Incontro postumo con Gandhi

 

Il 2 ottobre del 1869 nasceva il Mahatma, in India, nella città di Porbandar
pubblicato il 27 Settembre 2019, 17:50
4 mins

Il 1. gennaio di ogni anno le Nazioni Unite celebrano la giornata mondiale della pace, in particolare questa giornata è dedicata a Ghandi il padre della nazione a 150 dalla nascita, il 2 ottobre 1869. In India la considerano giornata festiva e le scuole sono chiuse. Passavo un giorno per lo Stato del Gujarat affacciato a nord del Mar Arabico, nella città di Porbandar; vidi in una piazza un monumento ad un piccolo uomo, era la statua del Mahatma Ganhdi. Istintivamente mi fermai a riflettere, era di mattina presto, intorno a me quasi nessuno e un silenzio rispettoso creava un atmosfera di pace. Una parola preziosa che oggi fa fatica a imporsi tra gli uomini in questo pianeta in crisi di identità.

Pensavo a questa nazione e le sue contraddizioni; oltre un miliardo di persone vivono vite totalmente differenti, considerata la più grande democrazia della terra perché votano 900milioni di persone, ma di vera democrazia oggi è rimasto ben poco, il sistema delle caste pone l’India tra gli ultimi posti nei diritti umani. Una nazione molto lontana dalla filosofia del padre Gandhi, potenza nucleare ai piedi dell’Himalaya, ora lanciata a diventare potenza mondiale di prima grandezza nel nuovo ordine mondiale di questo millennio. Guardando la figura di piccolo uomo di aspetto molto dimesso ma con carattere determinato e forte, aveva resistito al colonialismo inglese portando la sua gente all’indipendenza nel 1947, una vita esemplare di modestia, paziente nel saper seguire la via della pace in un momento di caos politico alla fine della seconda guerra mondiale. Pensavo a cosa era rimasto del suo pensiero nel mondo di oggi, anche nell’India che lentamente cambia, ma dove le mucche rimangono sacre: se qualcuno le tratta male si becca 5 anni di prigione e quelle anziane che non danno più latte hanno diritto ad andare negli ospizi appositi mantenute dallo Stato o da benefattori, mentre per gli uomini non è cosi. Più del 60% segue la religione hinduista, che prende il nome dal grande fiume Indo, che divide due parti del mondo orientale, quelle popolazioni e lingue indocinesi e indoeuropee, una religione con una scalinata con quasi 4000 gradini dove in cima si trovano curiose statue di centinaia di divinità indù.

Le tracce più evidenti di Gandhi le trovate ad Ahmedabad, sei milioni di abitanti, capitale dell’industria tessile: qui egli lanciò la sua lotta per dare agli indiani l’indipendenza. Ricordo il gran caldo insopportabile, nel gran bazar con migliaia di persone in movimento, le donne avvolte nei bellissimi sari multicolori, aderenti al punto giusto, provocandomi una giusta attrazione contenuta, per le eleganti forme. Nel caos di questa città sono andato al centro studi gandhiani, frequentato da giovani indiani della nuova generazione, che ancora lo considerano un faro da seguire l’esempio di colui divenuto simbolo mondiale di pace e non violenza.

In questa città ho visto un mondo estremo, l’ortodossia vegetariana e il rispetto di tutto ciò che vive, dai lombrichi agli insetti ai microrganismi presenti all’aria. La sensazione che mi è rimasta è quella che Gandhi si allontana sempre più dal nostro pensiero, il piccolo uomo che non ha conosciuto la parola profitto, diventata nostro faro di direzione. Addio Gandhi, è sempre un piacere incontrarti…..

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