L’Arsenale di Taranto è vivo ma va aiutato

 

Serve sblocco del turnover altrimenti nel 2024 si rischierà il collasso definitivo. Eppure il lavoro non manca e non mancherà in futuro
pubblicato il 02 Ottobre 2019, 18:43
9 mins

L’Arsenale della Marina Militare di Taranto, ha bisogno immediato di nuove assunzioni di personale civile. Altrimenti il rischio concreto è che “non potrà essere più garantito nell’Arsenale della Marina militare di Taranto, nel caso in cui la politica decidesse di non effettuare subito nuove assunzioni di personale civile, non il lavoro ma la capacità d’intervenire nelle manutenzioni alle unità navali di nuova generazione per mancanza di personale civile“. E’ l’ennesimo allarma lanciato dal coordinatore provinciale di Taranto della Flp Difesa, Pasquale Baldari.

Entro il 31 dicembre 2021 – aggiunge – mancheranno minimo 500 dipendenti civili rispetto a quelli previsti, senza contare i pensionamenti con la cosiddetta quota 100 oggi non quantificabili, tendendo sino al 31 dicembre 2024 ad avere una forza lavoro di personale civile che si ridurrà sino al 50%“. Secondo Baldari, “allo stato dell’arte, nonostante l’emergenza sia stata segnalata da più parti, come nel corso delle recenti audizioni parlamentari in Commissione Difesa del Senato, e da autorevoli rappresentanti della Marina e dell’Esercito, le decisioni governative prese nel corso degli anni sembrerebbero non cambiare rotta. Dal 2014 al 2018 vi sono state solo 120 assunzioni nel Ministero della Difesa a fronte di circa 2500 uscite“. La Flp Difesa ritiene “che oggi non siano più sostenibili persino le motivazioni (i vincoli imposti dalla Legge) addotte dal MEF e dalla Funzione pubblica per giustificare le mancate autorizzazioni ad assumere“.

Flp Difesa individua e propone possibili soluzioni. Eccone alcune: “Aumentare i numeri della dotazione organica del personale civile prevista per il 31.12.2024; Rivedere la rimodulazione dei capitoli di spesa (non è stato raggiunto l’obiettivo del 50-25-25) e ci ritroviamo ancora dopo 7 anni al 74% per la spesa del personale (di cui il 90% è per i militari), al 13% per le spese di esercizio ed al 13% per le spese d’investimento; Far ripartire a breve termine un piano straordinario di assunzioni per il personale civile della Difesa: 200 unità di 3^ area (120 Funzionari tecnici ed 80 Funzionari amministrativi) e 1227 unità di 2^ area (200 amministrativi e 1027 tecnici), quantificando la spesa a circa 49,7 milioni di euro di cui erano disponibili nel budget 2018 circa 33,3 milioni di euro; Avvio di un piano straordinario di formazione con le aziende costruttrici, con la riapertura delle ex Scuole Allievi operai, con la sinergia delle strutture istituzionali territoriali, utilizzando i fondi europei”.

I numeri dell’Arsenale di Taranto: attuali e futuri

Il problema è atavico e su queste colonne ne abbiamo scritto spesso. Attualmente, a fronte di una tabella organica prevista di 1396 unità, alla data del 13 settembre 2019, escludendo 251 di ex militari transitati all’impiego civile collocati in soprannumero dal novembre 2012 al 13 settembre 2019, risultano in forza 993 unità (fra l’altro con sbilanciamento fra profili tecnici ed amministrativi) presso l”Arsenal di Taranto. E la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente se a questi dati si vanno ad aggiungere i 123 pensionamenti già previsti per limiti di età negli ultimi mesi del 2019 sino a tutto l’anno 2021, e i pensionamenti per effetto della legge “quota 100”, al momento non ancora quantificabili. Secondo le previsioni, il rischio di collasso definitivo del sito, qualora non intervengano nuove assunzioni, potrebbe arrivare alla data del 31 dicembre 2024, se non prima.

