“Paisiello”: presto disponibile anche il terzo piano dell’ex convento San Michele

 

pubblicato il 03 Ottobre 2019, 20:31
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Dopo oltre vent’anni dal trasferimento delle attività didattiche nell’ex convento di San Michele, all’inizio di via Duomo, il conservatorio musicale “Giovanni Paisiello” potrà a breve disporre finalmente del terzo piano. Lo ha annunciato il presidente dell’istituto, prof. Domenico Rana.

Effettuato il restauro con fondi propri della scuola, si è solo in attesa del montaggio degli infissi. I nuovi locali ospiteranno la biblioteca e la sala per le esercitazioni dell’orchestra sinfonica composta da docenti e allievi, che potrà essere così messa in condizioni di esibirsi più frequentemente. Anzi, sarebbe proprio desiderio dell’istituto dar vita nella prossima primavera, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, a una serie di esibizioni domenicali delle formazioni strumentali del “Paisiello” sulla cassarmonica di piazza Garibaldi, nell’ambito di una serie di iniziative che comprendano anche l’utilizzo del teatro comunale Fusco.

Si avvia così a conclusione il lungo e complicato restauro dello storico edificio prospiciente le colonne doriche, avviato a metà degli anni Settanta dall’Amministrazione comunale e presto interrotto per problemi di vario genere. Verso la fine degli anni Novanta l’edificio passò all’Amministrazione provinciale, che lo destinò a sede dell’istituto musicale, ma senza mai intervenire per il completamento dei lavori. Inizialmente furono agibili ai fini delle attività didattiche le aule al piano sotterraneo, a pianoterra e al primo piano. Due anni fa, data l’avvenuta indisponibilità dell’altra sede in via Anfiteatro, a Palazzo d’Ayala,davanti al palazzo del governo, l’attuale consiglio di amministrazione del “Paisiello” provvide al ripristino dei locali al secondo piano, grazie alle somme rivenienti dalle iscrizioni. Così, dopo la riapertura del terzo piano, resta ora da restaurare la facciata su piazza Castello, ma il prof. Rana auspicherebbe che se ne facesse carico l’Amministrazione comunale, datone l’interesse pubblico più che didattico.

Si legge nel sito dell’istituto che il convento “fu eretto per volontà del nobile Gianbattista Protontino che con testamento datato 1649, lasciava erede sua sorella Laura, disponendo che se quest’ultima non avesse avuto eredi diretti, tutti i beni sarebbero stati devoluti alla costruzione di un monastero. Tale volontà fu confermata dalla sorella con un testamento datato 1686. La prima pietra per il nuovo edificio fu posta il 6 maggio del 1713 dal Vescovo G. B. Stella, sulla vecchia costruzione dei Protontini; i lavori furono eseguiti dal maestro Cataldo D’Eredità e, ben 50 anni dopo, esattamente il 13 giugno del 1763, entrarono nel convento 2 monache di Santa Chiara e 10 orfanelle alla presenza del Vescovo Mons. Saverio Mastrilli”. E ancora: “L’edificio, dopo la soppressione dell’attività monastica ad opera dei francesi, ha subito vari rimaneggiamenti, è stato destinato a varie funzioni (caserma dei Carabinieri, scuola, ufficio postale…) e, per molti anni, abbandonato totalmente, il che ha comportato varie dispersioni e danni: ambienti svuotati, pavimenti, infissi e solai divelti”.

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