Amarcord rossoblù: Gianni Carrieri e quelle inconfondibili radiocronache

 

Il decano dei giornalisti sportivi di Taranto racconta alcuni aneddoti legati alla sua carriera di radiocronista come quando entrò in campo in un derby tra Taranto e Bari per intervistare in diretta il bomber Vito Chimenti
pubblicato il 12 Settembre 2019, 16:08
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Non avrebbe sfigurato accanto agli inviati storici (Necco, Bubba, Vasino, Castellotti e Strippoli tanto per citarne qualcuno) del memorabile programma Rai che per primo faceva vedere i gol della serie A negli anni settanta ed ottanta. 90° minuto, condotta dall’indimenticato Paolo Valenti, aveva quel particolare modo di raccontare le partite che catturavano l’attenzione della gente. Ironia, equilibrio e competenza erano caratteristiche di quei giornalisti e che ritroviamo nel personaggio che vogliamo raccontare, la cui voce è diventata inconfondibile per quella caratteristica erre moscia che ne faceva un segno distintivo.

Gianni Carrieri, 77 anni, storico radiocronista che segue le sorti del Taranto da oltre quaranta anni, ha rischiato veramente di far parte della squadra di quel programma cult che era 90°minuto. “Ebbene si. E’ la prima volta, credo, che lo racconto pubblicamente. Durante una partita di Coppa Italia (7 settembre 1986, ndr), disputatasi al Flaminio di Roma tra Lazio e Taranto , fui avvicinato da uno dei responsabili della trasmissione e mi fu fatta una proposta ma non me la sono sentita di accettare, avrei dovuto trasferirmi di sede con tutta la mia famiglia e non se ne fece nulla“ , racconta con un velo di nostalgia il giornalista che ancora oggi per Teleregione cura i collegamenti dallo ‘Iacovone’ di Taranto.

E anzi di rivelazione ne fa un’altra: “Successivamente mi fu anche proposto di entrare a far parte della squadra di telecronisti di Tele +, l’antesignana di Sky. Fui avvicinato da un collega che ha fatto la sua bella carriera. Si tratta di Maurizio Compagnoni che quando l’ho conosciuto faceva parte del pool-radiotelevisivo che seguiva le squadre di serie B, lui si interessava della Sambenedettese”.

Ma come nasce questa passione per il calcio e per le radiocronache di uno che nella vita professionale ha fatto il bancario?

“La passione per il calcio me l’hanno trasferita i miei genitori che frequentavano il campo- come si diceva una volta-  e da bambino  ho assistito alle partite del Taranto, prima appunto al campo dell’Arsenale e poi al Valentino Mazzola. Ricordo a memoria le formazioni di allora, recitate come un Ave Maria, perché allora e sino a venti anni fa circa le formazioni titolari erano sempre composte dagli stessi giocatori. Erano i tempi di Manzella, Castellana, Malacari, tanto per citare qualche nome di gloriosi giocatori del Taranto tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta”.

Ricordi la tua prima radiocronaca?

“La mia prima radiocronaca, quasi mi vergogno a dirlo perché non c’era in campo il Taranto, fu un Cavese- Sampdoria 1-1, disputatasi in campo neutro a Taranto per la squalifica del terreno di gioco dei campani (27 settembre 1981, terza giornata del campionato di serie B, ndr). Il Taranto quel giorno giocava in trasferta a Latina e pareggiò uno a uno. In quell’occasione fui contattato da una emittente radiofonica di Genova che mi diede l’incarico di curare per loro la radiocronaca. Ricevetti molti complimenti e da allora ho continuato.Devo ringraziare Loris Pepe, un noto dj tarantino che all’epoca lavorava a Radio Taranto Centrale, perché lui , essendo cliente della banca dove prestavo servizio, mi chiese, ascoltando la mia voce, se ero interessato a fare radio.Poi passai a Radio Taranto, alternandomi con il compianto Marino Abbracciavento tra tribuna stampa e bordo campo, successivamente arrivarono i tempi di Publiradio Tmc.

