Ombre su Hong Kong

 

Le proteste nascono e continuano perchè poggiano su considerazioni di non facile lettura
pubblicato il 12 Settembre 2019, 11:08
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La governatrice Carrie Lam ha annunciato il ritiro della proposta di legge sull’estradizione che ha scatenato le ultime manifestazioni di hong kong. In Una conferenza stampa ha dichiarato che ci sono interferenze inutili da parte degli Usa e di alcuni Paesi europei. Il territorio di Hong Kong è costituito da una penisola ed oltre 200 fra isole ed isolotti nel Mar Cinese Meridionale. Nella città verticale vive quasi 1 milione e mezzo di persone, è uno dei centri finanziari tra i più importanti al mondo.

L’accusa di complotto che ha dato origine alle violente manifestazioni, che continuano da giorni, cambiando e aggiungendo rivendicazioni, è una tattica occidentale già vista, quando ero presente nel 1989 nei disordini di Pechino. E’ chiaro che si tenta di destabilizzare la Cina con misure sociali, finanziarie, economiche e di mercato. Vero è che i cinesi non rispettano le regole globali di mercato con prezzi minori dei prodotti, con lo zampino delle mafie delle triadi e anche la nuova Via della Seta non sarà di facile attuazione La concessione fatta dal Governo comunista di Pechino è importante e va incontro a quanto chiesto dai manifestanti, ma la decisione non risolve le cause più profonde del malessere, che per essere risolte necessitano di scelte politico-economiche coraggiose e ben calibrate da parte della Cina, dopo che ogni tentativo di sospendere la proposta è stato respinto con forza negli ultimi due mesi dagli autori della proteste. Si è deciso dunque di ritirarla, il che significa che, per essere eventualmente approvata in futuro, l’iter legislativo dovrà ripartire da capo. Ci sono due ragioni principali: una politica, l’altra economica, strettamente collegate tra loro.
Con questa mossa, Pechino ha inteso fare un primo passo nella direzione di una riconciliazione con gli abitanti dell’isola. Il motivo è che Hong Kong è oggi insostituibile per l’economia cinese. Si sente spesso parlare di progetti di sostituzione di Shanghai con Hong Kong, ma la verità è che, almeno adesso, quest’ultima ha due caratteristiche che nessuna piazza continentale ha: una moneta diversa da quella cinese e un cambio in conto capitale, che vuol dire che chiunque può investire nella sua borsa e ritirare i suoi soldi in qualsiasi momento lo desideri. Ciò rende ancora più delicata la situazione, perché oggi Hong Kong è l’unica, vera valvola di scambio con la Cina popolare. Senza l’isola, l’economia di Pechino perderebbe il più rilevante canale di comunicazione con i mercati e i capitali esteri. Forse per quanto riguarda le ultime proteste sì, ma lo scopriremo solo nei prossimi giorni. Perché, di fondo, le manifestazioni a Hong Kong, iniziate nel 2014, traggono motivazione da ragioni strutturali, risolvibili solo a medio- lungo termine.
Il mercato a Hong Kong è di fatto monopolizzato da gruppi stranieri miliardari che hanno buone relazioni con Pechino. Questi imprenditori minimizzano ogni possibilità di ricambio sociale dal punto vista economico. Il livello del costo della vita a Hong Kong, pur a fronte di stipendi elevati secondo i nostri canoni, è talmente alto che persone normali non possono sperare in aumenti salariali che bastino a raggiungere condizioni di vita dignitose.
A questo si aggiunge il fatto che non si è in democrazia, quindi viene soffocata anche ogni possibilità di migliorare la società sostenendo politiche migliorative. Si tratta in pratica di una società ferma. Si tratta di un percorso pieno di ostacoli se la Cina decidesse di rendere più aperto il mercato a Hong Kong, i miliardari che oggi sostengono il Partito Comunista potrebbero ripensarci. Paradossalmente è più semplice che si apra a forme di liberalizzazione politica, ma Pechino non vuole che l’isola diventi il trampolino di lancio di una rivoluzione nella Cina continentale, bisogna conciliare questa preoccupazione con i poteri economici e le ragioni dei manifestanti. Naturalmente è difficile farlo, bisognerà trovare delle soluzioni concrete, che necessitano una interlocuzione con tutte le parti in causa. La partita rimane aperta ma sempre più pericolosa e complessa, staremo a vedere.

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