedura collettiva di licenziamento avviata dalla ditta Castiglia.

Presenti al vertice presso la task force il presidente della stessa guidata da Leo Caroli, oltre ai rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Usb, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Cosimo Borraccino, diversi consiglieri regionali ed esponenti del Comune di Massafra dove la Castiglia ha sede. Si ritroveranno come detto tutti lunedì mattina a Taranto, alla presenza del Prefetto che aveva già mostrato nei giorni scorsi ampia disponbilità a rivestire il ruolo di mediatore per trovare una soluzione. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/11/03/222ilva-mittal-cambia-la-grande-fabbrica/)

Il passaggio delicato nella gestione degli appalti

Come abbiamo già spiegato nei giorni scorsi, l’impresa Castiglia lunedì è uscita dagli appalti ArcelorMittal, cosa che ha comportato da parte dell’azienda, l’avvio di una procedura di licenziamento pendente per 201 addetti su un totale di 264. Ad essere ad un passo dal licenziamento, sono i lavoratori con contratto metalmeccanico sprovvisti di clausola sociale, a differenza di quelli impiegati con il contratto multiservizi pari a 65 unità. Le mediazioni con le nuove aziende nono sono andate a buon fine, con il 7 ottobre che segnerà il giorno di chiusura della procedura.

Le cinque nuove società (Alliance Green Service Italia, Ecologica spa, Evoluzione ecologica, Mad, Ags Italia e Sea) che dall’1 ottobre sono subentrate ad altre per gli appalti di pulizie industriali, civili, trasporti e servizi, hanno manifestato sin da subito l’intenzione di voler riassumere solo una parte del personale e a condizioni che i sindacati definiscono peggiorative. Questo perché verrebbe adottato automaticamente il cambio dei contratti da metalmeccanico a multiservizi, dove il primo ha condizioni salariali migliori del secondo ma come detto è sprovvisto della clausola sociale, che obbliga la ditta subentrante in un appalto ad assumere i lavoratori della ditta precedentemente operante. Inoltre, il contratto Multiservizi è molto più flessibile a differenza di quello Metalmeccanico, anche per quanto attiene ad esempio le ore settimanali di straordinario.

Inoltre, la ditta Ecologica pur non presentandosi all’incontro odierno, mantiene la sua proposta iniziale, ovvero l’assunzione di 82 lavoratori tra coloro che hanno il contratto da metalmeccanici e quelli che hanno il contratto multiservizi. Più specificatamente ha proposto la riassunzione dei 31 addetti inquadrati col contratto multiservizi mentre degli 82 col contratto dei metalmeccanici, ne prenderebbe soltanto 51 ma sempre con cambio contrattuale. Proposta bocciata dai sindacati.

A cui era piaciuta la proposta della Alliance Green Service, società dove ArcelorMittal è presente in joint venture. Rioccupare 39 lavoratori ex Castiglia secondo questo schema: 7 inquadrati col contratto di lavoro multiservizi, 2 a tempo determinato e 30 con contratto metalmeccanico. Per questi ultimi, inoltre, sarebbero state garantite le stesse condizioni salariali nonostantel’inquadramento col multiservizi. Ma questa proposta non è stata accettata dalle altre aziende.

La ditta Sea ha detto di non essere in condizione di assumere 30 lavoratori, ma si è detta disponibile a farsi carico di 7 lavoratori con contratto a termine e 3 a tempo indeterminato.

L’unica nota lieta è arrivata nei giorni scorsi per i lavoratori dell’indotto impiegati nel settore delle pulizie civili: per i quali è stato sottoscritto l’accordo presso l’Ufficio controversie della Regione Puglia-Provincia di Taranto, grazie al quale la Pellegrini SpA, aggiudicataria del servizio, si è impegnata all’assunzione di tutte le unità lavorative, oltre 300, impiegate nell’appalto. La ditta Pellegrini garantirà ai lavoratori le stesse condizioni economiche e giuridiche, salvaguardando non solo l’occupazione ma anche i redditi. E garantendo anche una chance occupazionale a tutti i lavoratori a tempo determinato impiegati nelle aziende uscenti e senza un contratto di lavoro dall’1 ottobre 2019.

Ma difficilmente questa volta si riuscirà a tutelare tutti i lavoratori. Staremo a vedere. 

(leggi qui per comprendere cosa sta accadendo nell’indotto dell’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/2019/08/20/governo-conte-si-dimette-taranto-e-ilva-in-attesa2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Indotto ex Ilva, il problema è (da anni) strutturale

  1. Giovanni

    Ottobre 5th, 2019

    Il 1999 col passaggio al gruppo Riva l’azienda Nuova Siet fu costretta dal gruppo Riva a lasciare l’appalto.

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