Sono stato, tra l’altro, l’unico radiocronista tarantino a fare una radiocronaca di serie A, per due stagioni infatti ho seguito il Lecce per il gruppo Telenorba (primi anni duemila, ndc).”

Qual è stato Il giocatore più forte che hai potuto ammirare dopo l’inarrivabile Iacovone?

“Metto tre giocatori sullo stesso piano: Selvaggi, Maiellaro, De Vitis, tutti elementi offensivi che hanno fatto sognare il pubblico rossoblù per via di un gol o di un dribbling o di una giocata di fino”

Quali sono le partite più memorabili del Taranto alle quali hai assistito?

“Tutte quelle che ci hanno regalato le promozioni dalla C alla B ma da radiocronista me ne viene in mente una : derby Taranto – Bari – stagione 1983-84, vittoria per 2-1 del Taranto davanti ad oltre ventimila spettatori (https://www.youtube.com/watch?v=_tr-WyOOdi0 ). Come dicevo con Marino Abbracciavento ci alternavamo alla conduzione della radiocronaca. Quella domenica io ero a bordo campo con il mio bel apparecchio telefonico ed una prolunga di non so quanti metri. Praticamente, con le squadre nel tunnel che all’epoca era sotto la curva Sud, intervistai nell’ordine l’arbitro Frigerio di  Milano, il capitano del Taranto Di Giaimo e quello del Bari Lopez. Praticamente la partita non sarebbe cominciata se non avessi finito le mie interviste. All’epoca nessuno faceva una cosa del genere e non c’erano le regole che ci sono oggi. Fui l’antesignano dei bordocampisti. Al gol del 2-1 segnato proprio sotto la Curva Sud dal bomber rossoblù , Chimenti, entrai quasi in campo con tutta la prolunga telefonica per raccogliere le sensazioni a caldo, anzi a caldissimo, del nostro giocatore. All’epoca eravamo ascoltatissimi, c’era un grande riscontro di gradimento per quello che facevamo perché non avevamo concorrenti”.

Ricordi legati alle trasferte ce ne sono?

“Con Publiradio eravamo entrati nel pool delle radio che seguivano la serie B, ovunque ho riscontrato grande ospitalità, da Bologna a Genova a Udine, che ovviamente ricambiavamo ai colleghi quando venivano a Taranto. Mi vengono in mente due partite una di Coppa Italia nel 1990 (5 settembre, ndr) con la Juventus che segnò l’esordio assoluto della squadra bianconera al nuovo Stadio delle Alpi subito dopo i Mondiali di Italia 90. Terminò i 2-0 per la Juve, in campo c’era un certo Roberto Baggio. E poi come non ricordare quello scoppiettante e tennistico successo del Taranto per 6-4 sul campo della Triestina al vecchio stadio Grezar ( https://www.youtube.com/watch?v=svVXTh-eMcY ). Una partita memorabile. Nella Triestina, alla veneranda età di 39 anni giocava il barone Causio (39 anni). Una partita pirotecnica in cui accadeva qualcosa praticamente quasi ogni minuto”.

Visti gli ascolti altissimi che facevate, essendo gli unici a rendere questo servizio, avvertivi una certa responsabilità nei confronti degli sportivi rossoblù nel cercare raccontare nel migliore dei modi quello che accadeva ?

Certo, sentivo una grande responsabilità, cercavo di raccontare il vero nei minimi particolari, non solo quello che accadeva in campo ma anche intorno; facevo  in modo che potessero vedere con le orecchie ascoltando la mia voce. Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Ero, e sono, un tifoso del Taranto ma cercavo di mantenere equilibrio e imparzialità nelle mie radiocronache.”

Come vedi il Taranto quest’anno?

Lo vedo bene, è più forte dell’anno scorso, da tutti i punti di vista: qualitativo e quantitativo. Ragno è un ottimo allenatore, esperto della categoria. Le condizioni per vincere il campionato ci sono tutte ma il Taranto non gioca da solo e la concorrenza è agguerrita. Penso al Bitonto, al Foggia, al Cerignola e al Casarano ma sono fiducioso, questo è l’anno giusto per lasciarci alle spalle il campionato Dilettanti”.

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