Il MEF e la Funzione pubblica attualmente non autorizzano le assunzioni per la Difesa per i vincoli imposti dalla Legge 244/2012. I vincoli di riduzione di spesa a livello di bilancio nazionale e quelli già fissati dalla Legge, prevedono la progressiva riduzione di organico del personale civile della Difesa a 20mila unità complessive, da attuarsi entro il 2024, e sono alla base del blocco delle assunzioni. Per l’Arsenale MM di Taranto, che è ancora oggi lo stabilimento più grande della Marina Militare italiana, è previsto l’arrivo di non più di una ventina di tecnici. Troppo poco, ovviamente.

Al 31 gennaio 2019, l’Arsenale di Taranto conta 1.031 unità a Taranto, con una carenza rispetto agli organici vigenti, pari a circa il 35 per cento. La conseguenza è che entro il 2024, data entro la quale la legge 244/12 produrrà i suoi effetti definitivi, ci sarà il crollo della capacità operative e la paralisi degli enti dell’area industriale in assenza di provvedimenti correttivi.

In una recente audizione in Commissione Difesa, il comandante del Comando logistico della Marina militare, ammiraglio di squadra Eduardo Serra, ha confermato questi dati. Le stime al 2024 richiamate proprio dall’ammiraglio mostrano un decadimento quantitativo di forza lavoro rispetto agli organici previsti pari a circa il 59 per cento su Taranto.

Al contrario di questi dati, l’attualità più recente racconta di uno scenario presente molto diverso. L’Arsenale Militare di Taranto ha infatti raggiunto il record assoluto di tonnellaggio di lavoro nel 2019, con un traguardo di oltre 75.000 tonnellate, con un incremento del 50% previsto fino al 2022. Un’inversione di tendenza rispetto al passato, che ha ridato ossigeno a molte aziende locali e lavoro in un momento di grande crisi. Lo ha confermato recentemente l’attuale direttore, contrammiraglio Cristiano Nervi, subentrato nel settembre 2018. Paradossalmente i migliori risultati possibili si stanno ottenendo con la popolazione di lavoratori più anziana, un’età media pari a 54 anni su una platea di 1270 maestranze. L’indotto, per anni al minimo, è aumentato, con un ingresso giornaliero pari ad almeno 250/300 operai esterni e si è riqualificato grazie ai lavori speciali programmati sulla portaerei Cavour al bacino Ferrati, che ha occupato più di venti aziende.

Tanti i lavori effettuati e ancora da effettuare: c’è il sommergibile Gazzana, entreranno il rimorchiatore civile Punta Scutolo, il San Marco e le navi in dismissione, Euro e Aliseo, destinate ai bacini galleggianti, GO52 e GO53. Al GO52, sono stati fatti interventi manutentivi programmati in contemporanea alla motocisterna mercantile Solaria ed alla nave idrografica militare Galatea.

Anche il contrammiraglio Nervi però, sottolinea come in assenza del turnover, tutto questo rischia di fermarsi molto presto. Non è possiible infatti appaltare continuamente all’esterno lavori che si potrebbero fare con più manodopera assunta in Arsenale. In particolare nel campo delle lavorazioni più specialistiche, come ad esempio la manutenzione di cannoni, siluri, sistemi d’arma.

Occorrerà dunque attuare in tutto e per tutto il piano Brin, iniziato nel 2007 e prorogato dal 2016 al 2020: del finanziamento iniziale di 300 milioni di euro oggi risultano impegnati complessivamente fondi per circa 140 milioni, a cui si aggiungono 37 milioni stanziati nell’ambito del programma “Contratto Istituzionale di Sviluppo”. Sempre per l’Arsenale di Taranto, nell’ambito del CIS, è stato approvato il progetto di valorizzazione di alcune aree per uso espositivo e museale, dopo la sottoscrizione di un accordo tra i ministeri della Difesa e dei Beni e attività culturali indirizzato all’ottimizzazione turistica al quale la Difesa già collabora in maniera determinante aprendo alle visite il Castello Aragonese.

Occorre dunque un’azione importante da parte della politica, che entri in sinergia con i sndacati e le istituzioni locali, per difendere un patrimonio storico di maestranze e di storia del lavoro locale. 

(leggi tutti gli articoli sull’Arsenale https://www.corriereditaranto.it/?s=arsenale&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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