Appalto ex Ilva, Fiom: “Arcelor, sì trasparenza e fine al dumping contrattuale”

 

Nota della segreteria provinciale Fiom Cgil Taranto compota da Giuseppe Romano, Francesco Brigati e Ferdinando Colopi
pubblicato il 02 Ottobre 2019, 16:48
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La straordinaria partecipazione dei lavoratori allo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm evidenzia una situazione di emergenza e preoccupazione rispetto al futuro occupazionale dei lavoratori dell’appalto di Arcelor Mittal“, si legge in una nota della segreteria provinciale Fiom Cgil Taranto compota da Giuseppe Romano, Francesco Brigati e Ferdinando Colopi.

Un grido di allarme lanciato per chiedere una fase di ascolto e di garanzie per tutti i lavoratori che in questi anni hanno accumulato un bagaglio professionale difficilmente sostituibile e che non possono subire un abbassamento dei diritti e del salario – prosegue la nota -. In questi anni il dumping contrattuale e il consequenziale cambio di contratto, favorito anche da USB, passato da metalmeccanico a multiservizi è stato una iattura per i lavoratori che ad oggi svolgono attività all’interno dello stabilimento siderurgico che nulla hanno a che vedere con il contratto multiservizi“.

In quella fabbrica un lavoratore delle pulizie industriali, dentro un ciclo produttivo complicato come il siderurgico, non può essere ricattato ed essere messo nelle condizione di non scegliere sul proprio futuro lavorativo – afferma la Fiom -. Arcelor Mittal passi dalle parole ai fatti e garantisca che, nel passaggio di appalto, vengano assorbiti tutti i lavoratori con i contratti nazionali con cui sono stati assunti e aprire una discussione sull’introduzione della clausola sociale attraverso l’istituzione di un bacino occupazionale“.

La Fiom Cgil “ha più volte richiesto ad Arcelor Mittal un incontro specifico sul tema degli appalti anche per avere una mappatura dettagliata delle aziende e dei lavoratori presenti all’interno dello stabilimento siderurgico – conclude la nota -. L’azienda deve necessariamente fare chiarezza quanto prima, infatti, le scelte strategiche e di cambiamento in corso sono evidentemente da attribuire alla stazione appaltante che non può stare a guardare senza definire regole ben precise. Il tempo è scaduto e se non arriveranno risposte certe continueremo con le mobilitazioni“.

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